Non è in gioco solo il governo di sinistra, bensì l’intera democrazia brasiliana

da www.sinistra.ch

Il Brasile vive una situazione estremamente tesa dal profilo politico. Tutto nasce dall’inchiesta “Lava Jato” (“Car Wash” in inglese), realizzata dalla Polizia Federale Brasiliana, con a capo il giudice Sergio Moro. L’indagine verte a scovare casi di corruzione e altri illeciti che gravitano attorno al mondo della Petrobras, l’azienda petrolifera pubblico-privata, di cui l’azionista di maggioranza è il Governo Federale. Tra gli accusati sono presenti l’ex presidente e leader sindcale Luiz Iniácio Lula da Silva e l’attuale presidentessa Dilma Vana Rousseff, entrambi membri del Partito dei Lavoratori. Il primo, in particolare, sarebbe accusato di corruzione, riciclaggio di denaro e di falsificazione di documenti. Quella che a primo avviso potrebbe sembrare una crociata per la legalità, in realtà nasconde un golpe politico in tutto e per tutto sviluppato su due piani: attraverso atti legali e la richiesta di impeachment della presidentessa Rousseff.

Che si tratti di una macchinazione politica lo si deduce anche per il fatto che il giudice Moro, il quale ha affermato pubblicamente di ispirarsi all’inchiesta italiana “Mani pulite”, sta agendo nell’illegalità per altri fini. Ad esempio, più testate giornalistiche, tra cui la tedesca “Der Spiegel”, hanno fatto notare che mancano prove chiare di illeciti perpetrati da parte dei due. L’ordine di prigione preventiva di alcuni accusati e l’accompagnamento coatto di Lula – prelevato dalla polizia da casa sua per deporre – non sussistono di basi legali.

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