Il Venezuela punto caldo dello scontro di classe e snodo geopolitico

promaduro manifestazioneRiceviamo dai compagni della Casa Rossa di Milano con richiesta di pubblicazione

Gli equilibri del mondo attuale hanno ancora il loro fondamento nel 1945 con la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Gli USA sono usciti dalla guerra come super potenza egemone, il capitalismo statunitense ed europeo occidentale hanno continuato ad intrecciarsi a tutti i livelli finanziari, tanto che oggi si definisce il capitalismo transnazionale (come sapete non sono soltanto i capitali occidentali ad intrecciarsi, sia chiaro, ma sono egemoni).

Non hanno alcuna intenzione di cedere l’egemonia. Ma oggi devono fare i conti con l’esplosione dello sviluppo cinese. Guardate che l’Unione Sovietica non è mai arrivata, nemmeno lontanamente, al punto di poter superare gli Stati Uniti come centro finanziario mondiale. Invece stando così le cose con i tassi di sviluppo attuali, la Cina è destinata a farlo e il centro del mondo è destinato a spostarsi dall’ Occidente all’Asia.

Con la guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia, l’Occidente ha anche riavvicinato i due giganti asiatici (cosa che era riuscito ad evitare nel corso della Guerra Fredda).

Chi ha visto il filmato che avevamo inserito sul nostro sito e che abbiamo anche proiettato a Villa Pizzone in occasione della “Carovana per il Donbass”, sa anche che gli USA non potrebbero mai tollerare un paese come la Germania nel campo avverso, questo per la tecnologia che apporterebbe. Non è un caso che le attuali sanzioni contro la Russia non fanno bene all’economia tedesca, né tantomeno alla nostra.

Facciamo attenzione che da quando hanno la bomba nucleare, gli Stati Uniti sono alla ricerca del “First Strike”; non è una dottrina obsoleta che hanno abbandonato, rimane come opzione e qualcuno teorizza anche che se non lo faranno adesso in questi anni, poi non ne avranno più la forza perché saranno superati dal nemico. Va fatto finché c’è superiorità militare.

Quindi all’orizzonte, in ogni guerra, in ogni colpo di stato, in ogni intervento di destabilizzazione ci sono sempre nel mirino Cina e Russia, che assieme sono, al momento, gli unici due grandi paesi in grado di mettere in discussione la supremazia degli USA.

Non avendo tuttavia ancora scatenato una guerra aperta contro Cina e Russia (la Terza Guerra Mondiale), nel frattempo colpiscono quei paesi che con Russia e Cina instaurano rapporti commerciali e di collaborazione, o che semplicemente abbiano l’idea della sovranità nazionale, della difesa delle proprie risorse naturali e della redistribuzione della ricchezza.

Si comincia con una campagna mediatica in tutto il mondo che è sempre uguale (i grandi media sono controllati dalle grandi famiglie capitaliste).

Se credessimo ai media, ad esempio, avremmo Saddam, Gheddafi, Assad, Chavez e oggi Maduro, che eccezionalmente avrebbero compiuto tutti gli stessi identici crimini:

questi cinque personaggi sarebbero tutti dittatori, affamatori, torturatori e massacratori, tutti avrebbero sparato contro i loro popoli inermi.

Ovviamente i loro popoli, praticamente all’unanimità, chiedono aiuto al “paese più libero del mondo”, che arriva e finalmente porta loro la democrazia.

Possiamo riassumere così: dalla tirannia alla democrazia.

In Casa Rossa  un po’ lo conosciamo l’apparato mass-mediatico imperialista: consigliamo di leggere l’esatto contrario.

Se guardiamo bene al caso libico, iraqueno (volendo anche il caso somalo o sudanese), quello che hanno provato a fare con la Siria, vediamo il kaos, la distruzione dello stato unitario, le bande armate che impazzano e la distribuzione delle ruberie e dei saccheggi tra le transnazionali e i grandi istituti finanziari.

Una piccola parentesi: senza consenso popolare non si regge.

Il governo libico ha retto quasi un anno contro le bande armate e i bombardamenti della NATO, il governo siriano è ancora in piedi dopo 6 anni ed oggi è alla controffensiva, la Rivoluzione Bolivariana regge dal 1998.

Entriamo nello specifico venezuelano di oggi:

si apre il Corriere della sera, piuttosto che La Repubblica, si ascoltano i TG e le parole più in voga sono: dittatura, repressione, censura.

