Obama in Africa: ingerenza e dominio

Africa with Obama overlay w700da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

La promozione degli interessi economici degli Stati Uniti in Africa e il rafforzamento dell’ingerenza nordamericana nel continente sono stati al centro della visita di Barack Obama in Kenya ed Etiopia.

La visita nei due paesi dell’Africa Orientale, che ricevono importante sostegno militare dagli USA, è stata circondata da misure eccezionali e da un’enorme campagna di propaganda mediatica.

L’agenda africana di Washington era cominciata quando il nuovo presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, aveva avuto colloqui alla Casa Bianca con l’intenzione di migliorare le relazioni economiche e militari tra i due stati. Obama ha affermato che la Nigeria, il primo produttore di petrolio in Africa, “è uno dei paesi più importanti del mondo”. E ha promesso più appoggio ad Abuja nella lotta contro i radicali di Boko Haram, i cui attentati e attacchi hanno provocato migliaia di vittime in Nigeria, ma anche in Camerun e Ciad.

Al suo arrivo a Nairobi, Obama, circondato da telecamere, si è incontrato con la sorellastra, la nonna adottiva e altri membri del ramo kenyota della famiglia. “Per ragioni di sicurezza” non è andato a Kogelo, il villaggio natale di suo padre.

Le relazioni economiche tra USA e Africa sono state al centro della visita. Obama ha elogiato il dinamismo di “un continente in movimento”, dove si trovano mercati in rapida crescita e sta emergendo una classe media. E ha approfittato dell’occasione per inaugurare il Vertice globale degli imprenditori, esaltando l’iniziativa privata.

Si capisce la preoccupazione dei dirigenti nordamericani: gli USA sono oggi il secondo maggiore investitore in Africa, con 80 mila milioni di dollari. Sono stati sorpassati dalla Cina, che investe più del doppio – 200 mila milioni – e che guida dal 2009 gli scambi commerciali con i paesi africani.

Nei due giorni di permanenza, Obama ha parlato ai giornalisti, si è incontrato con i giovani, ha dato consigli. Ha fatto appello al “cambiamento di mentalità” sulla corruzione e l’educazione delle donne. Ha denunciato le divisioni etniche e i pericoli di una “politica basata sull’appartenenza a una tribù o etnia”. Divergendo dal presidente Uhuru Kenyatta, ha difeso i diritti degli omosessuali in Africa, paragonando l’omofobia alla discriminazione razziale esistente nella società nordamericana. E ha prestato omaggio alle vittime dell’attentato di Al-Qaeda contro l’ambasciata USA nella capitale, nel 1998, in cui morirono più di 200 persone.

Niente di nuovo

La questione della sicurezza è stata ripresa in Etiopia, uno dei paesi più popolosi dell’Africa e con tassi di crescita a due cifre. Che riceve un aiuto militare dagli USA di 800 milioni di dollari all’anno e dove esiste una “democrazia muscolare” che non sembra turbare i difensori dei diritti umani. Nelle recenti elezioni legislative, in maggio, il partito al potere, il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope, e i suoi alleati, hanno conquistato la totalità dei 547 seggi nel parlamento…

Parlando ad Addis Abeba, a fianco del primo ministro Hailemariam Desalegn, il presidente nordamericano ha lodato i risultati ottenuti dalle forze africane (di Etiopia, Kenya e Uganda) in Somalia, nella lotta contro il gruppo Al Shabab. Alla vigilia, la milizia islamica aveva compiuto un altro attentato con bombe a Mogadiscio, causando la morte di 13 persone e distruggendo l’albergo che ospitava le ambasciate nella capitale somala.

Non è previsto per ora l’invio di truppe nordamericane in Somalia, anche perché gli USA dispongono di una grande base militare nel vicino Gibuti, hanno lì aerei da combattimento e droni, godono di altre “facilitazioni militari” nella regione. La qual cosa è stata confermata dallo stesso Obama: “C’è complementarietà tra le nostre forze armate. Disponiamo di risorse che altri non possono avere, e non dobbiamo inviare i nostri marines [in Somalia] perché etiopi, kenyoti e ugandesi sono grandi combattenti”.

In questa quarta incursione in Africa – dopo Accra e il Cairo nel 2009, e il viaggio in vari paesi nel 2013 – Obama è tornato, il 28 luglio, a parlare nella sede dell’Unione Africana, ad Addis Abeba.

La dirigente della Commissione Africana, la sudafricana Nkosazana Dlamini-Zuma, ha definito la visita storica e “un passo concreto per ampliare e approfondire le relazioni” tra l’organizzazione pan-africana e gli USA.

Ma la verità è che Obama non ha detto niente di nuovo, affrontando temi per lui abituali, come la “democrazia” e la “lotta contro il terrorismo”. Ovvero, in altre parole, il modo per mantenere e ampliare l’ingerenza e il dominio imperiale degli Stati Uniti in Africa.