No, la Grecia non è Cipro

Grecia-ed-euroRiceviamo da Nicolò Monti, della federazione di Roma del PCdI, e pubblichiamo come contributo alla discussione

“Spezzeremo le reni alla Grecia”. Questa frase antica e nefasta forse sta tornando altisonante nei pensieri di Mario Draghi nelle sue stanze della BCE a Francoforte. Che la vittoria di Tsipras avesse aperto un nuovo fronte di scontro economico e politico in Europa era pressoché noto a tutti, ma ben pochi possono prevedere i nuovi scenari che molto probabilmente si apriranno in la Grecia e non solo. Per fare un esempio e un confronto che ci aiuti a capire prendiamo l’isola di Cipro.

Tutti ricordiamo la sorte toccatagli nel 2013. La crisi finanziaria gravissima che colpì l’isola diventò un grande campo di sperimentazione delle misure di austerità per la troika. All’inizio il governo cipriota però si dimostrò titubante e poco propenso ad accettare senza riserve gli ordini della stessa, e per tutta risposta riceve la grande minaccia: se Cipro non accetterà le misure di austerità tutte le linee di credito verso l’isola saranno tagliate. Il governo cipriota accettò terrorizzato.

Il neo ministro delle finanze scelto da Alexis Tsipras, Yanis Varoufakis, marxista, ha già messo in chiaro che la Grecia non parlerà con la troika. Ed ecco pronta la stessa minaccia fatta a Cipro: i bond greci non sono più garanzia di liquidità. Secondo molti Tsipras è messo con la spalle al muro, ma non sembra affatto così.

Dopo la vittoria alle elezioni il neo presidente Tsipras organizza due incontri internazionali. Incontra per primi gli ambasciatori di Russia e Cina, invece del solito con quello degli Stati Uniti. Una mossa questa che apre nuovi possibili scenari per la Grecia. Russia e Cina rappresentano le due superpotenze militari (Russia) ed economiche (Cina) dei BRICS, il blocco militare ed economico che si contrappone agli USA e all’Europa formato oltre che dalle suddette, da India, Sud Africa e Brasile. Tutto questo porta ad una considerazione suggestiva e non improbabile: la Grecia potrebbe considerare i BRICS come alternativa all’Europa in caso di fallimento delle trattative e quindi dell’uscita dall’euro dell’isola ellenica.

Uno dei motivi che portano a questa considerazione è la sempre più forte alleanza economica tra questi paesi e la loro espansione commerciale. Non solo, i BRICS hanno cominciato da tempo assieme al CELAC in Sud America, la de-dollarizzazione nei scambi commerciali. Sostituendo il dollaro con lo yuan, il rublo e il real brasiliano. Un accordo economico di questo peso con forti investimenti in rubli e yuan tra Grecia e BRICS potrebbe attenuare il peso dell’uscita dalla moneta unica e dare alla stessa un mercato nella quale far ripartire la propria economia. D’altro canto Russia e Cina avrebbero in Europa un nuovo alleato strategico. La Russia per la situazione in Ucraina e la Cina per espandere la propria influenza nel continente.

Tsipras ha più volte detto che non è sua intenzione uscire dall’euro e dall’Europa, ma non vuole trovarsi impreparato in caso i rapporti con la troika diventassero impossibili. Vuole che il debito greco venga cancellato e fa leva per ottenere questo obbiettivo sulla cancellazione del debito di guerra da parte degli alleati alla Germania Ovest nel 1953 (l’URSS non cancellò mai il debito della DDR, che lo pagò fino all’ultimo centesimo) e non è improbabile che usi come arma per ammorbidire e impaurire la troika proprio i BRICS.

Dopo la grande minaccia della troika contro i bond greci Tsipras ha subito chiamato il suo alter ego russo Putin, una chiamata che porta con se un grande significato politico. Questo scenario per ovvi motivi non può svilupparsi in poco tempo, uno sconvolgimento tale degli equilibri in Europa va pensato e ripensato mille e mille volte ma bisogna essere preparati ad ogni evenienza. In questo momento bisogna dare massima fiducia a Tsipras e Varoufakis che in Grecia già stanno attuando misure che tendono la mano allo stremato popolo greco. Sono pragmatici, preparati e soprattutto marxisti. A differenza dell’impreparato governo cipriota hanno alternative e piani di rilancio della Grecia sia in caso di successo che di insuccesso. Un nuovo fronte è aperto e da esso passa il futuro della moneta unica e dell’Europa stessa. No, “cara” troika, la Grecia non è Cipro.

Nicolò Monti