Il tapering, il debito degli Usa e le mosse della Cina

di Demostenes Floros | da temi.repubblica.it

A febbraio il prezzo del petrolio è aumentato costantemente: il Brent, in particolare, rispetto alla chiusura del mese precedente è cresciuto di oltre 5 dollari al barile [$/b] sfondando quota 110$/b (24 febbraio), per poi chiudere poco sotto i 109$/b.

Analogamente, il prezzo del Wti è lievitato di oltre 6$/b, mantenendosi al di sopra di 102$/b nel corso dell’ultima decade del mese. Nel contempo, il cambio euro/dollaro è passato da 1,35€/$ a 1,38€/$. Solitamente, se il costo del barile aumenta, il biglietto verde si deprezza in quanto si mantengono inalterati i margini di profitto di chi vende una merce negoziata in dollari. Secondo i dati forniti dall’International energy agency, nel corso di dicembre 2013 le scorte (offerta) dei paesi dell’Ocse sono diminuite di 56.8 milioni di barili: per trovare un calo più marcato bisogno risalire fino al IV° trimestre del 1999. Negli Stati Uniti le scorte sono invece aumentate: grazie al tight oil la produzione ha superato gli 8 milioni di b/d (il massimo da 26 anni) e le importazioni sono scese a 7,34 milioni di b/d (media mensile più bassa dal 1998).


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