Il ministro di fiducia dell’imperialismo

Natalie-jareskodi Zoltan Zigedymltoday.com

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il suo viso è sulla copertina di Bloomberg Businessweek (9-15 marzo 2015) accanto a un titolo drammatico: Putin contro il ragioniere. Il suo nome è Natalie Jaresko. E, se Brett Forrest di Bloomberg è da credere, questa persona, insieme ad alcuni suoi colleghi, tiene nelle sue mani il destino dell’Ucraina occidentale. Come ministro delle Finanze, deve trovare un modo per salvare un’economia che è in caduta libera.

Forrest dipinge un quadro lusinghiero ed accattivante di una grintosa emigrata determinata a salvare l’Ucraina dal disastro economico e dalle grinfie del malvagio Putin. La Jaresko viene presentata mentre visita le truppe ferite e ricoverate dopo gli scontri con i combattenti della resistenza in Ucraina orientale, oppure, come preferisce Forrest: mentre “consola i veterani convalescenti dopo le recenti battaglie contro le forze Russe ed i loro alleati nell’Est dell’Ucraina. «Quando sei stato al fronte?» chiede lei, spostandosi lentamente da stanza a stanza. «Come sei stato ferito?»”

Oltre a raccontare la mimica di Jaresko e l’ossequiosa ed opportunistica condiscendenza dei veterani, sbandierata in tutto il mondo dai politici occidentali, Forrest offre una calcolata adulazione del ministro che suscita domande e sospetti molto meno lodevoli.

Per essere una che tiene nelle proprie mani il destino dell’Ucraina, la Jaresko sembra essere una sorta di politico paracadutato e sconosciuto agli elettori. La sua nomina a guidare il ministero delle Finanze è giunta ancor prima che le fosse concessa la cittadinanza ucraina, un fatto che sarebbe curioso solo al di fuori di un governo in cui altri due membri non erano cittadini al momento della nomina: il suo omologo al Ministero dell’Economia e del Commercio, il lituano Aivaras Abromavicius, e il Ministro della Salute, il georgiano Alexander Kvitashvili. La Jaresko, una cittadina degli Stati Uniti, ha due anni per rinunciare alla sua cittadinanza statunitense. La neoministra, insieme ai suoi colleghi “importati” sono stati nominati dal Primo Ministro Arseniy Yatsunyuk, il famigerato “Yats” e caldeggiati dal chiassoso Assistente Segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici, Victoria Nuland.

Ovviamente, gli Stati Uniti e l’Unione europea dovuto agire in fretta dopo aver incoraggiato e sostenuto il colpo di stato che ha deposto il presidente eletto nel febbraio del 2014. Dovevano cercare al di fuori dell’Ucraina per trovare clienti affidabili al fine di  sostenere il barone delle caramelle eletto in tutta fretta, Petro Pershenko. La storia della goffa formazione del governo post-golpista con l’ingresso di  stranieri, carrieristi ed elementi della destra eversiva potrebbe essere un divertente episodio di House of Cards se i giornalisti occidentali avessero la spina dorsale di raccontarla.

Allora, cosa ha fatto la Jaresko per meritare una telefonata dalla Nuland? E da Pershenko?

Le sue credenziali iniziano con un master alla Kennedy School ad Harvard, un campo di addestramento per coloro che vengono destinati al compito di veicolare il messaggio della classe dirigente degli Stati Uniti ad amici e nemici. Porte immediatamente aperte alla divisione del Dipartimento di Stato per gli affari sovietici. Ha rapportato il suo lavoro presso il Dipartimento di Stato con tutte le grandi organizzazioni professionali ed economiche nazionali ed internazionali. Quando l’Ucraina ha lasciato l’Unione Sovietica, la Jaresko era perfettamente adatta ad operare per conto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti presso l’Ambasciata americana appena insediata. Il suo incarico – capo della sezione economica – è un incarico di fiducia di quelli sempre utilizzati per la stretta colaborazione con i servizi segreti.

Il neoministro ha sfruttato questa esperienza nella creazione di un canale di “investimenti” per gli affari Ucraini, finanziato dall’ USAID, un altro incarico di stretta fiducia e spesso associato in molti paesi all’influenza commerciale americana.

