Zimbabwe: il governo di unità nazionale alla prova dell’ “indigenizzazione”

da Atlas Alternatif | Traduzione a cura di Marx21.it

mugabeLa conferenza di Ginevra sulla Siria del 1 luglio (LINK) è sfociata in una proposta che ricorda la formula della riconciliazione applicata da qualche anno (con gli auspici del Sud Africa) allo Zimbabwe: far coabitare in un governo di unità nazionale l’opposizione sostenuta dagli Occidentali e il partito del presidente uscente – anche se con ambiguità nell’interpretazione tra la Francia (LINK) e la Russia (LINK) sulla questione di sapere se il presidente debba o meno lasciare il potere, ambiguità che non esiste nello Zimbabwe.

Nello stesso momento, nello Zimbabwe, la “coabitazione” tra filo-occidentali (Movimento per il cambiamento democratico – MDC) e antimperialisti filo-Mugabe (ZANU-PF) è messa a dura prova dal progetto di nazionalizzazione delle banche lanciato dall’entourage del presidente Mugabe.

Nel 2007, è stata votata la “legge di indigenizzazione” (LINK) e di emancipazione economica. In applicazione della legge, il ministro zimbabwano per l’indigenizzazione Saviour Kasukuwere in giugno ha lanciato un sondaggio per vedere se le banche britanniche Barclays e Standard Chartered (che formano il nucleo del dispositivo bancario zimbabwano con la sudafricana Stanbic) rispondano ai criteri “di indigenizzazione”, vale a dire il fatto che il 51% degli attivi sia controllato dai Neri del paese (LINK).

Saviour Kasukuwere, 42 anni, è un fedele di Mugabe, membro dell’ufficio politico del suo partito ZANU dal 2001, ma anche presidente di grosse imprese (il che fa nutrire sospetti sugli scopi della sua azione politica). A fianco del presidente del consiglio dell’appropriazione economica e dell’indigenizzazione nazionale (National Indigenisation and Economic Empowerment Board) David Chapfika, conduce la lotta dell’indigenizzazione in vari settori, comprese le miniere (LINK) e l’agroalimentare (LINK), un progetto che dovrebbe secondo loro (LINK) creare 5 milioni di posti di lavoro in 10 anni, permettere la costruzione di infrastrutture della sanità e dei trasporti e andare a vantaggio delle comunità minerarie. Per ciò che concerne il settore bancario, Kasukuwere si è già scontrato l’estate scorsa (LINK) con il governatore della banca centrale Gideon Gono (incolpato di corruzione  LINK e sabotaggio dell’economia) ed ha contro di lui anche il ministro delle finanze Tendai Biti (membro del Movimento per il cambiamento democratico attualmente sotto inchiesta di polizia LINK per lo storno di 20 milioni di dollari di aiuto del FMI) e il primo ministro filo-occidentale Morgan Tsvangirai che, nella primavera scorsa (LINK) si era opposto al progetto di Kasukuwere di nazionalizzare tutte le grandi imprese che non vendano le loro azioni a giovani Neri. Allo stesso tempo le banche, in particolare la Stanbic, sono state obbligate a creare fondi di aiuto alla gioventù.

Il 3 luglio (LINK) il giornale ufficiale dello Zimbabwe ha pubblicato un ultimatum che lascia un anno alle grandi banche straniere per cedere il 51% del loro attivo ai Neri del paese sotto pena di nazionalizzazione. Gli ambienti finanziari vedono in questa minaccia l’equivalente della campagna di confisca delle terre dei grandi proprietari condotta da Mugabe all’inizio degli anni 2000. La levata di scudi dei ministri del MDC contro Saviour Kasukuwere e David Chapfika potrebbe costituire, come l’anno scorso, la prima linea di difesa per i banchieri (prima di un’eventuale ingerenza estera), ed è per questo che un nuovo progetto di costituzione è allo studio. Il MDC ha già denunciato il rischio di vedere gli investitori stranieri abbandonare lo Zimbabwe e ha accusato Kasukuwere e Chapfika di voler fare man bassa dell’economia a profitto loro e dei loro clienti dello ZANU.