Dure critiche del Sudafrica alle potenze dell’Occidente

Jacob Zuma 690x450a cura di Marx21.it

Nessun rilievo è stato riservato dagli organi di stampa del nostro paese (ed europei) alle importanti e dure dichiarazioni di condanna dell’operato dell’Occidente imperialista, rilasciate a Pretoria, di fronte a rappresentanti della stampa internazionale in merito alla sua partecipazione all’Assemblea Generale dell’ONU, da Jacob Zuma, presidente del Sudafrica. Eppure il Sudafrica in questo momento è sicuramente la nazione  più importante del continente africano, e fa parte dei cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), l’influente gruppo che riunisce le potenze emergenti più rilevanti del pianeta, che rappresentano una fetta consistente (e in crescita) dell’intera economia mondiale e un contrappeso efficace alle pretese di egemonia planetaria degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali.

Zuma – che è anche leader dell’African National Congress (ANC), l’alleanza al governo del paese,  di cui fanno parte anche il Partito Comunista Sudafricano (SACP) e la grande centrale sindacale COSATU (aderente alla Federazione Sindacale Mondiale) – secondo quanto testimonia la giornalista Christine Abelkrim-Delanne della rivista “Afrique-Asie”, ha commentato “con un tono che non lascia spazio a concessioni”, le drammatiche traversie dei rifugiati che si stanno riversando in Europa, attribuendone le principali responsabilità alle guerre di aggressione imperialiste subite da stati come la Siria in particolare, ma anche la Libia, l’Iraq, l’Afghanistan e i paesi del Corno d’Africa. E ha ammonito che non rappresenta certo una risposta degna di credito “la pretesa di chiudere le frontiere dell’Unione Europea”.

“La terribile tragedia umana di oltre quattro milioni di rifugiati ci ricorda la necessità di trovare una soluzione duratura, che consiste nel farla finita con la guerra in Siria”, ha detto il presidente sudafricano. Tale obiettivo può essere raggiunto solo attraverso il dialogo politico e spetta alla comunità internazionale respingere “tutte le azioni che mirano al cambiamento di regime” attraverso l’intervento militare, “iniziativa non conforme alla Carta delle Nazioni Unite”, e con il sostegno a gruppi terroristi.

Zuma ha proposto il dialogo politico come l’unica strada per trovare una soluzione anche per la Libia. A tal proposito, ha ricordato: “Prima della Primavera Araba e dell’assassinio di Gheddafi, non c’erano rifugiati che affluivano in massa nei paesi europei. Il Nord Africa era calmo e la situazione era normale. I bombardamenti contro la Libia e l’assassinio di Gheddafi hanno generato un conflitto di grandi dimensioni e gravi tensioni. L’ondata di migranti, all’inizio partita dall’Africa, è stata provocata dalla destabilizzazione. I bombardamenti massicci e sistematici da parte delle forze della NATO hanno destabilizzato la situazione e provocato il conflitto che continua in Libia e negli stati vicini. Non si deve dimenticare che è stato in Libia che è iniziato l’esodo dei rifugiati”. E ancora: “Quando l’Africa presentò una proposta di mediazione, per cercare con i libici una soluzione, fu ignorata. E ora quelli che hanno provocato la destabilizzazione in questa parte del mondo non vogliono accettare i rifugiati. Essi sono i responsabili, essi hanno provocato la crisi e devono dare una risposta”.

In merito alla situazione nel Medio Oriente, il presidente del Sudafrica ha insistito sulla necessità del riconoscimento dello Stato della Palestina entro le frontiere del 1967: “non può esserci pace duratura nel Medio Oriente mentre ai palestinesi è negato il diritto inalienabile a uno Stato pacifico, a fianco di Israele, con Gerusalemme Est capitale”.

Zuma ha anche fatto riferimento alla situazione nel Sahara Occidentale, definito “l’ultima colonia dell’Africa”, sollecitando le Nazioni Unite a premere per lo svolgimento di un referendum  sull’autodeterminazione.

Il presidente del Sudafrica si è infine pronunciato per una profonda riforma del sistema delle Nazioni Unite, che garantisca meglio gli interessi e le aspirazioni dei paesi in via di sviluppo, e  ha fatto notare come l’Africa, un continente con oltre un miliardo di abitanti, non disponga di un seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e sia privata in tal modo della possibilità di incidere al più alto livello nel processo decisionale di questa organizzazione.