L’unificazione della Germania ed il futuro dell’Europa

di Francesco Maringiò

Recensione di Anschluss, l’ultimo libro dell’economista Vladimiro Giacché

In questo libro Vladimiro Giacché ripercorre tutta la storia della così detta unificazione tedesca, illuminando di luce diversa una vicenda storica, per anni raccontata attraverso letture apologetiche e funzionali ed un processo politico di cancellazione della RDT ed integrazione della stessa nel capitalismo tedesco occidentale. Ma nel raccontare nel dettaglio questa storia, il libro impone una riflessione critica ed una lettura diversa dei processi di integrazione europea. Un interessante contributo storiografico e di analisi dei processi politici dei giorni nostri.

«È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più (Morpheus in: Matrix, 1999, regia di Lana e Andy Wachowski).


Dovrebbe iniziare pressappoco in questo modo la premessa dell’ultima fatica di Vladimiro Giacché [Anschluss – L’Annessione, L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa; 2013, Imprimatur Editore, 304 pagg., 18 €] che ha, tra gli altri, il pregio di fare luce su una delle vicende più importanti della recente storia europea e sulla quale si è costruito ad hoc un mito ed una accurata narrazione, centrata sulla storia dell’unificazione della Germania, motore dell’unificazione del popolo tedesco e della fine della guerra fredda. La storia, in realtà, è andata molto diversamente e bisogna munirsi di deciso spirito critico per accettare una lettura non mainstream. Anschluss, esattamente come la pillola rossa che Morpheus porge a Neo, ci permette di vedere “quant’è profonda la tana del bianconiglio”.

Leggendo le pagine del libro, infatti, si viene letteralmente travolti da una valanga di dati, descrizioni di circostanze storiche e scelte politiche, di informazioni dettagliate su tutti gli aspetti peculiari del processo di unificazione/annessione della Repubblica Democratica Tedesca (RDT) dell’Est, alla Repubblica Federale (RFT). Ben presto ci si rende conto di come la costruzione mediatica di una Germania dell’Est ormai allo stremo, integrata nell’area valutaria della fiorente RFT come “regalo” da parte dei più ricchi e virtuosi tedeschi ai fratelli più sfortunati, non corrisponda a quanto realmente accaduto.

Per chi, come il sottoscritto, per motivi anagrafici, non ha vissuto quella fase storica con la piena consapevolezza politica di quanto stesse avvenendo, questo libro ha il merito illuminare di una luce diversa il mito “dell’unificazione” della Germania e della (ri)nascita della sua potenza economica. Scorrendo i fatti sapientemente annodati lungo le pagine del libro, crolla in un batter d’occhio l’immagine teutonica (e falsa) del mito dell’efficientismo e del rigore tedesco e del suo modello di capitalismo. La tesi di fondo di Anschluss è che il processo di unificazione della Germania sia stato in realtà una vera e propria annessione della parte orientale, dentro i confini geografici, giuridici, istituzionali ed economici della RFT. Da qui il titolo a forti tinte, che richiama l’annessione dell’Austria alla Germania hitleriana (anche se, ci ricorda l’autore, in quel caso all’Austria -diversamente da quanto poi avverrà alla RDT- fu permesso di conservare le sue leggi e la sua Costituzione, pur inserendovi le vergognose leggi razziali e poche altre norme).

Le tappe di questa annessione sono state principalmente tre: a) cessione della sovranità monetaria della RDT alla RFT; b) adeguamento delle strutture economiche della RDT alla Germania dell’Ovest; c) cessione della sovranità politica. Una poderosa cura da cavallo a base di privatizzazioni massicce di imprese pubbliche dell’Est, trasformazione di partite di giro contabili tra imprese pubbliche e Stato (RDT) in “debiti illegittimi”, caos giuridico, espropriazioni di beni ai danni di cittadini dell’Est,…

