Un gioco di parole e di cifre per mascherare la ristrutturazione finanziaria-monopolistica

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draghi merkelriceviamo e volentieri pubblichiamo

di Giuseppe Amata

L’ esposizione di Draghi lunedì pomeriggio alla Camera e martedì mattina al Senato sul Recovery Plan rappresenta un disegno mirato alla ristrutturazione finanziaria e monopolistica nell’integrazione con due grandi disegni, esplicitamente detti. Il primo, per non rimanere indietro a livello di Unione Europea, il secondo per rafforzare i legami con gli Stati Uniti e consolidare insieme la Grande Fortezza, l’Occidente, per creare con il resto del mondo un nuovo “deserto dei tartari”, negando quel multilateralismo che ha fatto fiorire nel passato, nei momenti di pace, le diverse civiltà. Chiusi in questa fortezza non si raccoglie nemmeno il grido di aiuto di centinaia di naufraghi in balia delle onde nel Mediterraneo in burrasca, facendo dire a Papa Francesco l’indomani della tragedia che era il “giorno della vergogna”. In realtà si potrebbe dire che si sta costruendo la “Fortezza della vergogna”.


Presentando questo Recovery Plan, il presidente del Consiglio non ha per niente accennato che la crisi attuale non è stata determinata principalmente dalla pandemia (anche se l’ha aggravata) ma dalla politica neoliberista e neomonetarista che ha imperversato nel cosiddetto Occidente dagli anni Ottanta fino ai nostri giorni e che ha determinato dalla fine del 2007 una grande crisi di sistema (capitalistico), la quarta dopo la grande depressione (1873-1890), la grande crisi (1929-33), quella volgarmente detta petrolifera (in realtà per la corsa imperialistica all’appropriazione delle fonti energetiche) con inizio a fine 1973 e prolungatasi fino al crollo dei paesi dell’est europeo e dell’Urss e su queste ceneri la Fortezza Occidente si è momentaneamente risollevata.

Ha forse Draghi accennato ai disastri che lo smantellamento della Banca d’Italia ha comportato? Sul detto smantellamento come governatore ha contribuito trasformandola da Ente di diritto pubblico (rimasta così solo nel nome) in Ente sul modello della Bundesbank e della Federal Reserve, cioè Enti finanziari privati che svolgono una funzione pubblica. E su questo schema è nata poi la Banca centrale europea.

Ha forse parlato di vere Riforme di struttura nell’economia italiana per cambiare strada rispetto al passato? Le riforme che si invocano sono sempre  le solite che hanno al centro le privatizzazioni e il consolidamento del capitale finanziario.

Ha forse accennato alla ristrutturazione pubblica della sanità e alla centralizzazione del sistema sanitario nazionale per sottrarlo al disastro dei poteri regionali dopo le controriforme del Titolo V della Costituzione in violazione dell’art. 5 della stessa che recita: “L’Italia è una e indivisibile”? Al riguardo le responsabilità sono non solo dei precedenti governi di centro-destra ma anche di quelli di centro-sinistra oltre a quelle dei presidenti di Giunta regionale, impropriamente chiamati governatori dato che l’Italia non è una Repubblica federale, alcuni dei quali sono sempre all’offensiva per rivendicare maggiori poteri dopo quelli già avuti.

Analogamente sulla disastrosa politica scolastica e universitaria ha detto qualcosa?

Ha forse accennato nella Riforma del fisco a modificare il sistema di riscossione che è basato sui principi della progressività fino a colpire la classe media, ma poi si basa sul principio dell’orrenda flat tax (al 43%) per tutti i grandi redditi individuali milionari annui? Ha forse pensato ad una imposta patrimoniale al di là di una certa soglia per ridurre il debito pubblico e poter dare il giusto ristoro alle attività che si costringono alla chiusura nel corso del lockdown e soprattutto ai giovani che lavorano saltuariamente e in nero in queste attività e hanno perso il lavoro? E non certo per regalare 5 o 6 miliardi alla FCA come si fece con il primo ristoro e per tutta gratitudine al governo Conte i mass media di FCA e i suoi dirigenti hanno operato per rovesciarlo non considerandolo completamente asservito ai loro disegni.

Come i grandi “Piani” del passato, a partire da quello Giolitti (del primo governo di centrosinistra con la partecipazione organica dei socialisti), a seguire con quello Pieraccini, con il “Progetto 80” ed altri non sono mancate le belle parole e i “buoni propositi” per mascherare la funzionalità a superare i ritardi del capitalismo italiano rispetto a quello tedesco, inglese e francese, analogamente questo Recovery Plan non manca di propositi, cifre e “belle” parole.

