Biden ha ragione nel valutare che la transizione sistemica globale è accelerata

di Andrew Korybko

da https://oneworld.press

Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha detto ai lavoratori di un impianto di produzione di Javelin in Alabama che “siamo in un punto di flessione della storia – si verifica ogni sei o otto generazioni – in cui le cose stanno cambiando così rapidamente che dobbiamo avere il controllo”. A suo merito, questa valutazione dell’accelerazione della transizione sistemica globale è corretta, così come la sua osservazione che lo stato attuale delle cose rappresenta un punto di svolta storico. Il problema è che ne ha travisato i dettagli e le dinamiche.

Secondo lui, la civiltà occidentale è minacciata dalle forze presumibilmente autocratiche di Russia e Cina, che stanno cercando di erodere la democrazia occidentale per motivi puramente ideologici. In risposta, ha suggerito che gli Stati Uniti rafforzino il loro cosiddetto “arsenale della democrazia”, che è solo il suo eufemismo per aumentare indefinitamente le spese tecnico-militari. Spera di convincere i lavoratori occidentali che questo migliorerà l’economia e che ogni sofferenza è per una causa più grande.

È per questo motivo che ha evocato il ricordo della Seconda Guerra Mondiale. Si è trattato di un tentativo di manipolazione per distorcere la percezione della direzione in cui gli strateghi statunitensi sperano di portarli, ossia nel vedere tutto come parte di una lotta esistenziale. Biden intendeva anche sottintendere che questa Terza Guerra Mondiale non dichiarata finirà anch’essa con la vittoria dell’America, anche se probabilmente dopo sacrifici massicci da parte del suo popolo e anche di quelli delle due Grandi Potenze multipolari contro cui sta conducendo la Guerra Ibrida.

Dal punto di vista ufficiale americano, la civiltà occidentale sta conducendo una guerra difensiva – e quindi legalmente e moralmente giustificata – contro le aggressioni immotivate portate avanti contro il proprio modello di governo da Russia e Cina. La realtà, tuttavia, è l’esatto contrario. Ciò che sta accadendo è che il declino egemonico degli Stati Uniti si è naturalmente accelerato nell’ultimo decennio e mezzo a causa delle politiche controproducenti attuate nell’ambito del loro grande obiettivo strategico di mantenere l’unipolarismo.

Dalla guerra all’Iraq, all’instabilità delle fondamenta finanziarie dell’economia globale fino ad allora guidata dagli Stati Uniti, passando per il contraccolpo causato dagli sforzi simultanei di “contenere” la Russia e la Cina dal 2014 in poi, la maggior parte delle principali mosse compiute dagli Stati Uniti dall’inizio del loro momento unipolare nel 1989-1991 non hanno sostenuto in modo duraturo i loro interessi autodefiniti. Al contrario, hanno solo accelerato il declino e quindi facilitato l’emergere di grandi potenze multipolari concorrenti.

Invece di assecondare pacificamente questa transizione sistemica globale verso il multipolarismo e di cercare responsabilmente di trovare un ruolo pragmatico per l’America all’interno di questo “nuovo ordine mondiale”, come lo ha descritto lo stesso Biden, i suoi strateghi si stanno opponendo aggressivamente a questi processi. A tal fine, stanno destabilizzando di proposito il mondo nella speranza che il caos che ne deriva possa essere incanalato in una direzione vantaggiosa che permetta, col tempo, la riaffermazione dell’egemonia americana.

A dire il vero, gli Stati Uniti sono già riusciti in modo sorprendente a controllare l’UE attraverso la NATO, con il pretesto antirusso, nell’arco di soli due mesi, dopo l’inizio dell’operazione militare speciale di Mosca in Ucraina. L’AUKUS dello scorso settembre è una forza indo-pacifica da tenere in considerazione, con la quale si prevede che il Giappone, alleato degli Stati Uniti, collaborerà strettamente.

Inoltre, da una prospettiva machiavellica, le crisi energetiche e alimentari globali di cui le sanzioni senza precedenti dell’Occidente guidate dagli Stati Uniti contro la Russia sono direttamente responsabili servono allo scopo di destabilizzare innumerevoli società in tutto il Sud del mondo. I movimenti di protesta potrebbero a loro volta essere dirottati in Rivoluzioni Colorate per rovesciare quei governi che praticano una politica di neutralità di principio nei confronti del conflitto ucraino e che finora hanno evitato di sanzionare la Russia.

È interessante notare come l’Asia meridionale sia improvvisamente emersa come uno dei principali campi di battaglia della Nuova Guerra Fredda, con India e Pakistan che stanno entrambi plasmando con forza i contorni di questa lotta globale. La prima rifiuta di sottomettersi alle pressioni occidentali guidate dagli Stati Uniti per prendere le distanze dalla Russia e di conseguenza è stata oggetto di attacchi infowar da parte dei suoi partner, mentre il secondo ha recentemente subito uno scandaloso cambio di governo che potrebbe portare a ricalibrare la sua politica estera, precedentemente orientata al multipolarismo, verso l’ordine occidentale guidato dagli Stati Uniti.

