La lotta al fascismo in Europa

di Ângelo Alves | da www.avante.pt

antifascism-demonstration-in-athens 1737586Traduzione di Marx21.it

La stampa internazionale ha dato risalto ai risultati dell’estrema destra nel primo turno delle elezioni locali in Francia. Si suona il campanello d’allarme del “pericolo degli estremismi in Europa”. Importa pertanto sapere di quale realtà si sta parlando, quali le sue cause e come realmente combatterle.

La situazione in Francia non è un caso isolato. L’estrema destra è risorta elettoralmente in vari paesi dell’Unione Europea e incorporata in governi, aprendo la strada alla sua “istituzionalizzazione”. In Ungheria il “Jobbik”, molto organizzato e che terrorizza comunità come la tzigana o l’ebraica, emerge al terzo posto nei sondaggi per le elezioni del prossimo 6 aprile. In Finlandia i “Veri Finlandesi”, razzista e xenofobo, ha conseguito nel 2011, alle legislative, il 19% dei voti, terza forza più votata. In Grecia “Alba Dorata”, che con la complicità del governo è riuscita a mettere in piedi milizie contro i migranti e che sta dietro agli attacchi violenti contro militanti comunisti, ha ottenuto il 7% dei voti nelle elezioni del giugno 2012.


In Olanda il “Partito della Libertà”, xenofobo, populista e islamofobico, ha stretto un accordo di governo con la destra fino al 2012, elezioni in cui ha ottenuto il 15,4% dei voti. In Svezia – paese in cui solamente nel 2012 si sono registrati, secondo il Consiglio Nazionale Svedese per la Prevenzione del Crimine, 5.520 crimini di odio razziale – il partito “Democratici Svedesi” è al terzo posto nei sondaggi per le elezioni della fine di quest’anno con il 10,8% delle intenzioni di voto. In Danimarca il “Partito del Popolo”, che in cambio del suo sostegno parlamentare ai governi conservatori tra il 2001e il 2011 (compreso quello di Anders Rasmussen, attuale segretario generale della NATO) è riuscito a fare approvare una sua legge anti-immigrazione, è stato la terza forza più votata nelle elezioni locali del 2013, con il 10,1%. In Estonia, nel giugno 2013, il ministro della Difesa ha diffuso un messaggio di appoggio ai membri dell’organizzazione nazista “Alleanza dei Combattenti per la Libertà dell’Estonia” (che riunisce i “veterani” delle SS) in occasione della sua riunione del momento. In Lettonia, Lituania e Polonia i governi di questi paesi sono formati da forze o coalizioni che incorporano l’ideologia dell’estrema destra nel potere istituzionale. In Austria il “Partito della Libertà” ha raggiunto quasi il 21% nelle elezioni dell’anno scorso. Un partito che tra il 2000 e il 2005 è stato in coalizione di governo. Nel Regno Unito è dato ampio risalto nei media all’ “UKIP”, xenofobo e con un odio particolare verso i rom, che cresce nei sondaggi.

Questo è, in forma breve e incompleta, il quadro nell’UE. Ma più che esprimere preoccupazione è necessario identificare le cause e i responsabili. La politica dell’Unione Europea di regressione di civiltà con il suo tentativo di schiacciare la sovranità nazionale rappresenta la ragione di fondo, poiché racchiude in sé elementi reazionari dal punto di vista sociale, nazionalisti, perché di imposizione degli interessi di potenze su altri paesi, e xenofobi, come è ben evidente nel discorso esplicito o implicito della divisione dell’Europa tra il “Nord ricco, lavoratore e organizzato” e il “Sud povero, pigro e irresponsabile”. Ma occorre andare ancora più in là. Alcuni di coloro che come Hollande si appellano ora all’ “unione repubblicana”contro l’estrema destra sono gli stessi che appoggiano le forze naziste e fasciste in Ucraina, sono gli stessi che appoggiano la politica razzista di Israele e le forze reazionarie religiose in Siria. E questa riflessione ci conduce a due altre: la prima riguarda lo spostamento a destra dello spettro dei partiti in Europa. La destra difende ed esegue politiche sempre più di estrema destra e la socialdemocrazia segue a ruota perseguendo essenzialmente le stesse politiche, come è ben visibile in Francia e nella “santa alleanza” che determina il corso dell’UE. La seconda è che sono i partiti comunisti forti e ben radicati tra le masse – portatori di una reale alternativa di rottura con le politiche di destra e dell’UE e di una sperimentata politica e di un patrimonio di unità antifascista – e un movimento sindacale di classe e di massa, che possono di fatto sbarrare la strada al fascismo. E’ questa la nostra responsabilità storica.