Guerre guerreggiate e guerre tra capitali

di Demostenes Floros | da Limes

A febbraio, dopo sette mesi di continui ribassi, il prezzo del petrolio è aumentato. Più precisamente, il Brent, benchmark per l’Europa e l’Asia, è significativamente cresciuto, passando da 53,53 a 62,32 dollari al barile ($/b).

Il Wti, riferimento statunitense, è invece rimasto pressoché invariato pur in presenza di una marcata volatilità. I 48,42 $/b di inizio mese sono stati oltrepassati in chiusura (49,55 $/b) sulla scia dell’informazione relativa alla “riduzione del numero di trivelle attive negli Usa (oltre 1/3 in meno nel giro di 4 mesi)”.

Al contempo, il cambio euro/dollaro ha oscillato attorno a quota 1,12/14 €/$, per poi toccare 1,08 €/$ all’inizio di marzo (minimo da 11 anni) a dimostrazione di come il mercato dei cambi stia già scontando l’immissione di liquidità (Qe) da parte della Bce. Il rublo invece si è apprezzato sia nei confronti dell’euro sia del dollaro, a dimostrazione che le azioni messe in campo dal Cremlino per far fronte all’attacco valutario stanno ottenendo gli effetti auspicati.

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