Elezioni presidenziali in Venezuela: la cinica ignoranza dei media

di Luis Carapinha, Avante | Traduzione a cura di Marx21.it

chavez pugnoIl Venezuela fa di nuovo notizia nella catena mediatica dominante. Il motivo del clamore non è, questa volta, il presunto aggravamento dello stato di salute del suo presidente che alcune fonti della “stampa libera” nordamericana e affini hanno assicurato essere molto grave, in pratica addirittura allo stadio terminale. No, alla fine tutto si riassume nella scelta del candidato oppositore che andrà a disputare con Chavez le presidenziali del prossimo 7 ottobre (accreditando il fatto che il presidente venezuelano, alla fine, sopravviverà alle prognosi mediche più demolitrici). L’eletto ci viene presentato come un energico giovane sulla soglia dei 40 anni, tutto rivolto al progresso e all’ineffabile democrazia, di nome Capriles Radonski, in realtà personaggio della destra locale. Tra i suoi meriti, si fa riferimento alla partecipazione entusiasta al fallito golpe fascista del 2002. La gioia diffusasi tra la borghesia con Capriles è comprensibile. Ancor più grande dell’enorme ignoranza sul percorso e la realtà del Venezuela è l’odio viscerale che la borghesia nutre verso la Rivoluzione Bolivariana e la figura del suo leader, il presidente Hugo Chavez.

Odio di classe che non è naturalmente privo delle sue motivazioni. Va ricordato che la schiacciante vittoria elettorale bolivariana ottenuta nel 1998 dà inizio all’ascesa al potere di un insieme di forze democratiche, popolari, nazionaliste e di sinistra – risultato diretto anche delle dure battaglie popolari a carattere insurrezionale, come dimostra l’eccezionale esempio della Bolivia – che ha permesso un cambiamento sensibile dei rapporti di forza in America Latina favorevole alle forze antimperialiste e ha aperto nuovi spazi – e sfide – all’avanzata del campo progressista e rivoluzionario sulla via dello sviluppo e della trasformazione sociale. Con l’esempio e la solidarietà della rivoluzione cubana.
 

Viene a proposito la realizzazione dell’XI Vertice di ALBA Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America) svoltosi a Caracas nei giorni 4 e 5 febbraio. Dal precedente vertice dei capi di Stato dell’organizzazione che riunisce attualmente otto paesi dei Caraibi, America Centrale e del Sud era passato più di un anno. Le grandi borghesie nazionali e l’imperialismo molto avevano fatto per costringere al silenzio e bloccare questo processo che si profila come nucleo antimperialista e di cooperazione solidale delle dinamiche di integrazione che hanno preso avvio nella regione. La costituzione di ALBA nel 2004 da parte di Cuba e del Venezuela precede la sconfitta del progetto di ALCA auspicato dall’imperialismo USA, una linea di demarcazione oltre la quale sarebbero sorte nuove dinamiche di articolazione e integrazione regionale come Petrocaribe, UNASUR e, più recentemente, la CELAC. I tentativi golpisti degli ultimi anni in America Latina hanno avuto come bersaglio i governi membri dell’Alleanza. Il caso più eclatante è stato il colpo di Stato in Honduras nel 2009 che ha provocato l’abbandono di ALBA da parte del paese. I tentativi di golpe in Bolivia (2008) e in Ecuador (2010), anch’essi membri di ALBA, sono stati tuttavia sconfitti.
 

Al vertice realizzato a Caracas tre nuovi stati si sono associati ad ALBA attraverso lo status speciale di invitati: Haiti, Santa Lucia e Suriname. Il contenuto anticolonialista e antimperialista delle decisioni assunte in quella sede sul piano politico, sociale ed economico, in particolare con la creazione dello spazio economico di ALBA e l’estensione del progetto di moneta comune, il Sucre, impatta su un periodo travagliato, in cui il mondo si confronta con la realtà dell’approfondimento della crisi capitalista e la scalata aggressiva dell’imperialismo.
 

In un quadro diversificato, in cui coesistono elementi e dinamiche contraddittorie, l’esempio di ALBA si configura come una delle fasi della lotta di classe che permea intrinsecamente i processi di emancipazione sovrana, progresso e trasformazione in America Latina. Il suo destino storico è ancora aperto, ma la sua esistenza e avanzata danno fiducia alla resistenza e alla lotta in tutto il mondo.