Battuta d’arresto della strategia espansionista dell’Unione Europea e della NATO a Vilnius

di Luis Carapinha | da www.avante.ptTraduzione di Marx21.it

Easternpartnership Vilnius 2013 iliustracnaE’ finito con un fiasco il Vertice di Vilnius della Partnership Orientale dell’UE del 28-29 novembre. Il no ucraino all’associazione con l’UE ha rovinato la festa con cui Bruxelles pretendeva di riscattare parzialmente la crisi in cui si trova immersa (gli accordi preliminari con Georgia e Moldavia servono solo da consolazione). E rappresenta un’innegabile battuta d’arresto per la strategia espansionista di UE e NATO sul fronte Est, che gli Stati Uniti avevano favorito e appoggiato dalla fine dell’URSS. E’ importante segnalarlo, nonostante tutta la precarietà che caratterizza la situazione in Ucraina.

Il rancore dei perdenti esibito da Durão, Rompuy e gli eurocrati di ogni tipo e grado ha dato rapidamente impulso a una violenta reazione nel centro di Kiev. Le manifestazioni di violenza ed estremismo nella capitale dell’Ucraina non rappresentano solo una sorta di prova generale dello scenario che si prepara per le prossime elezioni presidenziali del 2015.

Sono un inoccultabile tentativo di ripetere gli eventi del 2004 sulla Piazza dell’Indipendenza (nota anche come europiazza), sul copione di una “rivoluzione arancione – episodio 2”. Un tentativo di colpo di Stato che continua a svilupparsi attraverso la più spudorata ingerenza esterna. Si veda la partecipazione alle manifestazioni – prima e dopo il Vertice di Vilnius – di figure come il presidente del parlamento della Lituania e del leader della destra polacca più conservatrice, J. Kaczynski. Ma, questa volta, l’operazione potrebbe fallire.

Le pressioni dell’UE sul presidente ucraino al conclave della capitale lituana non sono cessate fino all’ultimo momento. Tra queste, il requisito richiesto della liberazione della ex primo ministro, Julia Timoshenko, nota come la “principessa del gas”. Tuttavia, Yanukovich ha mantenuto la parola data a Kiev il 21 novembre, quando è stata, sorprendentemente, annunciata la sospensione dei negoziati con l’UE.

Nella permanente trama politica ucraina, tutti i partiti dell’opposizione – eccetto il Partito Comunista di Ucraina – e lo stesso Partito delle Regioni al potere – forza politica legata a potenti interessi economici con la sede originale nella base industriale dell’Est del paese, con popolazione prevalentemente russofona -, non si stancano di proclamare fedeltà al “corso europeo”. Ma gli screditati partiti dell’ “arco governativo” a Kiev sanno bene che a Bruxelles nessuno conta sull’Ucraina, la cui economia – a proposito – è entrata in recessione. In pratica, l’attuazione delle quasi 900 pagine dell’accordo con l’UE, che hanno come elemento fondamentale la creazione di una zona di libero commercio, equivarrebbe alla capitolazione dell’Ucraina davanti alle imposizioni e al promemoria dei grandi gruppi economici dell’UE. Inoltre l’associazione all’UE sarebbe accompagnata da un nuovo prestito del FMI a Kiev, che avrebbe come contropartita l’aumento delle tariffe del gas, il congelamento dei salari, e il taglio delle spese sociali nel Bilancio dello Stato. Particolare su cui i grandi media preferiscono tacere.

La partita attorno all’Ucraina è molto alta. Dal punto di vista del sistema dominante degli USA “l’Ucraina sta affrontando oggi un periodo cruciale che può determinare la sua indipendenza e il suo orientamento internazionale per decenni, se non per secoli” (Ariel Cohen, 21.10.13, heritage.org). “Sottrarre l’Ucraina all’influenza russa” rimane l’obiettivo principale dell’imperialismo.

Giorni difficili continuano ad annunciarsi per i lavoratori e il popolo ucraini. Che richiedono la lotta organizzata e permanente in difesa dei loro diritti. Solo su questa strada sarà possibile salvaguardare la sovranità e il futuro di progresso e di pace, a cui aspira la grande maggioranza degli ucraini.