Venezuela. Il trionfo di Chàvez nell’ombra di Bolivàr

di Daniele Cardetta | da tribunodelpopolo.com

chavez vittoriaAlla fine Hugo Chavez, presidente in carica del Venezuela, si è aggiudicato le elezioni presidenziali battendo il suo rivale Henrique Capriles con il 54,2% dei voti contro il 45%. Si tratta del quarto mandato per il Presidente, che ora, come promesso, dovrà portare il Paese sudamericano verso il socialismo.

Alla fine Chàvez ha vinto, più forte del tumore che qualche mese fa sembrava averlo messo fuori dai giochi, più forte degli Stati Uniti che si sa, farebbero carte false per eliminarlo con un tratto di penna dalla storia recente del Sudamerica. Non era scontata questa volta la vittoria di Chàvez, nonostante i media del mainstream abbiano cominciato, come al solito, il bombardamento contro il suo governo. E’ guarito da un tumore Chàvez, facendosi a curare a Cuba, la Cuba di Fidel Castro, suo grandissimo amico, paese con il quale Caracas ha un legame privilegiato e particolare ispirato a una vicinanza politica e quasi a una simpatia naturale e istintiva.

Questa volta però l’avversario di Chàvez, Henrique Capriles, non era solamente una comparsa, Capriles a battere Chàvez ci ha provato per davvero, e magari poteva anche riuscirci. Capriles si è però dovuto arrendere di fronte alla popolarità del suo rivale, e si è dovuto accontentare di un lusinghiero 45%, equivalente a 6 milioni e 200.000 voti, tanti, ma non abbastanza. Chàvez ha preso circa un milione di voti in più del suo rivale, aggiudicandosi così una vittoria indiscutibile, e ora dovrà continuare il suo percorso verso il socialismo, nell’alveo della tradizione di Bolivàr, il liberatore, assurto a vero “padre della patria” non solo in Venezuela ma in tutta l’America Latina.

Negli ultimi sei anni il governo di Chàvez ha visto erodersi parecchio consenso, è vero, ma è altrettanto vero che a distanza di anni la maggioranza dei venezuelani continuano ad appoggiare il piano di riforme dell’ex militare bolivariano, che tanto ha fatto per legare a sè soprattutto i più poveri, che poi sono la maggioranza nel Paese. In pochi anni Chàvez ha aumentato il salario minimo, alzato le pensioni, allungato le ferie, tutte misure che i suoi avversari definiscono populiste, ma tutte misure che nella realtà hanno finalmente rappresentato un miglioramento nella vita di tutti i giorni di centinaia di migliaia di venezuelani. Populista, smaliziato, furbo, Chàvez è riuscito a fare breccia nel cuore del suo popolo e ora sarà chiamato ad affrontare la sua sfida più difficile, quello dell’accelerata verso il socialismo.Negli ultimi anni infatti il governo di Caracas ha aumentato il controllo su Pdvsa, la holding del greggio, e Chàvez ha indebolito volutamente il settore dell’industria privata per aumentare di converso il ruolo dello Stato nella società. Chàvez, in un mondo sempre più neoliberista, ha portato il suo paese verso il “Socialismo del XXI secolo”, con sempre più Stato e sempre meno mercato, con buonapace degli ultras neoliberisti che tanto vanno di moda in Europa.

Altro dato interessante è che a questa tornata elettorale hanno partecipato ben l’81% dei venezuelani, ovvero il 6% in più rispetto al 2006, segno che gli appelli al voto lanciati soprattutto dall’entourage del Presidente hanno convinto il popolo venezuelano. Dopo la vittoria comunque sono esplosi subito vibranti festeggiamenti in tutto il Paese, e Chàvez ha parlato al suo popolo da palazzo Miraflores, con sullo sfondo la spada del libertador, Simon Bolivàr. Il neoeletto presidente ha promesso di voler costruire un grande Venezuela, “un Venezuela potente ogni giorno più democratico, più libero e più giusto“. Ha avuto parole di apprezzamento anche per il suo rivale, Capriles, che riconoscendo la vittoria di Chàvez “non si sono piegati ai piani di destabilizzazione che alcuni stavano accarezzando“. L’allusione, sin troppo chiara, è al golpe subito da Chàvez a inizio XXI secolo, il golpe che de facto avrebbe inaugurato la sua ascesa inarrestabile. Chàvez poi, in un tripudio di fuochi d’artificio, ha lanciato il suo ultimo slogan: “Viva la patria, viva l’allegria, viva il socialismo, hasta la victoria siempre“. Insomma una lezione per tutti i suoi detrattori che lo chiamano dittatore, ma ignorano che ha vinto tutte le tornate elettorali degli ultimi tredici anni, svoltesi tutte nel rispetto delle regole democratiche. Il nuovo mandato del Presidente sarà di sei anni, sei anni  che si aggiungeranno ai quattordici sin qui già passati, un ventennio di socialismo che dovrebbe portare il Venezuela verso il socialismo. Così, battuti e umiliati, i detrattori internazionali di Chàvez ora non possono che sperare nella sua malattia, l’unica cosa che sembra essere in grado di fermare il presidente bolivariano. I giornali del mainstream, da Repubblica fino al Fatto Quotidiano, parlano di Chàvez con sufficienza, dando di lui e del suo governo un’immagine distorta, deformata dalle lenti dell’avversario ideologico che quando sente parlare di socialismo,mette mano alla pistola. Personalmente ho parlato con diversi venezuelani presenti in Italia, ovviamente tutti detrattori del presidente, “del resto non troverai mai in Europa venezuelani pro-Chàvez“, ha ammesso candidamente uno di essi. Peccato che basta parlarci un attimo per sentirsi dire che alla fine Chàvez per i poveri in Venezuela ha fatto molto, a odiarlo sono semmai quelli che hanno visto i propri interessi privati essere messi in pericolo, ma questo ai pennivendoli del mainstream, non interessa. Meglio continuare a perorare un idillico ideale di libertà, e poco importa se tale ideale è morto proprio in Italia…