La scala globale, la portata e la velocità con cui si stanno svolgendo questi processi è davvero senza precedenti e dà quindi credito all’osservazione di Biden secondo cui rappresenta un punto di flessione che non si vedeva da 100-200 anni. In realtà, non si è mai verificato nulla di simile prima d’ora, perché le precedenti transizioni a cui si potrebbe paragonare quella attuale non si sono verificate nell’era globalizzata-tecnologica dei giorni nostri, che ha portato ad accelerare e comprimere questi cambiamenti di vasta portata.

Per quanto promettenti possano apparire le prospettive egemoniche degli Stati Uniti, esse sono ancora gravate da enormi rischi, come la mossa geoeconomico del Presidente Putin che, alla fine di marzo, ha richiesto il pagamento del gas in rubli da parte dei Paesi recentemente designati come non amici. Insieme alla possibilità che l’Arabia Saudita prenda in considerazione lo yuan come pagamento per il petrolio, creando così il cosiddetto “petroyuan”, questi sviluppi interconnessi energetico-finanziari potrebbero rivoluzionare l’economia globale.

Lo status del “petrodollaro” come valuta di riserva globale non è mai stato così minacciato, il che a sua volta significa che l’egemonia finanziaria degli Stati Uniti vacillaora più che mai. C’è anche il fatto che i Paesi del Sud globale stanno imparando a praticare politiche più efficaci di “sicurezza democratica”, che si riferiscono a tattiche e strategie di controguerra ibrida per garantire il “rafforzamento del regime” di fronte a minacce di regime change sostenute dall’estero, come quelle che gli Stati Uniti potrebbero presto scatenare in tutto il mondo.

La guerra per procura della NATO guidata dagli Stati Uniti contro la Russia attraverso l’Ucraina comporta quindi sia opportunità che ostacoli dal punto di vista della grande strategia americana. Da un lato, ha portato gli Stati Uniti a riaffermare con successo l’egemonia sui loro Stati vassalli asiatici ed europei e ha aperto nuovi scenari di guerra ibrida in tutto il Sud globale, ma ha anche creato l’opportunità senza precedenti per la Russia, la Cina e sempre più anche per l’India di sfidare congiuntamente la loro egemonia finanziaria precedentemente sicura.

Poiché uno dei fondamenti principali del modello egemonico globale dell’America è il controllo sul sistema finanziario, ciò significa che i loro piani sono minacciati come mai prima nella storia. Invece di dividere e governare l’Eurasia, gli Stati Uniti ne stanno accelerando la convergenza, esattamente come ha fatto la Russia con la difesa preventiva delle sue linee rosse di sicurezza nazionale in Ucraina nei confronti dell’Occidente. La dinamica più ampia in gioco è che le democrazie occidentali marittime si stanno unendo contro le democrazie continentali non occidentali.

Le regioni africane, latinoamericane e dell’Oceania del Sud globale diventeranno probabilmente un campo di battaglia sempre più intenso della guerra ibrida, poiché l’Occidente guidato dagli Stati Uniti cerca di destabilizzarle per tagliare fuori le Grandi Potenze eurasiatiche multipolari dalle opportunità economiche e dai partner politici (con la possibile eccezione dell’India, che potrebbe bilanciarsi tra i due “blocchi”). A sua volta, ciò renderà probabilmente necessario un maggiore impegno della Russia e della Cina in materia di “sicurezza democratica”.

In un certo senso, la guerra ibrida del terrore condotta dall’Occidente guidato dagli Stati Uniti contro l’Etiopia può essere vista come un possibile precursore di ciò che il resto del Sud globale potrebbe presto sperimentare. Questo leader multipolare del Corno d’Africa ha respinto con successo l’avanzata dei terroristi sostenuti dall’estero su Addis Abeba, ma a caro prezzo. Ha preservato la sua sovranità con il sostegno dei suoi partner multipolari eurasiatici, che lo aiuteranno anche a riabilitarsi dopo la fine definitiva del conflitto, che tuttavia resta uno dei peggiori degli ultimi anni.

Tutto ciò significa che la transizione sistemica globale diventerà con ogni probabilità molto più sanguinosa e caotica di quanto ci si aspettasse, mentre gli Stati Uniti destabilizzano aggressivamente il mondo nel disperato tentativo di ritardare il proprio declino egemonico e forse anche di riaffermare una parte della loro egemonia. Russia, Cina, India e i loro partner multipolari del Sud globale devono quindi prepararsi a questo scenario e prendere urgentemente in considerazione strumenti multilaterali per aiutarsi reciprocamente a superare queste crisi.

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