Il capitalismo è razzismo

capitalismodi Francesco Stilo, PRC Reggio Calabria

Riceviamo e pubblichiamo come contributo alla discussione

Le argomentazioni razziste riservate un tempo ai meridionali tornano oggi su scala europea, ed ecco che anche noi italiani da qualche anno veniamo dipinti come fannulloni, imbroglioni, corrotti, poco dediti al lavoro ecc.. Per bocca di diversi “analisti” e dirigenti europei (direttamente o indirettamente al soldo dei poteri forti), la crisi economica che investe i paesi del sud Europa in deficit, i cosiddetti PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), sarebbe frutto di un modo di “essere” caratteristico dei popoli latini e mediterranei. “Una delle numerose favole che ci vengono quotidianamente propinate è quella dei “porcellini” (i PIGS) che hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità e hanno fatto i furbetti con le regole stabilite in sede europea mettendo a rischio non solo se stessi ma anche la Ue e chiamando i paesi virtuosi, come la Germania, in eroico soccorso”(1). Sullo stesso tema, in ambito nazionale, vale la pena ricordare l’atteggiamento di diversi ministri dell’ex governo Monti, nato non a caso con lo scopo di rassicurare i mercati e la UE, e retto dagli apostoli bocconiani del liberismo; valga ad esempio il commento della signora Elsa Fornero rilasciato ad un gruppo di precarie in merito alla possibilità di introduzione del reddito di cittadinanza: “Non si può dare il salario minimo agli italiani, o si siederebbero a prendere il sole e mangiare pasta al pomodoro”(2).

Questo “sipario” serve a nascondere il vero motore dell’apparente efficienza tedesca, ovvero l’applicazione quasi ortodossa dell’ideologia liberista e lo strettissimo legame strategico con la potenza egemone (USA).

Attraverso questo tipo di premesse, proseguendo nel loro ragionamento, è facile giungere al passo successivo, è facile dedurre quindi che sarebbe non solo giusto ma addirittura auspicabile, concedere e riconoscere ruolo di leadership, politico e di indirizzo culturale, alla Germania (su scala europea) e agli USA (su scala mondiale).“Si può sperare che la Germania dimostri l’ambizione e la volontà per esercitare il proprio ruolo in un modo che sia all’altezza delle sfide che stanno di fronte all’Europa. Si può immaginare che il cancelliere Angela Merkel sviluppi il coraggio che fu proprio di Helmut Kohl”(3). E’ così che la tanto apprezzata Germania Federale, simbolo della vittoria sul socialismo, diventa cavallo di Troia contenente un complesso intreccio ideologico, politico, economico e culturale, che mira ad imporre su tutta l’Europa la più sfrenata ideologia liberista. Loro sarebbero paesi efficienti da cui prendere esempio, e noi fannulloni corrotti e colpevoli!

La debolezza di tali argomentazioni strumentali dimostra in maniera inequivocabile che il razzismo è insito nel capitalismo (4). Attraverso tale propaganda, che è solo un tassello tra gli altri, si cerca di convincere i popoli all’accettazione passiva degli eventi politici, si confonde strumentalmente il piano politico/economico con il piano culturale, si avvalora spudoratamente e apertamente una logica razzista; proprio la medesima logica che nel secolo scorso ha aperto la strada al nazismo, altro figlio del laissez-faire!

1. https://www.marx21.it/internazionale/europa/8165-lombra-del-iv-reich-litalia-tra-grande-germania-e-piccola-europa.html
2. http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_marzo_8/blitz-precari-ministero-lavoro-piano-fonerno-2003598133501.shtml
3. “L’egemonia riluttante della Germania, all’Europa manca un leader politico”, Levi Ricardo Franco, Corriere della Sera del 06/09/2014
4. Il razzismo, storicamente, come strumento di oppressione da parte del capitale, risulta particolarmente evidente nelle fasi economiche coloniali