G7+ contro BRICS+

di Guido Salerno Aletta

da https://www.teleborsa.it/

Dietro la guerra in Ucraina, Vecchi Debitori vs. Nuovi Produttori

L’intervento militare della Russia in Ucraina ha delineato una profonda divisione del mondo: da una parte c’è il Blocco dei “G7+”, i Grandi Debitori, dall’altra parte il Blocco dei “BRICS+”, i Nuovi Produttori.

La Cina ha vinto la ormai trentennale corsa alla globalizzazione dei mercati, iniziata nel 1991 con la dissoluzione dell’URSS.

Alla stessa maniera, la Germania guglielmina era uscita vittoriosa nella competizione della seconda rivoluzione industriale di fine Ottocento: il suo nuovo modello di crescita capitalistica, basato sulla protezione pubblica delle grandi concentrazioni oligopolistiche industriali e finanziarie, prevalse sul sistema di competizione tra imprese parcellizzate che in precedenza aveva consentito alla Gran Bretagna di prevalere a livello globale. 

Nonostante l’immenso impero coloniale, la Gran Bretagna vedeva progressivamente erosa la sua leadership, acquisita dopo le Guerre Napoleoniche. Londra ripiegò, dovendo mantenere costantemente sotto pressione l’India, il gioiello della Corona: per un verso ne drenava l’attivo commerciale, per reimpiegarlo come capitale finanziario attraverso la City, per l’altro la manteneva in uno stato di soggezione tecnologica, imponendole l’acquisto delle proprie merci che cominciavano a non essere più competitive sul restante mercato internazionale.

Sembra quasi che un paradigma analogo si ripeta, di questi tempi, nei rapporti tra gli Usa e la Unione europea: quest’ultima appare incapace di una crescita autonoma, sottratta al vincolo strategico dell’Alleanza Atlantica: la Russia deve rimanere il nemico esistenziale, la Cina l’avversario sistemico. Gli Usa sembrano a loro volta progressivamente incapaci di assorbire il surplus commerciale europeo e quindi la sua crescita per vie mercantilistiche, mentre hanno comunque bisogno di attirare i capitali europei per sostenere la finanza di Wall Street.

Se il ruolo dell’Unione europea rispetto agli Usa potrebbe essere paragonato a quello dell’India rispetto all’Impero Britannico, anche il ruolo della Cina odierna può essere paragonato a quello della Germania guglielmina.

E’ nei momenti di aspro conflitto che si rinserrano le Alleanze. E la guerra in corso in Ucraina sta consolidando il delinearsi di due Blocchi, di due “insiemi di Stati” che si fronteggiano. 

Da una parte ci sono le nazioni definibili come “G7+“, in cui al gruppo storico composto da Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia, Giappone, Canada ed Italia, si aggiungono tutti gli altri Paesi che insieme a loro hanno condannato con fermezza assoluta questa guerra, comminando sanzioni durissime nei confronti della Russia, che per ritorsione li ha definiti “Unfriendly Country“. 

Il Blocco “G7+” è composto da 48 Stati: oltre ai 27 Membri della Unione Europea, ci sono Albania, Andorra, Australia, Great Britain (incluso Jersey, Anguilla, British Virgin Islands e Gibilterra), Islanda, Canada, Liechtenstein, Micronesia, Monaco, New Zealand, Norvegia, Sud Korea, San Marino, Nord Macedonia, Singapore, USA, Taiwan, Ucraina, Montenegro, Svizzera e Giappone.

Nel 2021, il “G7+” ha avuto le seguenti caratteristiche:

  • PIL: 54.109 miliardi di dollari, di cui: 22.939 miliardi degli Usa, 17.078 miliardi della Ue, 5.103 del Giappone, 3.108 miliardi della Gran Bretagna, 1.824 miliardi della Sud Korea, 1.610 miliardi dell’Australia, 810 miliardi dell’Australia, 785 miliardi di Taiwan. Va sottolineato che, a differenza della Repubblica Popolare Cinese, Taiwan è stata inclusa dalla Russia tra gli Unfriendly Country.
  • Popolazione: 1 miliardo e 138 milioni di abitanti, di cui: 447 milioni nell’Unione Europea, 330 milioni negli Usa, 125 milioni in Giappone, 67 milioni in Gran Bretagna, 43 milioni in Ucraina.
  • Saldo commerciale: +151,4 miliardi di dollari, frutto della compensazione tra:

– i saldi negativi, principalmente degli Usa per -796 miliardi di dollari, della Gran Bretagna per -104 miliardi e della Francia per -49 miliardi;
– i saldi positivi, principalmente della Germania per +288 miliardi, del Giappone per +177 miliardi, della Sud Korea per +81 miliardi, della Olanda per +81 miliardi e della Italia per +79 miliardi di dollari.