Vediamolo in dettaglio: 

L’innovazione per la digitalizzazione, l’informatizzazione e l’automazione sono esigenze oggettive. Ma ha pensato Draghi a costituire nei settori strategici delle aziende pilota pubbliche aperte a tutto il mondo esterno e non solo integrate con quelle della Fortezza occidentale per favorire il multilateralismo? No! Si procederà come già si intuisce dai fatti e anche dalle parole col regalare ingenti capitali alle multinazionali per rafforzare il loro dominio e assoggettare gli Stati, come nel Quattrocento fecero i grandi mercanti e banchieri con i loro prestiti a piccoli e grandi Stati del tempo. 

Dal modo come non si risolvono le questioni aperte, Alitalia, Ilva, e altre aziende che distolgono i loro capitali dall’Italia e lasciano nel lastrico migliaia e migliaia di operai e dall’impotenza dei governi a rimandare le scelte per far partorire topolini con il capitale pubblico per non dispiacere i grandi gruppi monopolistici dei settori economici interessati (trasporti, acciaio, manifattura, ecc.) si capisce che la strada imboccata da Draghi è la seconda. A che serve parlare di nuovi posti di lavoro quando si procede con i licenziamenti e le dismissioni? Solo per gettare fumo negli occhi della classe operaia e dei giovani!

Anche la cosiddetta transizione ecologica avviene nel segno della precedente scelta di dare contributi a pioggia ad aziende private per sostituire nel tempo le fonti petrolifere e carbonifere con le cosiddette energie alternative. Può essere questa la riconversione ecologica? No, certamente! Anche queste nuove fonti nel tempo inquineranno se verranno utilizzate per favorire il profitto. La vera riconversione ecologica dovrebbe oggettivamente consistere nel trasformare il meccanismo d’accumulazione capitalistica per modificare la qualità della vita, incrementando la produzione di beni sociali in forma collettiva e riducendo gli sprechi; riordinando le città con la riqualificazione delle periferie per renderle vivibili e salvaguardando e intensificando gli spazi verdi; riqualificando l’agricoltura con sistemi colturali biologici e abbandonando l’uso eccessivo di anticrittogamici, pesticidi (che inquinano le acque di falda) e organismi geneticamente modificati; sopprimendo gli allevamenti intensivi (altra fonte di inquinamento del suolo e delle acque) e incentivando il pascolo brado; riducendo il consumo di suolo in quanto negli ultimi settant’anni la superficie agraria utilizzata è diminuita di oltre un terzo; impedendo lo spreco delle risorse idriche e la mercificazione dei beni comuni.

E sulla distribuzione delle risorse, Draghi, esaltando il 40 per cento a favore del Mezzogiorno si può dire che abbia fatto una scelta progressiva? Assolutamente no, perché il Mezzogiorno dal punto di vista territoriale rappresenta più del 40 per cento dell’Italia e dal punto di vista economic0 (come zone a sviluppo ritardato quale tutto il territorio meridionale e le zone montane del centro Italia) rappresenta oltre il 60 per cento e quindi, per attenuare il dualismo economico centenario tra Nord e Sud, più del 60 per cento degli investimenti dovrebbero andare a tutte le zone d’Italia in via di sviluppo.

E sui trasporti ferroviari, l’Alta velocità della Salerno-Reggio Calabria è certo un problema importante, ma principale rimane il miglioramento dei vecchi tracciati e la loro velocizzazione, il ripristino di tutte le linee ferroviarie dismesse negli ultimi sessant’anni (per favorire il trasporto su gomma che ha dato immensi profitti a monopoli del cemento, dell’auto, della gomma e dei carburanti!), la progettazione di nuovi tracciati e l’ammodernamento di quelli esistenti per collegare la costa tirrenica con quella adriatica e ionica sia al centro-nord che al sud; per non dire nelle isole del problema dei doppio binario, di completare l’elettrificazione e di progettare nuovi tracciati per unire le coste opposte in modo da collegare alle linee principali le località collinari o di bassa montagna.

Di fronte a questa linea strategica del grande capitale finanziario con la collaborazione di PD e Movimento 5 Stelle occorre tracciare da parte dei comunisti una netta linea di demarcazione per costruire un Fronte popolare delle masse su problemi concreti smascherando parole, cifre e propositi del Recovery Plan e incalzando PD e 5 Stelle per la loro politica di sottomissione alle scelte del grande capitale e alla subordinazione nella Fortezza della vergogna.