Diritto alla verità sul Piano Condor, ora c’è l’accordo

di Geraldina Colotti | da il Manifesto

pinochet videlaIn Brasile, la Commissione per la verità, creata dalla presidente Dilma Rousseff nel maggio scorso, ha raggiunto un accordo con il ministero degli Esteri: otterrà informazioni utili a far luce sulle implicazioni dei diplomatici brasiliani nelle attività criminali del Piano Condor.

La rete del Condor operò, su mandato della Cia, nel corso degli anni ’70, coordinando l’attività di intelligence delle dittature militari in Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. Un patto senza regole e senza confini, per inseguire, torturare e uccidere gli oppositori dovunque si trovassero. La Commissione ha il compito di indagare sulle violazioni commesse nel paese tra il 1946 e il 1988, e quindi anche sul periodo in cui il Brasile ha subito la dittatura, dal 1964 al 1985. Un passo importante per far luce su quel periodo buio che ha lasciato un bilancio ufficiale di 400 morti e scomparsi. Il governo ha anche annunciato l’approvazione del progetto «Clinicas del Testimonio», un programma di appoggio psicologico alle vittime della dittatura per il quale sono stati stanziati 1,5 milioni di dollari.

Le cliniche serviranno a ospitare i testimoni – familiari di scomparsi o sopravvissuti alle torture – chiamati a deporre dalla Commissione verità, e a fornire loro personale specializzato perché il ritorno al trauma non sia devastante. «Il Brasile merita di conoscere la verità, le nuove generazioni meritano di sapere la verità e soprattutto quelli che hanno perduto degli amici o dei famigliari e che continuano a soffrire come se morissero di nuovo ogni giorno», aveva dichiarato Rousseff annunciando la creazione dell’organismo d’inchiesta.

La Commissione, tuttavia, non produrrà conseguenze giudiziarie per i colpevoli, in forza di un’amnistia, promulgata nel 1979, che impedisce di condannare i militari. Una legge che ha consentito, allora, anche il rientro degli esuli e il ritorno alla vita politica degli ex guerriglieri, ma che molti vorrebbero abrogare. Nei 21 anni di regime militare, il Brasile ha subito un elevato livello di efferatezza, ma minori perdite umane rispetto all’Argentina (30.000 morti e desaparecidos) o al Cile (più di 3.200). Né l’ex-presidente Lula da Silva né ora Dilma Rousseff – una ex-guerrigliera che è stata in carcere e ha subito torture in quel periodo – sono riusciti a riaprire i conti con il passato come ha fatto in Argentina Nestor Kirchner e sta facendo Cristina Fernandez. Nel 2010, la Corte interamericana per i diritti dell’uomo ha condannato il Brasile per aver violato i diritti umani durante la dittatura e ha definito «priva di effetto giuridico» la legge d’amnistia. Secondo il governo brasiliano, però, la rottura di quel patto di conciliazione non avrebbe consentito nemmeno questa Commissione che alzerà comunque un velo anche sulle vittime italiane del Condor, per cui è in corso un’indagine. Itamaray, sede della diplomazia brasiliana, ha fatto sapere che metterà a disposizione dell’inchiesta «quattro tonnellate di documenti».