Olandesi al voto, nessun patema per l’UE

da www.contropiano.org

belgio elezioniOggi gli olandesi votano per eleggere il parlamento dopo la caduta del governo. In pole position liberali e laburisti, pronti ad una ‘grande coalizione’ per applicare le politiche di rigore dell’UE. I sondaggi prevedono un calo dell’estrema destra e dei socialisti euroscettici.

Si sono aperti alle 7,30 di questa mattina i seggi in Olanda per le elezioni legislative anticipate che vedono testa-a-testa, secondo i sondaggi, i liberali del primo ministro uscente, Mark Rutte, e i laburisti dell’ex leader di Greenpeace Diederick Samsom. Due partiti profondamente europeisti che hanno già dichiarato la propria disponibilità ad applicare le politiche di austerità imposte dall’Unione Europea. 

Al voto sono chiamati oltre 12 milioni di elettori per rinnovare i 150 seggi della ‘camera bassa’. I risultati si avranno poco dopo le 21, orario di chiusura dei seggi, con i primi exit poll, Nelle scorse settimane i media di tutta Europa avevano lanciato l’allarme perché in alcuni sondaggi sembrava che i movimenti euroscettici di estrema destra e di sinistra fossero in ascesa. Ma i sondaggi più recenti hanno visto una normalizzazione del quadro politico, con un ridimensionamento delle previsioni in particolare per gli ex maoisti del Partito Socialista (quelli con il pomodoro rosso nel simbolo) che, al di là di alcuni toni critici nei confronti delle politiche di tagli allo stato sociale, hanno corretto il tiro nei confronti di euro e austerità. A leggere le interviste rilasciate dagli esponenti del partito si sono potuti cogliere toni di forte critica e di disinteresse per la sorte dei paesi dell’UE in difficoltà, i ‘Piigs’ per intenderci, descritti come spendaccioni e quindi responsabili in qualche modo della propria situazione.

Stando alle ultime previsioni, il voto odierno dovrebbe consegnare il governo ad una coalizione centrista che confermerebbe le politiche di austerità e i tagli di bilancio richiesti dall’Ue. I due principali rivali, in un dibattito televisivo che ha messo fine martedì sera alla campagna elettorale, hanno detto chiaramente che sono pronti un possibile patto post-voto, ricordando che l’Olanda è “un Paese di coalizioni”. 

In testa nei sondaggi c’è il Partito liberale (Vvd) del Primo ministro uscente Mark Rutte (31 seggi alle elezioni anticipate del 2010, accreditato di 35 in questa tornata), che punta a riportare il deficit pubblico sotto il 3% già dal 2013 (4,7% nel 2011), riducendo il budget per lo stato sociale, tagliando il numero dei funzionari, riducendo il contributo dei Paesi Bassi al budget dell’Ue e limitando l’accesso a sanità e servizi sociali pubblici per gli immigrati. Il Vvd si dice contrario ad un “super-Stato” europeo ma sostiene un rafforzamento dell’Unione economica. 

In seconda posizione dovrebbe piazzarsi il Partito laburista (Pvda, di centrosinistra, 30 seggi nel 2010), che afferma di voler rilanciare gli investimenti e finanziare programmi di sviluppo, aumentando le imposte sul reddito. Profondamente filo-Ue i laburisti sono favorevoli ad un aumento dell’integrazione europea anche se parlano di una democratizzazione delle istituzioni comunitarie. Puntano a riportare il bilancio dello Stato in equilibrio nel 2017 attraverso una politica di austerity meno spinta. 

In terza posizione è accreditato il Partito socialista (Sp, 15 seggi nel 2010) che da un passato di sinistra radicale e anticapitalista è approdato più recentemente a posizioni laburiste. L’Sp prevede investimenti di 3 miliardi di euro extra da parte del governo nel 2013 per rilanciare l’economia, ma punta comunque a riportare il deficit pubblico sotto il 3% nel 2015 e di non pagare una eventuale tassa di Bruxelles per il non rispetto del parto di stabilità. Intende inoltre subordinare all’approvazione di un referendum qualsiasi trasferimento di competenze a Bruxelles, tassare al 65% i redditi superiori ai 150.000 euro annui e vietare i bonus nel settore finanziario. 

In pole position il Partito per la libertà (Pvv, 24 seggi nel 2010) del leader di estrema destra Geert Wilders che ad aprile aveva provocato la caduta del governo che sosteneva alla Camera bassa, rifiutando di approvare il piano di rigore e di tagli imposti da Bruxelles. Il Pvv è l’unica forza politica di peso nel paese che vuole l’abbandono dell’euro e il ritorno al fiorino e si dice contrario ai programmi di aiuti ai paesi dell’UE in difficoltà. Ad una critica frontale contro l’UE il PVV associa toni aspri contro l’immigrazione e discorsi islamofobici.

Occorre capire se questa sera i liberali e i laburisti avranno seggi sufficienti a governare insieme, o se dovranno far ricorso a qualche partito minore per raggiungere la maggioranza in parlamento. Diversi partiti minori potrebbero fungere da “ago della bilancia”: i cristiano democratici (Cda, 21 deputati nel 2010), i centristi euroscettici del D66 (10 seggi nel 2010), gli ecologisti di centrosinistra (GroenLinks, 10 deputati nel 2010) e l’Unione cristiana (ChristenUnie, 5 deputati nel 2010).