Per chi conosce minimamente il Venezuela, sa che il paese non è soltanto Mar Caribe, l’isola di Margarita o Los Roques che è uno dei più spettacolari atolli del pianeta.

Il Venezuela è riconosciuto come lo stato con la più grande riserva petrolifera mondiale, attualmente si stima che sia maggiore di quella dell’Arabia Saudita ed Iran sommate, il sottosuolo è anche ricchissimo di metalli, tra cui non manca l’oro, ha delle immense riserve di acqua, il Bacino dell’Orinoco è tra i più ricchi a livello mondiale.

Sul petrolio bisogna sapere che nell’era pre-Chavez (la cosiddetta IV Repubblica), le grandi compagnie petrolifere entravano nel paese, facevano le loro esplorazioni, estraevano il petrolio, detenevano la maggioranza azionaria dei contratti con lo stato e l’industria petrolifera venezuelana e pagavano delle royalty tutte a loro vantaggio a discapito del  popolo venezuelano.

I proventi dell’oro nero erano spartiti tra le transnazionali e l’oligarchia venezuelana, nella IV Repubblica soltanto 34 milioni di Dollari della ricchezza prodotta dal petrolio sono stati investiti nel sociale; una offesa alla povertà.

Con il Governo Chavez,  il 13 novembre 2001, viene emanata  la “Ley Organica de Hidrocarburos” che recupera l’intera industria petrolifera a beneficio della nazione.

In ogni contratto dello stato con le compagnie estere, queste non possono detenere più del 49% delle azioni, bisogna pagare royalty e bisogna pagare le tasse, PDVSA, l’industria nazionale petrolifera non si privatizza e deve essere centrale per la redistribuzione della ricchezza.

Capite bene che dichiarazione di guerra sia la Ley Organica de Hidrocarburos per i capitalisti, fino a quel momento padroni incontrastati delle risorse.

In Venezuela dal 1958 con il cosiddetto “Pacto de punto fijo, i due partiti Action Democratica e COPEI, ovvero centro-sinistra e centro destra,  si spartivano il potere politico governando in alternanza, mantenendo i dettami del liberismo e lasciando la stragrande maggioranza del popolo senza rappresentanza. Nel 1989 al tempo della presidenza di Carlos Andres Perez, la borghesia aveva mostrato tutta la sua ferocia attraverso“el Caracazo” ,  una repressione militare che provocò migliaia di morti tra il popolo che protestava per le ricette del Fondo Monetario Internazionale, definito “el paquetazo neo liberal”. Chavez, che a quel tempo ricopriva la carica di ufficiale, si rifiutò di far sparare dai suoi uomini contro la popolazione.

Già con la vittoria elettorale di Chavez, la lotta di classe cambia connotati, contro la Ley de Hidrocarburos partono gli attacchi che culminano l’ 11 aprile 2002 con il Colpo di Stato.

Settori imprenditoriali, latifondisti ( ra infatti stata promulgata anche la “Ley de Tierra” che contemplava l’esproprio dei latifondi improduttivi e la “Ley de pesca” che favoriva le cooperative dei pescatori e non la pesca industriale), alti dirigenti di PDVSA, ex militari, militari di alto rango, politici di destra…l’oligarchia venezuelana con tutto l’appoggio degli USA e mediatico delle TV private, con una mobilitazione della maggioranza delle classi medie riescono a prendere il potere per un giorno e mezzo, spazzati via da una reazione popolare di massa e dalla posizione pro costituzionale maggioritaria nell’ Esercito Bolivariano.

Nel 2003 ci fu un nuovo tentativo di Golpe con uno sciopero generale (in realtà una serrata impresariale e uno “sciopero” petrolifero) di due mesi e mezzo che provocò perdite per la nazione di circa 20 miliardi di dollari.

Ciò nonostante, dal 2002 al 2010 solo dal settore petrolifero ci sono state entrate per lo stato venezuelano pari a 289 miliardi di Dollari e solo da PDVSA 25 miliardi di Dollari direttamente ai programmi sociali.

Grazie a queste entrate e grazie al riscatto di PDVSA l’indice di povertà che nel 1995 era al 54%, nel 2012 passa al 23,9%, la mortalità infantile viene dimezzata, la spesa per la sanità e la sicurezza sociale passa al 21% del totale, le matricole universitarie passano da 800 mila a 2 milioni e 600 mila, le università pubbliche arrivano ad essere 75 e vi è il completo sradicamento dell’analfabetismo.

