Rivolta popolare in Burkina Faso

di Carlos Lopes Pereira | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Una rivolta popolare in Burkina Faso ha costretto il dittatore Blaise Compaoré a fuggire dal paese. I militari hanno preso il potere, ma pressati dalle manifestazioni di piazza, stanno negoziando con l’opposizione una transizione “costituzionale”.

Compaoré, una pedina della Francia e degli Stati Uniti, stava alla presidenza da 27 anni. Pretendeva ora di cambiare la costituzione del paese allo scopo di potersi candidare a un nuovo mandato nel 2015.

L’opposizione, articolata in un fronte ampio, non ha accettato il golpe legislativo in preparazione e ha organizzato alla fine di ottobre gigantesche manifestazioni di protesta a Ouagadougou e nella seconda città, Bobo Dioulasso.

Nella capitale, il 30 ottobre, una moltitudine ha invaso e incendiato il parlamento, dando luogo a scontri con le forze di polizia, da cui sono risultati morti e feriti. L’esercito è intervenuto e “ha sciolto” il governo e l’assemblea nazionale, costringendo il l1 ottobre Compaoré a dimettersi e a fuggire. E’ scappato con un convoglio di automobili, scortato da blindati, fino alla frontiera Sud, dove è stato raccolto da un elicottero che lo ha trasportato, insieme ad alcuni fedeli, fino a Yamoussoukro, la capitale amministrativa della Costa d’Avorio.

Ventiquattr’ore dopo i militari hanno assunto il potere, e dopo una certa confusione, hanno scelto “all’unanimità” il tenente-colonnello Isaac Zida, di 49 anni, 2° comandante della guardia presidenziale, alla guida di un “regime di transizione”. In precedenza, per alcune ore, il capo di stato maggiore delle forze armate, generale Honoré Traoré, si era proclamato presidente ad interim.

Il 2 novembre le “autorità” hanno represso una manifestazione popolare in Piazza della Nazione – ribattezzata Piazza della Rivoluzione -, convocata dall’opposizione, che contestava la confisca del potere da parte dei militari. “La vittoria dell’insurrezione popolare appartiene al popolo e, di conseguenza, la gestione della transizione gli appartiene legittimamente e non deve in alcun caso essere confiscata dall’esercito”, hanno dichiarato in un comunicato i partiti dell’opposizione e i movimenti sociali. E’ stata sottolineata nel documento “la natura democratica e civile che deve avere la transizione” del potere.

Nello stesso senso vanno le dichiarazioni della mediazione internazionale tripartita formata dalle Nazioni Unite, dall’Unione Africana e dalla Cedeao (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale), che sta cercando con Isaac Zida e le forze di opposizione, capeggiate da Zéphirin Diabré, un’uscita dalla crisi.

L’Unione Africana ha concesso due settimane agli autori del colpo militare per consegnare il potere ai civili, pena sanzioni.

Anche dirigenti della regione – i presidenti Goodluck Jonathan della Nigeria, Macky Sall, del Senegal, Dramani Mahama, del Ghana – hanno preannunciato di recarsi a Ouagadougou per esercitare pressione sui militari perché rispettino la promessa di transizione in un “quadro costituzionale”.

Con l’abituale ipocrisia, anche Washington e Parigi, alleati privilegiati dell’ex presidente, hanno condannato “il tentativo dell’esercito burkinese di imporre la sua volontà al popolo” e hanno chiesto elezioni organizzate da un potere civile.

L’assassinio di Sankara

Tre volte più grande del Portogallo, con 17 milioni di abitanti, il Burkina Faso, uno dei paesi più poveri dell’Africa Occidentale, ha frontiere con Costa d’Avorio, Mali, Niger, Benin, Togo e Ghana.

Ex colonia francese, è diventata indipendente nel 1960 con il nome di Alto Volta.

Nel 1984, il giovane presidente Thomas Sankara, un panafricanista progressista, ammiratore della rivoluzione cubana, cambiò il nome del paese in Burkina Faso, “Terra degli uomini integri”.

Tre anni dopo, Sankara fu assassinato in un colpo militare guidato da Blaise Compaoré, che si mise alla testa di un potere autoritario e corrotto da allora fino ad oggi, quando è stato cacciato dall’insurrezione popolare di ottobre.

Compaoré era una marionetta di Parigi e una delle pedine fondamentali della politica neocolonialista francese nell’Ovest africano. La Francia, primo partner del Burkina Faso – dove operano decine di filiali di imprese francesi, presenti in quasi tutti i settori dell’economia -, dispone di truppe in territorio burkinese. Lì stazionano forze del dispositivo “Barkhane” di lotta “anti-terrorista” nel Sahel, che interviene soprattutto nel Mali.

Sul piano politico, Compaoré ha svolto un ruolo attivo, al servizio degli interessi francesi, in varie crisi africane. Ad esempio, nel golpe militare del 2012 in Guinea Bissau – mettendosi d’accordo con i golpisti – e, ancora prima, nella guerra civile in Costa d’Avorio, aiutando l’attuale presidente Alassane Ouattara, un altro fedelissimo di “Françafrique”, a sbarazzarsi del rivale Laurent Gbagbo, ora sotto processo del TPI dell’Aia.