Gioia, PIL e rivoluzione

da www.marcopassarella.it

Pubblichiamo come contributo alla discussione

Che il prodotto interno lordo (d’ora in poi PIL) sia un modo un po’ antiquato ed altamente discrezionale di misurare il flusso di ricchezza prodotto annualmente in un paese non è un segreto. Basti solo pensare al fatto che alcune grandezze vengono imputate al prezzo di mercato (quasi tutti i beni ed i servizi oggetto di transazioni private), altre al costo di produzione (i servizi offerti dal settore pubblico) ed altre, infine, non vengono computate affatto (per esempio, il lavoro domestico e di cura). revolutionSe poi siete proprietari di un’abitazione, allora il reddito presunto derivante da quel “servizio abitativo” finirà nel calcolo del PIL anche se voi non avete incassato (né pagato) un solo euro. Insomma, per la contabilità nazionale voi siete dei moderni “rentier” e non lo sapevate. Curioso, eh? Potremmo continuare con la rassegna di bizzarrie contabili, ma mi fermo qui. Tanto pare proprio che dovremo abbandonare il PIL – che ormai criticano un po’ tutti: ambientalisti, politici, religiosi, economisti eterodossi ed ortodossi – e basare le nostre discussioni macroeconomiche future su qualche altra grandezza, che so, su qualche indice di misurazione del benessere sociale o meglio della felicità. O magari su qualche indicatore ecologico. Del resto, tali strumenti si sono moltiplicati negli ultimi anni, attraendo finanziamenti cospicui. Non v’è organizzazione internazionale che non ne abbia messo a punto uno. Basta solo scegliere il migliore, o i migliori, e al diavolo il PIL, no?!

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