La questione della pesante presenza statunitense in Venezuela, non va vista soltanto dal punto di vista del petrolio o dal punto di vista storico, ad esempio dalla Dottrina Monroe, Il Sud America come “cortile di casa” degli USA, ma dal punto di vista geopolitico l’arrivo del chavismo è stato un fattore significativo di cambio nelle relazioni tra i governi latinoamericani con gli Stati Uniti.

E’ simbolica la scena del 2005, durante la Cumbre de las America, sul Mar de la Plata, dove il Latinoamerica boccia l’ALCA (Area di libero commercio delle Americhe), dove anche su scala continentale, grazie al protagonismo di Chavez, si riequilibra il campo progressista e si contrappesa la forza del Brasile di Lula, che era nel campo progressista, non nel campo rivoluzionario.

A ciò segue lo sviluppo dell’ ALBA (alternativa bolivariana per le Americhe): non libero scambio, ma solidarietà tra i paesi latini. Semplifichiamo: petrolio a prezzo calmierato in cambio non di Dollari, ma di cibo, medici, medicine, ecc. in base alle necessità dei vari paesi. Il Venezuela ha aiutato tutti, Cuba in testa.

Quello che oggi sta accadendo in Venezuela è la stessa identica guerra dal 1998, non soltanto le cause e gli attori sono sempre gli stessi, non soltanto si cerca di cacciare i bolivariani dal governo, non va escluso che si voglia fare del Venezuela una nuova Libia e un’ altra Siria.

La guerra economica che si fa in Venezuela, come abbiamo anche visto prima con la serrata padronale, era già bene presente durante tutti i governi Chavez.

Il genio strategico di Chavez e il petrolio a prezzi alti hanno creato redistribuzione e grande consenso popolare, salari degni, servizi, pensioni, case popolari di qualità (“Mision vivenda”), partecipazione e protagonismo delle masse; mentre oggi il prezzo del greggio non permette la stessa forza, inoltre l’affinamento delle tecniche della guerra economica hanno creato irritazione in parte degli strati popolari e ridotto lo stesso consenso verso la Rivoluzione Bolivariana.

Gli effetti della mancanza di alimentari, l’aumento spropositato dei prezzi, la mancanza di medicinali si fanno sentire.

E’ creata ad arte dai padroni privati dell’Industria Alimentare venezuelana, assieme agli altri oligarchi, a funzionari corrotti che si sono arricchiti con i fondi assegnati dallo stato venezuelano per comperare materie prime di importazione: circa 80% delle importazioni viene pagato con il “Dollaro preferenziale” (cambio fisso stabilito dal Governo) che vale circa 700 Bolivar, ma i prezzi dei prodotti finiti vengono fatti con il “Dollaro parallelo” (cambio in nero) che vale quasi dieci volte tanto. Questo mercato nero viene alimentato, molto probabilmente anche grazie all’ingegno della CIA e alla compiacenza del Governo colombiano, dal contrabbando della benzina e dei prodotti di prima necessità che in Venezuela sono sussidiati dal Governo e che in Colombia si rivendono a prezzi moltiplicati per dieci, andando ad incidere pesantemente sulla speculazione monetaria ai danni del Bolivar ed aggravando l’Iper inflazione già presente nel paese.

Così mentre Maduro vince anche le presidenziali del 2013 e continua ad investire nel sociale, nonostante gli ingressi dal petrolio siano molto più bassi, nel 2014 cominciano “Las Guarimbas” (istigate da Leopoldo Lopez che ora è in carcere); proteste violente come quelle che stanno accadendo in questi mesi, che provocarono 43 morti e incalcolabili danni materiali e in parte la prima sconfitta del Governo Maduro nel 2015 per l’elezione dell’ “Asamblea National”(Assemblea Legislativa).

L’opposizione venezuelana ha anche l’appoggio di una coalizione di paesi Latinoamericani della OEA (Organizzazione degli Stati Americani), Messico, Colombia, Brasile di Temer e Argentina in cieca obbedienza verso Washington.

Oggi con un meccanismo di odio politico verso il “Governo assasino”, “Governo corrotto” si sta riaprendo la porta alla violenza fascista (nei video che seguiranno vedremo cosa voglia dire la Destra venezuelana al potere e quali pericoli corrano i dirigenti Bolivariani).

