L’America Latina dopo il Vertice delle Americhe

cumbredelospueblos 2015di Juan Manuel Karg* | www.alainet.org

Traduzione di Marx21.it

Prima conclusione: il blocco di 33 paesi che compongono la CELAC – Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici – è uscita rafforzata dalla riunione di Panama.  Un’immagine ne può dar conto: dopo avere ascoltato Raul Castro, e prima che parlassero Cristina Fernandez de Kirchner e Nicolas Maduro, Obama è uscito dalla plenaria dei Capi di Stato, con un comportamento molto discutibile. Questa immagine, che alcuni analisti conservatori hanno cercato di far passare come una sconfitta dei paesi di Unasur presuppone invece il contrario: gli USA non sono in grado di dirigere uno spazio che hanno creato per i loro scopi, dal 1994, il che è testimoniato dall’uscita di Obama. Così, il paese che nei decenni precedenti è stato “proprietario e signore” di questo genere di incontri, non ha nemmeno ascoltato i discorsi di buona parte dei presidenti della regioni, con un atteggiamento arrogante ma anche di difesa.

Seconda conclusione: se qualcuno si aspettava un discorso “light” di Castro a Panama, prodotto del ristabilimento delle relazioni diplomatiche con Washington, si è sbagliato. Il cubano è stato incisivo nella sua spiegazione della politica di Washington nei confronti dell’isola, a livello storico, ben al di là delle ricostruzioni malintenzionate che in seguito hanno tentato diversi media egemonici nella regione. Ha ricordato che nella guerra di indipendenza, gli USA “entrarono come alleati, e si impossessarono del paese come occupanti”. Poi ha affermato che le penurie che ha prodotto il blocco hanno provocato un maggiore appoggio al modello politico, economico e sociale vigente nell’isola dal 1959. Cosi, ha dichiarato che “il 77% dei cubani sono nati sotto il blocco. Ma l’ostilità ha portato più rivoluzione”. Infine, ha dato conto della sconfitta dell’ALCA, la proposta di libero commercio il cui sviluppo fu abbozzato proprio nel Vertice delle Americhe, affermando che “ALCA è naufragata nel 2005 a Mar del Plata sotto la leadership di Chavez, Kirchner e Lula”.

Terza conclusione: la critica al decreto esecutivo proclamato da Obama, che considera il Venezuela una minaccia per Washington, ha caratterizzato buona parte degli interventi. Vale a dire: ha scombinato una riunione il cui punto essenziale sarebbe dovuta essere la foto Castro-Obama. Cristina Kirchner è stata chiarissima: “La prima cosa che ho fatto è stata di riderne. Una minaccia? E’ inverosimile”, ha detto, per affermare subito dopo che “è una pena che sul Vertice cali l’ombra di questa decisione. Il decreto deve essere accantonato”. Dopo è stato lo stesso Nicolas Maduro, che ha portato 11 milioni di firme all’incontro, a dichiarare che “questo decreto si intromette negli affari interni del Venezuela”. Poi Maduro ha chiarito di ricercare una soluzione diplomatica della questione, dicendo “le tendo la mano, presidente Obama, perché il contenzioso sia risolto senza ingerenze negli affari interni”.

Quarta conclusione: l’assenza di una dichiarazione finale segna l’irritazione degli Stati Uniti e del Canada per le coordinate centrali della riunione, qualcosa di simile a ciò che era successo a Cartagena de Indias, in Colombia, nel 2012. Sebbene Obama abbia ottenuto la foto che desiderava con Raul Castro, e abbia approfittato nei giorni precedenti dell’occasione per incontrarsi con i paesi dei Caraibi che si riuniscono in Caricom – per cercare di indebolire l’egemonia che il Venezuela esercita nella zona attraverso Petrocaribe – possiamo affermare che il fatto che non esista un documento finale evidenzia le divergenze tra il blocco CELAC e i paesi dell’America del Nord, che si sono opposti a prendere posizione in merito al decreto esecutivo contro il Venezuela. Due vertici consecutivi senza una posizione comune dimostrano i limiti di tale istanza, con paesi molto divergenti in termini di orientamento politico ed economico.

Diversi interrogativi rimangono dopo il vertice di Panama, in attesa della riunione del 2018 in Perù: fino a che punto il Vertice delle Americhe sarà espressione delle discussioni regionali, visto e considerato che il blocco Celac già si presenta a queste riunioni con un consenso preventivo? In che modo cambierà lo spazio regionale, riempito attualmente da governi post-neoliberali, in previsione del prossimo Vertice delle Americhe? Potranno gli Stati Uniti avvicinarsi maggiormente ai paesi dei Caraibi, attraverso Caricom?

In ogni modo, anche dopo il cambiamento della politica di storica ostilità verso Cuba, lo scenario regionale continua ad essere molto complicato per gli Stati Uniti. In ultima analisi, dopo la comparsa di nuove strutture di integrazione – come CELAC, Unasur e Alba/Petrocaribe – il Vertice delle Americhe continua ad essere erede di una fase precedente nella regione: dalla modifica (o no) del suo formato dipende buona parte della sopravvivenza di questa istanza, che deve confrontarsi con un cambiamento d’epoca in America Latina.

* Università di Buenos Aires (UBA), analista di questioni internazionali