No alla nuova offensiva federalista dell’Unione Europea!

di Pedro GuerreiroAvante | Traduzione a cura di Marx21.it

 

merkel sarkozy_grungeDi fronte alla crisi del capitalismo in continuo aggravamento e all’intensificazione delle contraddizioni che mette in evidenza, le grandi potenze dell’Unione Europea e i loro grandi gruppi finanziari ed economici, in particolare della Germania, cercano di trovare le “vie d’uscita” che meglio rispondano ai loro obiettivi, per fare fronte alle conseguenze della crisi, per salvaguardare al massimo i loro interessi e per utilizzare la crisi allo scopo di rafforzare gli strumenti del loro dominio economico e politico.

 

E’ in questo contesto che vanno inquadrate le intenzioni e i progetti, che sono stati largamente pubblicizzati e abbondantemente commentati, di modifica dei trattati dell’Unione Europea. E, poiché non poteva andare diversamente, invece di mettere in discussione le politiche che sono al cuore dell’integrazione capitalista europea – le stesse che sono all’origine dell’attuale situazione economica e sociale dell’insieme dei paesi dell’Unione Europea, e in particolare del Portogallo – si cerca in realtà di rafforzarle.

 

Infatti il grande capitale, in particolare quello tedesco, ritiene che sia venuto il tempo di lanciare un ulteriore significativo attacco alla sovranità nazionale (a ciò che “resta”…), cercando di assicurarsi il controllo della politica di bilancio degli stati della zona euro.

 

La sua ambizione non potrebbe essere più chiara: controllare totalmente la politica economica degli stati. La mancanza di rispetto nei confronti della sovranità del popolo portoghese (e per le istituzioni che ne dovrebbero garantire l’esercizio) assumerebbe una forma così brutale che ad esso non rimarrebbero apparentemente che “due” opzioni: eseguire le politiche indicate dall’Unione Europea (o meglio, dal suo direttorio tedesco-francese) o, davanti alle loro inevitabili conseguenze economiche, essere sanzionato e vedere messi in causa i propri diritti sovrani, restando alla mercé di non importa quale “pro-console” dell’Unione Europea. Le assurdità sono arrivate fino all’annuncio dell’intenzione di sospendere il diritto di voto di un paese relativamente alle decisioni che si vedrebbe costretto ad applicare – il che in pratica significherebbe l’imposizione della sospensione (espulsione) dei suoi diritti come membro della zona euro, continuando però ad essere obbligato all’esecuzione delle sue politiche.

 

Non essendo chiari i reali contorni, la portata, i tempi e la forma della concretizzazione del nuovo salto federalista in preparazione, salta agli occhi che ci troviamo di fronte a una gravissima e inaccettabile minaccia ai lavoratori e al popolo portoghese, che, in fondo, ha come obiettivo l’imposizione della perpetuazione delle politiche e dell’ingerenza dell’Unione Europea (e delle sue istituzioni), attualmente concretizzatesi nel patto di aggressione – che si istituzionalizza – e nella condanna del Paese alla dipendenza e al sottosviluppo.

 

Ciò che 26 anni di integrazione nella CEE/UE, la realtà attuale e il nuovo salto di qualità nell’integrazione capitalista ora annunciato dimostrano, è che la strada per la soluzione dei problemi del Paese e per la risposta ai bisogni dei lavoratori e del popolo portoghese non passerà attraverso la decisione di coloro che da sempre hanno diretto o si sono subordinati a tale “integrazione”, e neppure attraverso le istituzioni dominate da costoro (Commissione, Consiglio e Parlamento Europeo dell’Unione Europea).

 

Al contrario, la strada che si impone è quella della rottura con tale integrazione capitalista europea e il suo corso federalista, neoliberale e militarista sempre più esplicito. La strada dell’affermazione e del libero esercizio della sovranità nazionale e del recupero degli strumenti necessari alla realizzazione di una politica patriottica e di sinistra, il cui fondamento sarà lo sviluppo economico del Paese al servizio dei lavoratori e del popolo, in un quadro di cooperazione con tutti i popoli.