Il voto sull’Ungheria

pe votodi Ângelo Alves, Commissione Politica del Partito Comunista Portoghese (PCP)

da avante.pt

Traduzione di Mauro Gemma per Marx21.it

Il voto sulla relazione del Parlamento europeo (PE) sull’Ungheria è stata un vergognosa ipocrita manovra per giustificare le responsabilità dell’Unione europea (UE) nel calpestare la democrazia e la sovranità e nella crescita del razzismo, della xenofobia e delle forze di destra. E ‘significativo che questa risoluzione sia apparsa in una sessione del PE in cui, nel discorso sullo “Stato dell’Unione’, il Presidente della Commissione Europea ha introdotto il concetto di “sovranità europea” (cioè, il trasferimento della sovranità nazionale a quella sovranazionale) sottolineando varie priorità, tra cui la militarizzazione dell’UE; la cosiddetta “politica estera”, che secondo Juncker deve operare “con una sola voce”;

l’area istituzionale, in cui si sostiene la fine della regola dell’unanimità in diverse campi, sopprimendo le voci dissenzienti; e le migrazioni, attraverso la difesa del “controllo delle frontiere esterne” (una politica criticata all’Ungheria nella suddetta risoluzione), l’immigrazione selettiva e l’accelerazione del ritorno e dell’espulsione di migranti, tra le tante altre gemme come la cosiddetta priorità dell’Africa, che altro non è che una rinnovata deriva colonialista; o la concezione dell’euro come “strumento della nuova sovranità europea”.

No! La risoluzione sull’Ungheria non è stata concepita per combattere l’estrema destra e le sue politiche, ma piuttosto per nutrire quelle derive per ciò che contengono contro la sovranità dei popoli. È il voto del PCP che combatte queste politiche nella loro essenza. Combattere l’estrema destra significa, ad esempio: combattere il regime fascista ucraino, sostenuto e finanziato dall’UE; combattere la politica della fortezza Europa, che richiede lo smantellamento dei campi profughi in Turchia che sono pagati dalla UE, la revoca della decisione di finanziare altri di questi campi nel continente africano e la fine della militarizzazione della questione migratoria; significa combattere le direttive e la legislazione comunitaria, sostenute anche da Orban e altri, volte a istituzionalizzare la precarietà, aumentare lo sfruttamento, tagliare i diritti sociali e del lavoro e privatizzare quasi tutte le sfere della vita sociale. Combattere Orban e altri significa respingere gli attacchi alla sovranità e al diritto allo sviluppo, come ha fatto la PCP che fu l’unico partito portoghese a votare contro il maledetto “prestito alla Grecia “e a rifiutare pressioni e ricatti dell’UEM. Condurre questa lotta significa essere costantemente contro l’aggressione imperialista contro la Libia e la Siria (tanto per fare due esempi), basata su bugie e diffusione di sentimenti xenofobi e razzisti.

L’obiettivo della risoluzione non era quello di combattere le politiche fasciste, antisociali e antidemocratiche di Orban, il cui partito è membro del Partito popolare europeo. Piuttosto, si inserisce in un contesto in cui vengono portati avanti tentativi per concentrare il potere politico nelle istituzioni sovranazionali dell’UE, per manipolare i giusti sentimenti di indignazione e preoccupazione nei confronti delle politiche di Orban, per cercare di gestire le contraddizioni nel processo stesso dell’integrazione capitalista e per assicurare il sostegno popolare all’idea che oltre ad imporre le politiche economiche e di bilancio come le conosciamo, l’UE e le sue istituzioni dominate dal direttorio delle potenze devono ora “sorvegliare” e imporre il proprio concetto di “democrazia”.

Il PCP, con coerenza e prontezza, difenderà sempre la democrazia e la libertà e continuerà in prima linea a lottare contro le politiche, le forze e le cause dell’estrema destra.