La lezione greca, l’ignavia italiana, le parole di Caffè

3-percento-eudi Manfredi Alberti e Rigas Raftopoulos
da il manifesto, 20 novembre 2014

La «regola aurea» in base alla quale gli Stati appar­te­nenti all’Unione euro­pea non devono oltre­pas­sare il 3% nel rap­porto deficit/Pil non ha alcun fon­da­mento scien­ti­fico. Lo ha già dimo­strato nel 1998 Luigi Pasi­netti, in un arti­colo apparso sul Cam­bridge Jour­nal of Eco­no­mics.

Lo ha con­fes­sato di recente, molto can­di­da­mente, Guy Abeille, il fun­zio­na­rio fran­cese che inventò quel para­me­tro ai tempi di Mit­te­rand. La regola con­ta­bile che sta impic­cando molti paesi dell’eurozona fu sta­bi­lita in meno di un’ora e del tutto casual­mente, senza alcuna base teo­rica. Se ne dovrebbe discu­tere in ogni sede, e invece no, il silen­zio regna sovrano.

Il trat­tato di Maa­stri­cht con­ti­nua a con­di­zio­nare la poli­tica euro­pea, a tal punto da far sal­tare sistemi di wel­fare e man­dare in rovina intere eco­no­mie. Con esi­sti dram­ma­tici come nel caso della Gre­cia e pre­sto, forse, anche dell’Italia.

«Il re è nudo!». Tutti, però, con­ti­nuano a par­lare di quanto è bello il vestito dell’imperatore.

Nel caso della Gre­cia gli effetti deva­stanti delle poli­ti­che di auste­rità sono sotto gli occhi di tutti. I dati rac­colti dall’Unicef nel suo rap­porto su «a con­di­zione dei bam­bini in Gre­cia 2013» par­lano chiaro. Nel 2011 il 30% dei bam­bini greci era a rischio di esclu­sione sociale. Il rap­porto rivela inol­tre che l’aumento della delin­quenza gio­va­nile e il numero degli autori di reati di età tra i 9 e i 13 anni sono aumen­tati dal 2010 al 2011 rispet­ti­va­mente del 53,4% e del 58%. Le con­di­zioni sani­ta­rie dell’infanzia sono altret­tanto disastrose.

Si uni­scano a que­sti dati il tasso di disoc­cu­pa­zione gio­va­nile, più che rad­dop­piato dal 2009 a oggi e attual­mente pros­simo al 60%.

Un altro ele­mento viene spesso trascurato.

Il rigore impo­sto dai rap­pre­sen­tanti della Troika e dalla Ger­ma­nia ai cit­ta­dini greci sem­bra non voler fare i conti con la sto­ria, mal con­ci­lian­dosi con il man­cato risar­ci­mento di un debito poli­ti­ca­mente e moral­mente ben più pesante: il debito dei danni di guerra e di occu­pa­zione cau­sati dalla Ger­ma­nia alla Gre­cia nel periodo 1941–1944. Si trat­te­rebbe secondo alcune stime di una cifra non indif­fe­rente, attorno ai 162 miliardi di euro, che da sola copri­rebbe la mag­gior parte del debito della Gre­cia con la Troika. Come mai, in que­sto caso, non si pre­tende da Ber­lino lo stesso rigore impo­sto agli altri mem­bri dell’Ue?

Le domande senza rispo­sta sono tante, ma gli attuali respon­sa­bili della poli­tica eco­no­mica, in Ita­lia come nel resto d’Europa, non sem­brano voler dare spie­ga­zione del pro­prio operato.

Ne abbiamo avuto una con­ferma il 12 novem­bre all’università di Roma Tre, in occa­sione di un con­ve­gno per il cen­te­na­rio della nascita di Fede­rico Caffè, tenu­tosi nella ex-facoltà di eco­no­mia a lui intitolata.

Il pre­si­dente della Bce Mario Dra­ghi e il gover­na­tore di Ban­ki­ta­lia Igna­zio Visco, entrambi ospiti dell’Ateneo e allievi di Fede­rico Caffè, non hanno rispo­sto alla prin­ci­pale fra le domande: cosa c’entrano le attuali poli­ti­che dell’eurozona con la lezione di Caffè, soste­ni­tore della coo­pe­ra­zione inter­na­zio­nale e della giu­sti­zia sociale?

E per­ché gli allievi di un auten­tico rifor­mi­sta come Caffè non fanno sen­tire forte e chiara la pro­pria voce con­tro le ingiu­sti­zie che discen­dono dall’attuale ordi­na­mento europeo?

Di certo non ci saremmo mai aspet­tati che un ban­chiere come Visco, per di più allievo di Caffè, affer­masse che per la pro­gram­ma­zione dell’economia a fini sociali e per la piena occu­pa­zione «non ci sono i quattrini».