Il Brasile a un incrocio

dilma-rousseff-brasiledi Luis Carapinha | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Lo sbarramento della disinformazione attorno al Brasile ha raggiunto il culmine in questi giorni. Pochi mesi dopo la rielezione di Dilma Rousseff, la grande borghesia brasiliana intensifica la campagna frenetica contro la presidente legittima e le forze della sinistra conseguente. Manovrando demagogicamente sul fenomeno della corruzione, la destra sconfitta nelle urne, invoca ora il “terzo turno”, avanzando apertamente la richiesta di “impeachment” di Dilma. Le marce reazionarie di domenica 15 marzo in diverse città del Brasile, smascherando l’odio viscerale e i piani antidemocratici delle classi privilegiate, sono arrivate al punto di invocare il ritorno alla dittatura e persino l’intervento militare straniero.

Affermare che il colosso sudamericano si trova letteralmente preso di mira  che si è passati a una nuova fase della controffensiva condotta dall’imperialismo nordamericano in tutta l’America Latina rappresenta una verità che non ignora affatto le radici interne del confronto esacerbato che emerge in Brasile.

Sono genuine le aspirazioni del popolo brasiliano a una vita migliore e al rifiuto delle cause della  povertà e delle ingiustizie legate a decenni di politiche di sfruttamento capitalista e di sottosviluppo per mano di governi corrotti e al servizio dell’oligarchia. Ma dietro la spudorata strumentalizzazione degli scandali e della “causa” della corruzione, ora fervidamente abbracciata dall’ “opposizione” brasiliana e dalla catena mediatica dominante, si nasconde il tentativo di regolare i conti con l’esperienza di cambiamento progressista iniziata nel 2002 con la vittoria di Lula. Di questo si tratta, del regolamento di conti con l’elettorato povero e la base popolare determinante per le vittorie di Lula e Dilma negli ultimi 12 anni. Brandiscono la spada della “trasparenza”, ma anelano a vedere Petrobras sottratta al controllo pubblico e le vaste riserve di pré-sal consegnate agli interessi del capitale privato e delle multinazionali. Inoltre, nel momento in cui si intensificano le pressioni sull’economia del Brasile e il PIL entra in contrazione (ci si riferisce anche al fatto che, con la fine dell’iniezione di liquidità da parte della Federal Reserve di nuovo si assiste alla tendenza alla migrazione dei capitali delle cosiddette potenze emergenti verso gli USA), non bastano più le pressioni per costringere il governo brasiliano a retrocedere e ad accogliere le misure di matrice neoliberista, che meritano le critiche, anche dall’interno del PT. No, la potente “élite” brasiliana e il capitale finanziario transnazionale associati esigono riprendere quanto prima le redini del potere politico. Da qui il balzo pericoloso sulle strade del golpismo che la rabbiosa campagna contro Dilma e la sinistra brasiliana – che non dispone della maggioranza nel Congresso – evidenzia.

La situazione vissuta in Brasile non è estranea ai grandi pericoli e contraddizioni che si manifestano nel presente contesto internazionale. L’avvilupparsi della spirale della crisi capitalista rende evidenti i segnali di esaurimento e i limiti del modello redistributivo alla base delle conquiste e degli importanti programmi sociali messi in opera negli ultimi anni. Proseguire nell’accumulazione delle forze e nella difesa delle rivendicazioni concrete nel senso della sovranità e del progresso sociale, implica affrontare le posizioni della grande borghesia e avanzare verso profonde trasformazioni democratiche. La conciliazione con le esigenze del nemico, regola generale, rafforza solo il suo assalto.

L’imperialismo gioca fortemente sulla destabilizzazione del Brasile. Non dimentica il ruolo svolto da Brasilia nella dinamica dei BRICS e nel processo di integrazione latinoamericana, come nel caso significativo della CELAC, che sfidano la sua egemonia. In Brasile – come nell’aspra battaglia che è in corso in Venezuela, e nella crescente ebollizione vissuta in Argentina – il ruolo delle masse mobilitate e l’unità del campo patriottico e popolare sono determinanti per sconfiggere le minacce antidemocratiche e sbarrare il passo alle forze al servizio del grande capitale.