La visita di Tsipras a Mosca apre il vaso di Pandora nelle relazioni tra UE e Russia

russia europa bandieredi Pascal Delwit | da Sputnik News

Traduzione di Marx21.it

La visita del primo ministro greco Alexis Tsipras a Mosca potrebbe condurre a conseguenze imprevedibili per le relazioni di alcuni paesi europei con la Russia. Lo afferma il politologo belga e professore dell’Università Libera di Bruxelles, Pascal Delwit.

“La sfida per l’Unione Europea è che il vaso di Pandora non si apra troppo, perché non possiamo scartare nulla”, è quanto dichiara il politologo all’agenzia Sputnik Novosti, rispondendo a una domanda sulle possibili conseguenze per l’UE di un possibile avvicinamento tra Grecia e Russia.

Da un lato l’esperto ha segnalato che i negoziati tra Tsipras e le autorità russe avranno conseguenze limitate per la maggior parte dell’Europa, dal momento che “la Grecia si trova (…) alla periferia della presa di decisioni dell’Unione Europea e anche alla sua periferia geografica”.


Ma il paese ellenico, ha rilevato Delwit, “non è l’unico Stato (membro dell’UE) che pone domande circa l’atteggiamento nei confronti della Russia”.

Secondo il politologo, un caso interessante è quello dell’Ungheria (link), un paese che pure sta cercando di avvicinarsi alla Russia, mentre 20 anni fa “aveva la posizione più antisovietica e la più antirussa tra i paesi dell’Europa centrale e occidentale”.

Come esempio ha citato anche il caso della Bulgaria, che ha “relazioni storiche con la Russia”, e pure quello di certi Stati che “non si sa in che direzione possano andare”: Repubblica Ceca e Slovacchia.

Allo stesso tempo Delwit segnala che sussistono molti interrogativi sul futuro di due paesi del sud d’Europa come Spagna e Portogallo.

La Spagna è un “grande paese, dove c’è molta incertezza riguardo ai risultati elettorali; la sua situazione economica (…) non è molto buona”, ha affermato Delwit aggiungendo che anche la situazione del Portogallo è “molto difficile”.

L’Unione Europea deve affrontare il fatto che “ci troviamo di fronte ad una serie di paesi che contestano le sue decisioni, e che portano avanti elementi di politica estera che non si combinano con il cuore (dell’Unione Europea)”, ha concluso il politologo belga.

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