Kiev: le milizie neonaziste diventano la ‘Guardia Nazionale’

di Marco Santopadre | da www.contropiano.org

milizie kiev guardianazionaleIn questi giorni i nuovi padroni di Kiev hanno preso atto del fatto che l’esercito del paese è letteralmente allo sbando e che assai in pochi sono quelli che hanno risposto alla chiamata alla mobilitazione del nuovo esecutivo filoccidentale. E non solo nelle regioni russofone dell’est dell’Ucraina, ma anche nelle regioni dove più forti e radicati sono i partiti che si sono impossessati del potere alla fine di febbraio attraverso un vero e proprio colpo di stato. Secondo lo stesso ministro della Difesa solo una minima parte degli effettivi delle forze armate del paese – decimate da migliaia di defezioni in Crimea e nel Donbass russo – di fatto solo 6 mila uomini, sono realmente in grado di combattere, e anche molti dei mezzi militari in possesso di Kiev sono in realtà inservibili.


I settori più estremisti della nuova maggioranza ne hanno quindi approfittato per portare a casa uno dei risultati perseguiti fin dalla vittoria della cosiddetta ‘rivoluzione’: legalizzare le squadracce paramilitari inquadrate nell’alleanza Pravyi Sektor o agli ordini dei capi del partito nazionalsocialista Svoboda. Che hanno dato un contributo rilevante alla destituzione del presidente Yanukovich, agli assalti alle sedi istituzionali e all’omicidio di avversari politici ed esponenti delle forze di sicurezza, e che ora vogliono qualcosa in cambio. 

Alcuni esponenti di punta di Pravyi Sektor sono già stati messi a capo delle forze di sicurezza, e quelli di Svoboda sono diventati addirittura ministri e vicepremier! Ma ora, sulla base di una proposta di legge presentata alcune settimane fa, migliaia di estremisti di destra e picchiatori potrebbero essere promossi al rango di poliziotti e militari, consegnando di fatto un enorme potere alle organizzazioni neofasciste e neonaziste.

Ieri infatti la Verkhovna Rada, il parlamento di Kiev ripulito da ogni opposizione, ha annunciato la costituzione della cosiddetta Guardia Nazionale Ucraina, un nuovo corpo di sicurezza militare che sarà formato da alcune decine di migliaia – c’è chi dice 20 mila, c’è chi spara 60 mila membri – di effettivi volontari, molti dei quali saranno presi dalle bande dei gruppi paramilitari di estrema destra e dalle cosiddette “autodifese di Maidan”, quelle che in questi giorni stanno seminando il terrore nelle varie regioni ma anche nella capitale Kiev. Secondo le dichiarazioni di Dmitri Yarosh, Pravyi Sektor e altre bande paramilitari potrebbero contare attualmente su 10 mila combattenti. Al loro fianco anche soldati e ufficiali di provata fedeltà al nuovo regime – e ovviamente alla Nato – oltre che a giovani graduati nelle Accademie militari del paese.

Secondo il capo del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa ucraino Andriy Parubiy – fondatore dell’allora Partito Social-Nazionale ora Svoboda – la nuova Guardia Nazionale “garantirà la sicurezza dello Stato, difenderà i confini ed eliminerà i gruppi terroristi”. Ma sono alcuni degli stessi deputati dei partiti di governo – in particolare di Patria – a denunciare le scorribande violente delle milizie di Maidan. 

L’altro ieri notte oltre venti uomini armati hanno assaltato e occupato nel centro della capitale la sede della UkrBusinessBank. Dopo aver attaccato la vigilanza, hanno occupato vari piani dell’edificio dichiarando che il loro intento non era rapinare l’istituto, ma “metterlo sotto tutela”. Solo alle quattro del mattino i capi delle Autodifese di Maidan hanno convinto i loro uomini a lasciare l’edificio. Gli autori del blitz sarebbero gli aderenti al gruppo dei Voiny Narnii, federato a Pravyi Sektor, tra quelli che ancora bivaccano in Piazza dell’Indipendenza. Contemporaneamente 4 uomini armati di kalashnikov e bottiglie molotov hanno intimato all’amministratore dell’hotel-ristorante Tripole, sempre a Kiev, di consegnare loro, in nome di una non meglio specificata “nazionalizzazione”, il complesso alberghiero.

Saranno questi banditi i prossimi tutori dell’ordine a Kiev, con il sostegno di Bruxelles e di Washington. C’è da preoccuparsi, e non poco…