Grecia

di Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese
da www.avante.pt | Traduzione di Marx21.it

greece elections victoryCome è stato, e bene, sottolineato, i risultati delle elezioni svoltesi in Grecia hanno espresso la chiara volontà di cambiamento del popolo greco, che respinge l’attuale corso di distruzione economica e sociale e condanna i responsabili di ciò: la Nuova Democrazia e il PASOK, ma anche altre forze politiche che, come DIMAR, hanno applicato e appoggiato i “programmi di aggiustamento” dell’Unione Europea e del FMI.

SYRIZA ottiene circa il 36% dei voti che – con il “bonus” di 50 deputati attribuito alla forza politica più votata – le ha permesso di conquistare 149 deputati (su 300), per poi fare un accordo con i Greci Indipendenti (ANEL) e garantire la maggioranza parlamentare e la formazione del governo. Il Partito Comunista di Grecia ottiene 15 deputati.

Naturalmente, la realizzazione di questa volontà di cambiamento pone l’esigenza della conseguente rottura con la politica che è stata imposta al popolo greco, il che inevitabilmente significherà la rottura con gli strumenti, i meccanismi e gli strumenti dell’Unione Europea dove questa stessa politica è definita e che sostengono la sua imposizione – come del resto le inammissibili minacce alla Grecia avanzate nel quadro dell’Unione Europea e dell’euro sono lì a dimostrare.

C’è da aspettarsi che la realizzazione di una politica che dia effettivamente risposta ai gravi problemi economici e sociali che colpiscono il popolo greco e che difenda i suoi interessi sarà un cammino che dovrà affrontare grandi sfide e che non sarà privo di difficoltà: tuttavia è l’unica strada che renderà possibile la realizzazione delle sue legittime aspirazioni.

Dopo avere suonato il campanello d’allarme, nell’Unione Europea (e nell’Eurogruppo), si stanno già mettendo in movimento le forze che, insistendo nel voler fare tabula rasa della volontà e della sovranità del popolo greco, cospirano per assicurare la continuazione della politica di impoverimento e di disastro economico e sociale in Grecia e, in tal modo, salvaguardare gli interessi del grande capitale e il dominio dell’Unione Europea.

E li vedi in coro lanciare, ora la minaccia, ora il “canto della sirena”, ponendosi un solo e medesimo obiettivo: piegare la volontà del popolo greco ai loro dettami (o reagire se così non dovesse accadere), facendone un esempio per gli altri popoli.

Al momento, nella consapevolezza delle difficoltà, ambiguità e contraddizioni, tutti gli sforzi dell’Unione Europea (e dell’Eurogruppo) paiono concentrati sul tentativo di ottenere l’ “accomodamento” del nuovo governo greco alle “regole”, “impegni” e “obblighi”, vale a dire, alle stesse politiche che hanno portato la Grecia al disastro e a una situazione di dipendenza di bilancio, monetaria ed economica – anche in una situazione in cui qualcosa cambi, per conservare l’essenziale.

Inoltre, si deve rilevare che, come la realtà dimostra nell’integrazione capitalista europea, la dipendenza economica è legata con la dipendenza politica. Ragion per cui, perché un popolo possa decidere liberamente delle sue scelte è condizione necessaria che sia rispettata e garantita la sua sovranità e indipendenza nazionale e che sia respinto qualsiasi tentativo di limitarle – in particolare nella componente economica.

Di fronte alla situazione che deriva dalle elezioni in Grecia, importanti questioni, pericoli e possibilità stanno di fronte al futuro immediato di questo paese. Come prima, sarà il popolo greco a conquistare con la sua lotta la strada che offrirà la risposta ai suoi bisogni e interessi e alla realizzazione delle sue legittime aspirazioni a una vita migliore, alla sua dignità e sovranità, prendendo nelle proprie mani la sua emancipazione.