Dal colonialismo francese all’intervento in Mali

di Mohamed Hassan | da www.michelcollon.info

mali fr-3-beaf2Traduzione di Marx21.it

La guerra in Mali ha come scopo sbarazzarsi degli islamisti radicali”, ci dicono. Però, gli stessi islamisti combattono nel “nostro” campo in Libia e in Siria. E sono finanziati dai “nostri amici”: Arabia Saudita e Qatar. Specialista dell’Africa e autore per Investig’Action di “La strategia del caos”, Mohamed Hassan chiarisce i retroscena di una guerra fin troppo schematizzata dai media.

Il conflitto in Mali si iscrive in un largo contesto e ha tutta una sua storia alle spalle. Ci sono i jihadisti che hanno lasciato la Libia per il Nord del Mali, armati dal Qatar e dall’Arabia Saudita. E ci sono i militari francesi, belgi e altri, occidentali e africani, che sono intervenuti in Mali. Per collocare correttamente questo intervento francese, dobbiamo risalire al colonialismo francese in Mali.


Quando i colonialisti francesi hanno conquistato il Mali, il territorio faceva parte della vasta zona economica che si estende attorno al Sahel. Le carovane partivano da una città oasi verso un’altra, attraverso il deserto. In tale economia originaria regnava una buona intesa tra i contadini e i nomadi. I contadini avevano bisogno dei nomadi per poter acquistare le mercanzie che provenivano dalle altre regioni e costituivano dunque la loro clientela. Tutta la popolazione di questa regione era musulmana.

Questa zona economica era molto prospera all’epoca. L’anno scorso il sito internet http://www.celebritynetworth.com/ ha inserito un maliano al primo posto della classifica dei venticinque individui che siano mai vissuti. Il giornale ha convertito i beni del re Mansa Moussa 1° che, dal 1312 al 1337, ha regnato su un reame situato all’interno del Mali di oggi, tenendo conto dell’attuale dell’attuale prezzo dell’oro e dell’inflazione nel corso dei secoli. L’uomo, oggi, possiederebbe circa 400 miliardi di dollari. C’era anche una vita intellettuale molto ricca: Timbuctu è nota come uno dei primi e principali centri intellettuali del mondo. Al suo apogeo, il reame maliano si estendeva fino alla costa del Senegal. L’arabo era la lingua ufficiale.

Il colonialismo francese ha distrutto l’intero sistema. Per annientare ogni capacità intellettuale, migliaia di professori sono stati assassinati. Come la quasi totalità dei paesi africani, il Mali che noi conosciamo oggi ha frontiere artificiali. La regione faceva parte di quello che veniva chiamato il Sudan francese. Nel 1960, diviene indipendente, prima in una federazione con il Senegal, da cui, dopo appena due mesi, il Senegal si ritira. Il Mali attuale è il quarto paese dell’Africa per superficie. Dopo il colpo di Stato contro il primo presidente nazionalista del Mali, Modibo Keita (1960-1968), il paese è diventato uno Stato neocoloniale.

Tale Stato non può costituire una nazione né può svilupparsi in modo autonomo. Il Nord, una regione desertica, è abbandonata al suo destino e i suoi abitanti vengono discriminati. Ci sono tensioni etniche tra i Tuareg (nomadi) e gli altri gruppi della popolazione. I commercio su grande scala di un tempo è andato completamente in declino. Che cosa resta al grande numero di nomadi che esercitavano attività nella regione con le loro carovane? Contrabbando, sequestri per ottenere il riscatto, traffico di esseri umani…

Molti di questi Tuareg sono diventati soldati in Libia, nell’esercito di Gheddafi. Dopo il loro ritorno nel Nord del Mali, hanno iniziato una guerra per l’indipendenza di quello che chiamano Azawad – una lotta che, nel corso alcuni decenni, si è bruscamente animata per poi nuovamente calmarsi. Il 24 gennaio 2012, si sono impadroniti della città di Aguelhok e hanno ucciso un centinaio di soldati dell’esercito maliano. Nel mesi seguenti, si sono messi ad attaccare altre città nel nord.