Come sempre le “politiche lacrime e sangue” vengono presentate come la medicina amara che aiuterà il moribondo a guarire. Ed anche in questo caso le pratiche di spoliazione industriale nei confronti dell’economia dell’Est vennero presentate come dolorose ma necessarie riforme per dinamizzare i Lander orientali atrofizzati da decenni di economia pianificata. A più di vent’anni di distanza è facile rendersi conto di come i fatti della vita reale siano andati diversamente dai proclami. La cura da cavallo nell’ex RDT ha comportato infatti: crollo vertiginoso del Pil e dell’export, deindustrializzazione, disoccupazione di massa (in Lander dove prima questa cosa era vietata in Costituzione) ed emigrazione verso l’Ovest, crescente denatalità. L’autore compie a riguardo un’analisi documentata e circoscritta (citando fonti prevalentemente in tedesco e quindi altrimenti di difficile accesso per il vasto pubblico italiano) di questi fenomeni che, come ci ricorda, hanno portato alla nascita di un vero e proprio Mezzogiorno nel cuore dell’Europa. Di converso, queste politiche hanno favorito un vero e proprio boom economico dei Lander occidentali, che hanno visto crescere la propria economia grazie all’esportazione massiccia di merci sul mercato orientale e l’acquisto di rami d’azienda, banche ed asset strategici per due soldi (non è un modo di dire: sono numerosi gli esempi di acquisti di intere aziende perfettamente sul mercato, al prezzo di 1 marco -cfr. pag.102). Questo effetto duale noi italiani lo dovremmo conoscere bene, vista l’esperienza dell’unificazione italiana dove sperimentammo per primi, sulla nostra pelle, gli effetti dell’unione monetaria che portò all’«aumento della divergenza tra le economie che sono entrate a farne parte: a scapito di qualcuno, e a vantaggio di qualcun altro» (p. 229). Una lezione, se guardiamo alla nascita dell’euro, evidentemente ancora non metabolizzata appieno.

Non deve stupire, pertanto, il risultato dei sondaggi condotti tra la popolazione dell’ex RDT sul loro passato: la maggioranza degli intervistati, infatti, si dichiara convinta che prima «si viveva bene», o addirittura «più felici e meglio che oggi, nella Germania unificata» (cfr. pag. 249 e seg.). Una consapevolezza matura, quindi, piuttosto che il frutto di una nascente “ostalgia”, visti i disastri vissuti in questi ultimi vent’anni.

Ma la distruzione sistematica della RDT non è avvenuta solo attraverso la demolizione della sua economia, quanto attraverso la liquidazione delle sue élites. Questo aspetto, minuziosamente affrontato per tutto il cap.5 è davvero inquietante: la sistematica estromissione dalla vita politica delle élites provenienti dall’Est è avvenuta con scrupolo e furore ideologico senza eguali. Se si estende il paragone (che è solo metodologico, non certo di equiparazione politica o di responsabilità) con l’atteggiamento avuto dalla RFT nei confronti degli ex-nazisti al termine della Guerra, si resta sgomenti. Il tentativo di espulsione dalla vita politica di funzionari e dirigenti dell’ex RDT fu fortissimo (non fu così coi gerarchi nazisti) e non da meno fu la persecuzione giudiziaria, come dimostra il fatto che «la durata della sospensione della prescrizione applicata ai cittadini della RDT fu 10 volte superiore rispetto a quella a suo tempo applicata ai nazisti» (pag. 157).

Ma tutto questo, ha a che vedere in qualche modo col processo in atto di integrazione europea? La risposta (affermativa) a questa domanda è tutta contenuta nell’ultimo capitolo, di cui consiglio fortemente la lettura, sia per le analisi contenute, che per le indicazioni di lavoro, che personalmente condivido.

Non affronterò questo temi nella recensione, invitando caldamente all’acquisto del libro e ad una sua attenta lettura, ma un’ultima considerazione mi pare importante. Dice l’autore: «il modello adottato oggi in Europa non è dissimile da quello adottato 20 anni fa nei confronti della Germania Est. Se nel 1990 Kohl e Schäuble chiedevano alla Germania Est la cessione unilaterale della sovranità politica e il conferimento del patrimonio pubblico alla Treuhandanstalt come pegno per il “dono” del marco, oggi Merkel e Schäuble chiedono ai Paesi europei in crisi la stessa cosa» (pag. 276).

Ragion per cui, aggiungo in conclusione, se la sinistra continentale non è capace di mettere in agenda una lotta contro questo modello di Europa, una difesa della sovranità nazionale e della sua capacità produttiva (proprio per non fare la fine della RDT) ed un piano alternativo di politica economica, di opposizione al modello mercantilistico tedesco oggi in auge, non solo si condanna alla sconfitta ed alla marginalità per una lunga fase, ma apre le porte all’aumento di consensi al populismo ed all’estrema destra.

Un film già visto all’indomani di un’altra grande crisi e che sarebbe meglio, per il bene dell’umanità, non rivedere mai più.