Riforma del mercato del lavoro: hanno ragione i “casseur”

da www.marcopassarella.it

Dopo l’Italia è il turno della Francia. Ecco in arrivo l’ennesima riforma del mercato del lavoro.

Le Figure A, B e C mostrano quello che di solito ci viene raccontato al proposito: maggiore flessibilità si traduce in maggiore occupazione (perché, data la domanda di lavoro delle imprese LD, la curva di offerta di lavoro LS in Figura C si sposta verso destra). Data la produttività del lavoro (il coefficiente a in Figura B), ciò aumenta l’offerta di beni (x in Figura A) e dunque il PIL reale, calmierando i prezzi (p). In termini formali, la curva di offerta aggregata (AS) si muove verso destra.

In questo schema il nesso causale va dal livello micro (il mercato del lavoro) a quello macro (il mercato dei beni finali).

I sindacati possono garantire un maggiore salario reale (w/p) ai lavoratori che un lavoro lo hanno già. Per contro, l’effetto netto dell’azione sindacale e dei sistemi di protezione dei lavoratori per la società nel suo insieme è negativo: un tasso di disoccupazione più elevato, prezzi più alti e una minore disponibilità di beni.

Che è poi la ragione per cui abbiamo bisogno di riforme del mercato del lavoro che ne aumentino la flessibilità, migliorando al contempo la situazione occupazionale, no?

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