  • Posizione Finanziaria Internazionale Netta Negativa: -6.834 miliardi di dollari, derivante dalla compensazione tra:

– i saldi negativi, principalmente quelli di -14.320 miliardi di dollari degli Usa, di –1096 miliardi della Spagna, di -802 miliardi della Gran Bretagna, di –889 miliardi della Francia, di –707 miliardi della Irlanda, di -664 miliardi della Australia, e di –255 miliardi della Polonia;
– i saldi attivi, principalmente quelli di + 3.376 miliardi del Giappone, di +3.056 miliardi della Germania, ai +477 miliardi della Sud Korea, di +1371 miliardi di Taiwan, di +1035 miliardi di Singapore, di +808 miliardi della Svizzera e di +40 miliardi dell’Italia. Eliminando gli attivi di Singapore, Svizzera e Taiwan, la posizione netta passiva del G7+ sprofonda alla vertiginosa cifra di -10.050 miliardi di dollari.

Il Blocco “BRICS+” si compone del Gruppo storico (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) cui si possono aggiungere gli altri principali Paesi che almeno finora si sono astenuti dal condividere le sanzioni applicate dal G7+ contro la Russia: si tratta dell’Argentina, dell’Egitto, dell’Iran, del Pakistan e della Turchia. In totale, sono dunque 10 Paesi.

Nel 2021, il “BRICS+” ha avuto le seguenti caratteristiche:

  • PIL: 28.267 miliardi di dollari (25.538 miliardi per i cinque Paesi BRICS), di cui 16.862 miliardi della Cina, 2.946 miliardi dell’India, 1.648 miliardi della Russia, 1.081 miliardi dell’Iran, 1.646 miliardi del Brasile, 796 miliardi della Turchia, 455 miliardi della Argentina, 415 miliardi del Sud Africa, 396 miliardi dell’Egitto.
  • Popolazione: 3 miliardi e 760 milioni di abitanti, di cui 1 miliardo e 418 milioni in Cina, 1 miliardo e 391 milioni in India, 212 milioni sia in Brasile che in Pakistan, 146 milioni in Russia, 102 milioni in Egitto, 84 milioni sia in Turchia che in Iran, 60 milioni in Sud Africa, 46 milioni in Argentina.
  • Saldo commerciale: +328 miliardi di dollari (+344 miliardi per i cinque Paesi BRICS), derivante dalla compensazione tra:

– i saldi attivi di +277 miliardi di dollari della Cina, +95 miliardi della Russia, +14 miliardi dell’Iran, +12 miliardi del Sud Africa, +4,5 miliardi dell’Argentina;
– i saldi passivi di -30,4 miliardi di dollari dell’India, -19,3 miliardi della Turchia, -15,4 miliardi dell’Egitto, -8,5 miliardi del Brasile.

  • Posizione Finanziaria Internazionale Netta Positiva: +1.378 miliardi di dollari (+1.856 miliardi per i cinque Paesi BRICS), derivante dalla compensazione tra:

– la posizione finanziaria netta attiva di +2.140 miliardi di dollari della Cina, +458 miliardi della Russia, +129 miliardi della Argentina e +97 miliardi del Sud Africa;
– la posizione finanziaria netta passiva di –460 miliardi del Brasile, -379 miliardi dell’India, -281 miliardi della Turchia, -210 miliardi dell’Egitto, -117 miliardi del Pakistan.

Al centro del Blocco G7+ ci sono gli Usa: il Paese che ha la popolazione più numerosa ed il prodotto più elevato, ma anche il maggior disavanzo commerciale e la peggiore situazione finanziaria internazionale passiva netta.

Al centro del Blocco BRICS+ c’è la Cina: il Paese che ha la popolazione più numerosa ed il prodotto più elevato, ma anche il maggior avanzo commerciale e la migliore situazione finanziaria internazionale attiva netta.

Dietro la guerra in Ucraina si intravvede lo scontro tra due Blocchi, il G7+ da una parte, il BRICS+ dall’altra. 

Se è vero che il “centro di un sistema imperiale” è rappresentato dal Paese che può assorbire più agevolmente il surplus dei Paesi Periferici, anche fabbricando nuova moneta, non c’è dubbio che gli Usa si trovino in maggior difficoltà rispetto alla Cina. 

Gli Usa devono già finanziare a debito il proprio disavanzo commerciale ed il passivo finanziario enorme già contratto finora sull’estero, e devono continuare a stampare dollari. La Cina, invece, ha un rilevante surplus commerciale annuale ed un consistente attivo finanziario da impiegare per la crescita dei Paesi periferici del BRICS+ e di altri Paesi.

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