Brexit: importante vittoria

brexit leave votedi Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Come ha rilevato il PCP, la decisione del popolo britannico di uscire dall’Unione Europea, espressa nel risultato del referendum del 23 giugno, rappresenta un duro colpo al processo di integrazione capitalista europeo, tanto più perchè si tratta del Regno Unito, fino ad ora una delle grandi potenze dell’UE – un duro colpo, che continuerà ad avere molteplici repliche.

Un colpo politico perché – andando al cuore di ciò che l’Unione Europea teme – rappresenta una coraggiosa affermazione di sovranità davanti a un’immensa campagna di pressione, mistificazione e ricatto. Una feroce campagna che continua, che fa ricorso ora a ogni genere di epiteti negativi nei confronti degli “ingrati” lavoratori e popolo britannici e che li responsabilizza di tutti i mali del mondo compreso, sorprendentemente, l’aggravamento della crisi economica.

L’Unione Europea e tutti i suoi ferventi estimatori, dalla destra all’ “europeismo di sinistra” – ciascuno a modo suo, ma confluendo tutti sul medesimo obiettivo – cercano in tal modo di cancellare l’essenziale, vale a dire, che il risultato del referendum significa, innanzitutto, il rigetto delle politiche di sfruttamento, di precarietà, di impoverimento, di attacco ai diritti lavorativi e sociali, di distruzione economica, di mancanza di rispetto della sovranità nazionale che l’Unione Europea sostiene, promuove e rappresenta.

In precedenza come adesso, cercando di ridurre il voto del popolo britannico a una manifestazione di xenofobia, ciò che vogliono è salvaguardare le loro politiche di sfruttamento e oppressione, utilizzando e promuovendo l’estrema destra e attaccando e riducendo al silenzio tutti coloro che possono incarnare la reale alternativa a un’Unione Europea sempre più federalista, neoliberale e militarista. Ciò significa attaccare e ridurre al silenzio tutti coloro che, non consegnando all’estrema destra la strumentalizzazione di legittimi sentimenti nazionali di fronte all’oppressione nazionale, alzano la bandiera della difesa della sovranità nazionale, della giustizia e del progresso sociale, della pace. A tale proposito, si veda come il grande capitale agisce nel Regno Unito per evitare che si apra spazio politico all’affermazione e all’ampliamento della volontà di cambiamento della politica che si è espressa nel referendum.

E’ tanto il disorientamento di fronte a un risultato che si giudicava impensabile. C’è di tutto, dall’appello alla rivincita per evitare che altri popoli seguano tale esempio, al tentativo di contrastare il risultato del referendum, persino negandolo. Sono annunciate riunioni a due, a tre, a sei e fino a 27 (con l’esclusione del Regno Unito). Come al solito, il riflesso immediato è quello della vertigine federalista, della fuga davanti al risultato. Si sbagliano coloro che si aspettano una “svolta” nell’Unione Europea. Basta leggere la recente “dichiarazione” congiunta dei ministri degli Affari Esteri tedesco e francese o le decisioni del Consiglio Europeo per comprendere che sull’UE, sull’euro esiste un’unica direzione.

Nel frattempo, anche tra i suoi araldi, si alzano voci nell’UE che mettono in guardia di fronte alle conseguenze di nuove illusioni federaliste, con la coscienza che la contraddizione è davanti agli occhi e si fa sempre più sentire. L’insanabile contraddizione di un processo di integrazione che mira all’imposizione di istituzioni e norme sovranazionali – con la messa in discussione della sovranità nazionale – per consentire un maggiore dominio economico delle grandi potenze e dei gruppi economici e finanziari, e che è in conflitto aperto con gli interessi e i bisogni dei lavoratori e dei popoli dei loro diversi paesi.

Come ha affermato Álvaro Cunhal: “l’esperienza è indispensabile alla lotta di ogni popolo per assicurare la difesa dei propri interessi nazionali, del loro diritto a definire la propria politica, della loro indipendenza e sovranità nazionali”.