Una documentazione del modesto capitale di avviamento veicolato dall’USAID – 150 milioni di dollari – può essere trovata qui (http://johnhelmer.net/?p=12317 ). Ci si aspetterebbe che una trentenne a cui venga affidato questo compito, abbia sicuramente goduto della fiducia degli alti funzionari governativi stautinitensi.

La sua impresa del 1995 è stata assorbita da una nuova società finanziaria, la Horizon Capital, che la medesima Jaresko ha fondato nel 2006. Il giornalista John Helmer documenta le consistenti perdite di Horizon Capital nel suo dettagliato articolo apparso su “Dances with Bears” (3/12/2014). Nonostante abbia totalizzato solo due anni di modesti guadagni in un decennio, sia Bloomberg che Forbes lodano il successo di Horizon Capital.

Helmer scopre anche le ricadute del divorzio della Jaresko dal coniuge e socio in affari. Il suo ex marito, Ihor Figlus, l’ha accusata di avergli appioppato dei debiti derivanti da prestiti “impropri”. Il loro rapporto conflittuale continua. Helmer commenta: “Non è stato eccezionale per i coniugi americani entrare nel business della gestione dei risparmi nella ex Unione Sovietica, e fare profitti sottoscritti dal governo degli Stati Uniti con le informazioni raccolte grazie ai loro incarichi e contatti nel governo statunitense. Per loro è eccezionale inciampare portando via il bottino”.

Lo stesso responsabile della Jaresko per la selezione del personale è eloquente: ” …. rappresentanti di un’impresa di “cacciatori di teste” (selezionatori del personale n.d.t.) incaricata dal governo, partner della WE, hanno incontrato la Jaresko negli uffici della Horizon Capital. Hanno discusso le candidature per diversi incarichi governativi prima di chiederle se avrebbe voluto accettare essa stessa l’incarico…” (Bloomberg Businessweek)

Mentre alcuni possono trovare strano che un Stato indipendente e sovrano possa incaricare un’impresa di selezione del personale con base negli USA (capogruppo Korn Ferry) per assegnare gli incarichi politici di vertice, la Jaresko spiega: “Ho pensato che il presidente ed il primo ministro volessero che portassi loro il bagaglio della mia esperienza”

In una settimana la sua candidatura è stata esaminata ed approvata.
Prendendo d’anticipo lo scetticismo, il giornalista di Bloomberg, Brett Forrest, rileva che “la nomina di Jaresko … fornisce benzina per i teorici del complotto…”
Certamente.

Continuano i suoi apologeti: “Indipendentemente dalla loro origine, questi ministri – e i numerosi polacchi, tedeschi, canadesi ed altri stranieri inclusi negli incarichi governativi di media importanza – stanno remando allo stesso armo”. Forrest si unisce a quella compagine di giornalisti e commentatori occidentali che non trovano alcuna contraddizione in un governo rabbiosamente nazionalista composto da membri stranieri.

Nonostante il generoso aiuto degli Stati Uniti, dell’Unione europea e del FMI, l’Ucraina ha subito una perdita del 21% della produzione industriale, un calo del 69% della sua valuta nei confronti del dollaro e un calo del 6,9% del PIL nell’ultimo anno.

Le stime del debito ucraino si attestano sino alla cifra di 40 miliardi di dollari. Recentemente, la Jaresko ha annunciato che gli investitori dovranno aspettarsi un “taglio” che ” … probabilmente comporterà una combinazione di proroghe di scadenza, riduzioni dell’incasso di cedole e riduzioni tout-court del capitale”

Confrontate come è stato raccontato il presente annucio in giornali come il Financial Times o il Wall Street Journal con la risposta isterica dei media alla minima traccia di una possibile riduzione del debito sovrano greco. E’ chiaro che vendere la propria sovranità all’imperialismo assumendo il ruolo di suo fiduciario fa guadagnare una generosa rimessione del debito.

Nonostante le infantili storielle dei media sulla lotta dell’Ucraina per difendere la democrazia, i fatti smentiscono questo favoleggiare. Dietro la cortina dell’inganno e della mistificazione, sta un eterogeneo gruppo di funzionari corrotti, oligarchi, agenti stranieri e neonazisti. Ma non l’avremmo mai saputo dai media occidentali.