Possiamo riassumere in sette punti la strategia dell’opposizione:

1)nutrite manifestazioni di piazza per chiedere elezioni democratiche (poi sono loro i primi a non riconoscerle se le perdono, come è sempre avvenuto nelle precedenti 17 elezioni vinte dai Chavisti….strana dittatura questa Chavista).

2)Lobby diplomatico internazionale per vendere una “crisi politica e umanitaria senza precedenti” (un giorno si e l’altro pure si recano negli USA a chiedere l’intervento).

3)Attivazione di “gruppi di resistenza” per azioni violente di piazza (lo vedremo nei video).

4)Attivazione di gruppi paramilitari che operano in silenzio per generare paura mediante assassini selettivi sia di mebri dell’opposizione, sia di membri del Chavismo.

5)Assedio morale e minacce fisiche ai funzionari pubblici Chavisti e ai propri famigliari in tutto il mondo.

6)Linciaggio contro giovani sospetti di essere infiltrati Chavisti nelle manifestazioni dell’opposizione.

7)Un epica della comunicazione che eroizza le azioni di soggetti violenti, come avanguardia di resistenza politica per la soppressione di tutto ciò che è Chavista, dei suoi simboli e dei suoi programmi.

Guardate che la strategia dell’opposizione è sempre la stessa dal 1998 (cioè zero Chavismo e ripresa del potere politico da parte dell’oligarchia), periodicamente cambiano e affinano la loro tattica in base ai rapporti di forza. Agli USA la destabilizzazione va benissimo, ma siccome sanno che difficilmente l’opposizione riuscirà a vincere in modo democratico le elezioni (anche perché sono divisi), aiutano per un cambiamento violento del Governo (anche questo sanno che al momento sarà molto diffcile, perché come diceva Chavez, la Rivoluzione Bolivariana è pacifica, ma è anche armata), quindi gli USA puntano ad una guerra civile, alla distruzione dello stato, a situazioni libiche.

In Europa è importante informare, non farsi ingannare dai media, solidarizzare con la Rivoluzione Bolivariana, non lasciare spazio ai fascisti e agli imperialisti.

Le vere dittature dal 1945, come ad esempio quella di Pinochet, dei Generali Argentini o di quelli Indonesiani (qui molto meno conosciuti) addestrati dalla CIA che nel 1965 hanno compiuto uno dei peggiori genocidi della storia massacrando circa un milione di comunisti, sindacalisti e dirigenti di forti movimenti di massa di quel paese, i Contras in Nicaragua ecc.; le guerre degli ultimi 26 anni (ma anche le precedenti, Corea e Vietnam solo per citare le più grandi), cominciando dalla guerra in Iraq del 1991, poi la Jugoslavia, ancora l’Iraq, poi la Georgia, il Nord Africa con le cosiddette “primavere arabe” che hanno giustificato l’intervento prima in Libia nel 2011 e poi in Siria nel 2012, ancora in Europa con il colpo di stato di “Euro Maidan” (con Mc Cain che arringava la folla) e la vendetta del Governo filo nazista di Kiev contro la popolazione russofona dell’ Oriente Ucraino e ancora l’Iraq con L’ISIS: non sono genericamente guerre, dittature improvvise, destabilizzazioni naturali come potrebbe essere un temporale, NO.

Avete presente la nostra “Sinistra Radicale” con anche dentro pseudo partitini comunisti inesistenti, ininfluenti, distinti e distanti dalle masse che gridano:”noi siamo contro tutte le guerre e tutti gli imperialismi (si perché Cina e Russia, a loro avviso, sono imperialisti peggio degli altri), “non stiamo con i dittatori”; poi vedono nei Curdi gli unici veri attori sinceri, democratici, difensori dei diritti umani che combattono l’ISIS ed esempio per una rivoluzione progressista mondiale; non certo gli Arabi Siriani che si sono visti arrivare in casa orde di tagliagola da tutto il mondo, sponsorizzate dagli USA e dalla UE, dalle Petromonarchie del Golfo (Arabia Saudita e Qatar in testa), istruite, addestrate e armate in Turchia dall’Occidente…no secondo la “sinistra” dobbiamo seguire l’esempio del Rojava, di questa regione sperduta nel Nord Siriano.

Questa è la fase suprema del capitalismo, questa è la guerra imperialista, c’è una sola guerra.

Relazione di Marcello Gentile in occasione dell’iniziativa in solidarietà al Venezuela tenutasi nel 5° compleanno di Casa Rossa