Sono arrivati 4 missili

di Evdokiya Sheremeteva
da littlehirosima.livejournal.com

Traduzione dal russo di Alena Afanasyeva per Marx21.it

Continuiamo a condividere le testimonianze di Evdokiya Sheremeteva sulla situazione umanitaria nel Donbass. Chi vuole contribuire alla raccolta dei fondi o aiutare Evdokiya la può contattare direttamente tramite il suo blog, la pagina Facebook o per l’email: [email protected] (si può scrivere in inglese).

post del 28 luglio 2015

– Poroshenko, vieni da noi, nel Donbass, passa un po’ di tempo nei sotterranei, come fanno i nostri figli.
Yurchenko Vera Artemovna, nata nel 1939.
L’11 agosto 2014 ha perso 2 figli di fronte alla propria casa a Pervomajsk.
Quasi tutti ricordano il momento preciso in cui è arrivato il missile.
– Li abbiamo sepolti vicino alla casa, insieme agli altri. Dopo, non uscivo più dal sotterraneo della scuola. Siamo usciti il quarantesimo giorno e siamo andati a pulire.
Non ho tempo di accendere la macchina fotografica. Vera Artemovna non smette di parlare.
– Dovevo togliere pezzi di cervello con le mie mani.
Le lacrime le scorrono copiosamente, e lei sempre cerca di asciugarle.
Zheka, il quale si occupa degli aiuti umanitari da tanto tempo e regolarmente, si è allontanato – non ce la fa a sentire.

Vera Artemovna mi porta all’ingresso del palazzo condominiale dove vive.
È tutto bucato dai missili. Sembra una casa fatta di cartone che si può rovinare con una penna. Sotto si vede una piccola porta con dei fiori.
– Sono stati uccisi proprio qui, all’ingresso. Qui stavano. Io porto sempre dei fiori freschi.
Vicino al palazzo ci sono delle aiuole con fiori di cui prende cura.

– 4 missili sono arrivati nel nostro palazzo…
L’angolo dell’edificio è completamente distrutto. Da cima a fondo c’è un buco enorme. E solo i resti della carta da parati che si vedono qua e là servono a ricordare a cosa serviva l’edificio.

– Andiamo, vi faccio vedere dove ci nascondevamo. E dove ci nasconderemo ancora… Se servirà…
Apro la porta e vedo il soffitto crollato e una piccola apertura. Qui passiamo, piegandoci in due.
– Vera Artemovna, andiamo, portiamo gli aiuti.
Non ho più le forze. Duro non è la parola giusta.
– Andiamo, vi faccio vedere dove vivevamo e dove stavamo durante i bombardamenti.

– Sapete, stava qui, all’ingresso, e faceva passare a tutti. Aspettava finché tutti non passassero. Qui è caduto… Oddio, che carogne… Anche io sono stata ferita. Ecco, vedete come succede. Sono nata prima di una guerra e finisco la vita durante un’altra…
Quando ha visto il pollo e il latte si è messa a piangere ed abbracciarmi.
-Vieni qua, figliola. Grazie, grazie a te.
E piange…

C’era un aeroporto
post del 28 luglio 2015

Non c’è più l’aeroporto.
Sono rimaste delle rovine. Assomigliano alle rovine antiche…

Quando eravamo qui d’inverno, c’erano ancora tanti carri armati e veicoli blindati bruciati. Adesso non ci sono più – tutti loro, come anche le tonnellate dei resti dei missili sono stati rottamati.

Camminare qui è spaventoso.
Sembra che da qualche parte sia rimasto ancora un missile che può esplodere.
Oppure l’asfalto può crollare sotto i tuoi piedi.
Resti di missili dappertutto. Dei Grad, delle mine, degli obici.
Con orrore noto che già inizio a capire la differenza…

E attorno, gli uccelli cantano i loro meravigliosi cinguettii.
Le cicale saltano e cantano.
Il mondo si è impazzito.

Vita senz’acqua
post del 3 agosto 2015

A Pervomajsk già da due mesi manca l’acqua.
Le forze armate ucraine hanno bloccato il rifornimento idrico della città. Gli acquaioli portano l’acqua nei cortili secondo un piano.
Il caldo nella città è insopportabile, tutto è fermo, aspettando la pioggia. È afoso, il sole brucia, non ci si può né lavare, né lavare i panni – niente.
La città è quieta, anche se a volte arrivano i missili.
– il 28 giugno uno è arrivato in cucina, proprio nel forno. Ho preso il bambino e ho corso nella camera da letto. Tutte le finestre nella casa si sono rotte.
– Un Grad?
– No, un carro armato.

Elena Bochurina è rimasta senza marito, è morto un anno fa di cancro.
La figlia maggiore Katia ha 23 anni, insegna canto. Il figlio minore, Ilja,  ha 2 anni e mezzo. È nato prima della guerra, quando lei non era più giovane.
Adesso sono rimasti senza uomo in casa.
– Non c’è nessuno per riparare il tetto.
– E voi continuate a cucinare qui?
– E dove? Qui teniamo anche l’acqua. Sapete che non c’è l’acqua in città?
– Lo sappiamo.
Barattoli, pentole, bottiglie, secchi – tutti i recipienti sono pieni d’acqua.
– Dove mettere  gli alimentari?
– In casa, promettono la pioggia.
La cucina si trova in un annesso. Questo ha salvato la vita della donna e del suo figlio.
– Il passeggino è rimasto in cucina. È pieno di chiodi, vetro, tegole… ma non fa niente. L’abbiamo pulito, riparato e usiamo di nuovo.

è arrivata la pioggia. Un forte acquazzone ha tolto la polvere, ha annaffiato giardini e gli orti.
Il caldo non è passato.
E nella cucina di Elena c’è un diluvio…

Altri resoconti dei viaggi di solidarietà nel Donbass in

https://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/25794-perche.html
https://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/25138-qce-gente-non-sparateq-una-testimonianza-dal-donbass.html
https://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/25316-un-altro-viaggio-nel-donbass.html
https://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/25509-e-un-obice-non-e-un-grad.html
https://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/25601-tra-rovine.html