Dal Venezuela alla Bolivia, l’America Latina progressista contro l’aggressione al Brasile di Dilma Rousseff

di Beto Almeida, del Direttorio di Telesur
da altamiroborges.blogspot.com.br | Traduzione di Marx21.it

dilma brasile bandieraConcludendo il Forum “Congiura Mediatica contro il Venezuela”, il vicepresidente della repubblica bolivariana, Jorge Areaza, genero di Hugo Chavez, ha espresso chiaramente il suo appoggio al governo di Dilma Rousseff di fronte alla campagna politica mediatica internazionale contro il Brasile, che tenta di far credere che la Coppa del Mondo sarebbe un insuccesso. “Il Brasile è diventato un bersaglio perché la Coppa si svolge in un paese di Celac, di Unasur, di Mercosur, e anche membro dei Brics, e che inoltre ha una politica estera antimperialista, di solidarietà a Cuba e al Venezuela e che difende l’integrazione latinoamericana. Dilma sta provando sulla pelle gli artigli del vampiro imperiale”, ha dichiarato.

La presa di posizione del dirigente venezuelano, ribadita dal presidente Nicolas Maduro, ha avuto un’indiscutibile espressione fisica nella presenza dei presidenti Rafael Correa, dell’Ecuador, e Evo Morales, della Bolivia, che hanno partecipato alla cerimonia di apertura, a Itaquera, in cui Dilma è stata insultata in maniera infima, turpe e ingiustificabile dagli occupanti della tribuna VIP, dove l’ingresso costa 990 reais (circa 325 euro).

Rafael e Evo hanno dichiarato di stare in Brasile per manifestare solidarietà al governo di Dilma, un governo che, continuando quello di Lula, ha sottratto circa 40 milioni di persone alla condizione di miseria. Correa ha affermato che segmenti dell’ultrasinistra minoritaria e settaria, esattamente come nel suo paese, ricevono oscuri appoggi finanziari dall’estero, agiscono in modo coordinato contro Dilma, fornendo argomenti che possano essere sfruttati dalla manipolazione mediatica contro il Brasile, organizzando minoritarie e violente manifestazioni contro la Coppa. Anche Maradona, un altro bolivariano amico di Chavez, che si trova a Rio come commentatore del programma De Zurda, di Telesur, ha difeso Dilma sostenendo che coloro che si accaniscono contro di lei non sono rappresentanti del popolo brasiliano. Le affermazioni di Pelé, ancora una volta, tanto per cambiare, sono quelle di un reazionario (Pelé è stato ministro dello sport con il governo liberista di Cardoso, ndt).

Nella settimana che ha preceduto la Coppa, Dilma ha inaugurato una ferrovia di 855 chilometri, che collega Palmas ad Anapolis, il metro di Salvador, la via Expresso Sul di Brasilia, il BRT Transcarioca che collega la Zona Est di Rio all’aeroporto di Galeao, che ha anche visto opere di ampliamento. In queste opere sono state concentrate le risorse pubbliche!

In una di queste cerimonie, accennando agli attacchi subiti, Dilma ha mostrato la sua levatura ricordando le torture bestiali a cui fu sottoposta durante la dittatura da quella stessa classe sociale che oggi esibisce al mondo, via satellite, la sua bassezza morale e l’incapacità di dirigere la nazione. “Ho sopportato aggressioni fisiche al limite dell’insopportabile e nessuna di queste mi ha mai fatto cambiare strada”, ha dichiarato, senza abbassarsi al livello degli aggressori, che devono rimpiangere amaramente di non avere eliminato fisicamente, quando ne avevano avuto la possibilità, l’attuale capo della Nazione.