Il massacro di Aguelhok ha suscitato un enorme malcontento nell’esercito e tra le famiglie dei soldati, dal momento che sono poco armati e devono combattere gli insorti ben equipaggiati e addestrati. Il 22 marzo, il presidente maliano Amadou Toumani Touré (soprannominato “ATT”) è stato rovesciato da un gruppo di militari scontenti e di ufficiali subalterni sotto il comando di Amadou Sanogo.

Per i paesi vicini del Mali che, dopo il rovesciamento del presidente ivoriano Gbagbo, subiscono fortemente l’influenza della Francia, questo è stato il pretesto per annunciare un embargo sulle armi contro l’esercito maliano che in tal modo non ha avuto la benché minima possibilità contro gli insorti che accorrevano in massa. Nei mesi seguenti, il MNLA (Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad) si è impadronito di tutto il nord del paese. A sua volta, il MNLA è stato cacciato da tre gruppi jihadisti: Ansar Dine, Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI) e MUJAO – gruppi che ricevono armi e denaro dal Qatar e dall’Arabia Saudita – e così il cerchio si è chiuso.

Quando allora è sembrato che questi jihadisti stessero per precipitarsi sulla capitale maliana Bamako, il presidente ad interim Dioncounda Traoré ha chiesto al presidente francese François Hollande (Partito Socialista) di intervenire militarmente. Cosa che ha reso praticamente impossibile un piano elaborato con fatica dalle Nazioni Unite e dall’Unione Africana.

Conclusioni

Come si evolverà la situazione? Ogni soluzione al conflitto del Mali è ostacolata da tre problemi rilevanti.

Primo: nessuno permette ai Maliani di risolvere da soli le loro differenze e i reciproci problemi. L’ingerenza straniera rende impossibile la cosa. La guerra non ha fatto che esacerbare le tensioni reciproche in tutto il paese. Se voi avete la pelle un po’ più chiara e se vi scambiassero per qualcuno del nord, oggi correte il rischio di non potere più attraversare indenni le strade di Bamako.

Secondo: gli Stati africani sono molto deboli, quando si vede un paese come il Mali non riuscire a soffocare una ribellione ben organizzata di circa 500 jihadisti. Anche l’Unione Africana (UA) è debole. I paesi della SADC (Southern African Development Community) stanno cercando in qualche modo di cambiare il corso delle cose e sono stati in primo piano nell’opposizione dell’UA alla guerra in Libia. Ma ci sono ancora troppi capi di Stato africani che pensano in primo luogo al proprio interesse e di trarre maggiore vantaggio dagli ordini che ricevono dai loro referenti in Europa e negli Stati Uniti che dall’unità africana.

Terzo: se, dopo che la crisi del capitalismo si è aggravata nel 2008, la Francia non vuole diventare una nuova Spagna, Italia o Grecia, deve difendere la sua egemonia. Ma le cose non si preannunciano procedere per il meglio per la Francia, poiché le contraddizioni con gli Stati Uniti stanno aumentando. In Costa d’Avorio, l’esercito francese è intervenuto per installare al potere Ouattara che, prima di tutto, è una pedina degli Stati Uniti. E gli Stati Uniti hanno tratto vantaggio dalla guerra in Mali per installare una base per i loro droni nel paese vicino, il Niger. In altri termini, possiamo prepararci a un periodo durante il quale il Mali e tutta la regione che lo circonda si ritroveranno in un conflitto permanente, come quello che ha conosciuto la Somalia nel corso degli anni 90.

Extrait de « Causes et conséquences de la guerre au Mali », article paru dans Études marxistes, n°101.

Voir aussi « L’Occident à la conquête de l’Afrique » et « Ces islamistes que soutient l’Occident ».

Mohamed Hassan est spécialiste du Moyen-Orient et de l’Afrique. Il est l’auteur, avec David Pestieau, de L’Irak face à l’occupation (EPO, 2004) et, avec Grégoire Lalieu et Michel Collon, de La stratégie du chaos, Investig’Action/Couleur Livres, 2012.