Dipendenza energetica? Meglio dalla Russia che dagli Usa

di Demostenes Floros | da Limes

Nel giro di qualche anno, complice il Ttip, lo shale gas degli Stati Uniti potrebbe essere per l’Europa un’alternativa agli idrocarburi di Mosca. Con sommo beneficio di Washington, non certo del Vecchio Continente – tantomeno di Roma.

A marzo gli alti prezzi del petrolio sono lievemente calati: circa 2 dollari al barile ($/b) in meno rispetto alla chiusura di febbraio.

Il costo del barile permane comunque elevato: Brent e Wti quotano rispettivamente poco sotto i 108$/b ed i 102$/b, risentendo quindi delle fortissime tensioni internazionali.

Gli eventi in Ucraina rappresentano un vero e proprio conflitto geopolitico che ha come protagonisti gli Stati Uniti d’America da una parte e la Federazione Russa dall’altra. Tale scontro – che vede la presenza della Cina in appoggio alla Russia (non tragga in inganno l’astensione in sede Onu), seppur da una posizione più defilata – sta assumendo un carattere sempre più globale. Si manifesta infatti, politicamente e militarmente, in almeno tre distinti palcoscenici: l’Ucraina per l’appunto, la Siria e il Venezuela (con il tema del nucleare iraniano sullo sfondo).


CONTINUA A LEGGERE