Socialismo in Cina, il Tibet e la Via della Seta.

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tibet 2280194 960 720Riceviamo da Giambattista Cadoppi questo articolo contenente recensioni di libri sul Tibet. Un argomento che spesso viene trattato in modo superficiale e fazioso dalla stampa occidentale.

«Aumenteremo la consapevolezza pubblica dell'unità etnica e del progresso e creeremo un forte senso di comunità per la nazione cinese. Incoraggeremo più scambi e interazioni tra i diversi gruppi etnici, aiutandoli a rimanere strettamente uniti come i semi di un melograno che si uniscono e collaborano per la prosperità e lo sviluppo comune», così afferma Xi Jinping nella sua relazione al XIX congresso. Egli si propone di seguire il principio secondo cui le religioni nel paese devono essere orientate dalla Cina affinché possano adattarsi alla società socialista.


Un esempio della politica del Partito, spesso distorta dai media mainstream, riguarda il Tibet, più correttamente definito Xizang. A questo riguardo segnalo la pregevole collana della casa editrice Anteo sulla tibetologia e sulle religioni in Cina in collaborazione con il Centro Studi Eurasia-Mediterraneo.

La Regione Autonoma del Tibet (TAR) è stata creata nel 1965. Con i suoi 4 mila chilometri di frontiera, un sesto dell’intera Cina, la sua importanza strategica come barriera storica contro le invasioni straniere è un’evidenza indiscutibile.

Conoscere il Tibet e il suo ambiente

L’altitudine media è di 4000 metri, con una densità di ossigeno pari al 60% rispetto alle terre pianeggianti. Questa è anche una delle ragioni per le quali i cinesi han non sono mai stati particolarmente propensi a trasferirsi sull’altipiano, nonostante le accuse di “sommersione etnica” fatte periodicamente dal governo tibetano in esilio. Il governo cinese ha tutelato in modo particolare le risorse naturali del paese, che conta su fonti d’acqua decisamente superiori alla media nazionale: 439 miliardi di metri cubi d’acqua. Il plateau tibetano (non la sola Regione Autonoma), in particolare il Qinghai, ospita le sorgenti del Fiume Giallo, dello Yangtze e del Mekong, mentre il Monte Kailash è il luogo dove nascono l’Indo, il Brahmaputra, il Gange e il Sutlej. Il Tibet è dunque anche importante per le sue risorse strategiche – acqua, praterie, riserve naturali – che ne fanno una delle regioni più tutelate dal punto di vista naturalistico dell’intera Asia e un’importante barriera ecologica per la Cina. Il volume Alla scoperta del Tibet di Marco Costa che è una guida storico culturale e anche un invito a una sorta di Gran Tour e ospita una serie di saggi in questo senso di Andrea Turi che propone un viaggio nel Paradiso tibetano sul tetto del mondo. Dal magico Portala, una volta sede del Dalai Lama, occorre partire per esplorare il paese e le sue tradizioni di danze, musica, costumi che ne fanno una risorsa anche dal punto di vista squisitamente turistico. Quasi venti milioni sono i turisti che hanno visitato la regione nel 2014 in aumento del venti per cento l’anno. I voli diretti da e verso il Tibet raggiungono trentatré città. 75.470 sono i chilometri di autostrada.

Questa remota regione fu esplorata per prima dal Giovanni da Pian del Carpine (1246-47) e Guglielmo di Rubruck (1253-56), poi arrivò Marco Polo, che raccontò la sua esperienza di viaggio nel Milione. Importante la figura del gesuita Ippolito Desideri che arriva nel 1716, su cui si sofferma Andrea Costa. Un altro italiano Giuseppe Tucci è stato tra i maggiori studiosi di tibetologia trattato sempre da Costa in un libro precedente: Tibet, crocevia tra passato e futuro.

Alessandra Spalletta si interessa delle risorse energetiche e delle sfide ambientali. 441.700 ettari di prateria naturale, 14,72 ettari di foresta, il 33,9% del territorio coperto da riserve naturali fanno del Tibet una delle regioni più tutelate dal punto di vista naturalistico dell’intera Asia ed una importante barriera ecologica per la Cina. La regione è una delle zone al mondo a maggiore concentrazione di biodiversità, rendendo molto importante il suo stato ambientale. In Tibet sono presenti 125 specie selvagge protette. 150.000 antilopi e 40.000 yaks selvaggi. 440.000 ettari di terre coltivabili assicurano una buona base per l’autosostentamento.

Il Tibet nello sviluppo dell’economia socialista cinese

In Tibet vivono circa 3 milioni di abitanti, di cui poco più dell’8% di etnia han (ovvero “cinesi” propriamente detti). La popolazione è quasi triplicata dal 1951. Nei primi anni del nuovo secolo il tasso di crescita della popolazione tibetana, compresa quella al di fuori della TAR, era superiore del 100% rispetto al 1951; il tasso di mortalità infantile è crollato dal 430 al 20 per mille. Non si vede, dunque, nessuna sommersione etnica del popolo tibetano e nessun “genocidio” di cui parla l’informazione mainstream. Semmai un “genocidio” all’incontrario. Vi è una discriminazione positiva verso i tibetani che, infatti, non sono mai stati soggetti alla politica del figlio unico, per altro in via di superamento in tutta la Cina. È vero che durante i primi periodi della Repubblica Popolare molte persone di etnia han furono incoraggiate a stabilirsi nelle regioni di confine, ma è anche vero che dopo gli anni Settanta la percentuale di residenti han è andata stabilizzandosi se non diminuendo. Il 92% degli abitanti della TAR è dunque composto da tibetani e altri gruppi etnici minoritari da sempre residenti in Tibet. Alcuni di questi gruppi etnico-religiosi erano perseguitati ai tempi del dominio lamaista.

Il 25,7% della popolazione vive nelle città (Lhasa, Chamdo, Nyingchi, Shigatse), mentre gli han risiedono principalmente nella capitale. Si dovrebbe dire che la Cina piuttosto che negare i diritti umani sia stata portatrice di diritti umani primari. La speranza di vita è balzata dai 30 anni, del periodo precedente al 1959, ai quasi 70 anni attuali.

I membri del Partito Comunista in Tibet erano 306.533 nel 2014 (il 10,22% della popolazione), mentre le organizzazioni di partito sono sei mila. Ventuno sono i legislatori o deputati tibetani presenti nel Congresso Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese, di cui, occorre dire, il Dalai Lama fu vicepresidente prima di fuggire in India. Ampiamente maggioritari (tra 70 e 80%) sono i rappresentanti tibetani nelle assemblee regionali, nelle file dei funzionari statali e dei quadri dirigenti. Stefano Vernole interviene poi sulla costruzione del socialismo in Tibet. Per vedere altri due libri che trattano in generale la questione del socialismo non solo nel Tibet ma anche in Cina segnalo Il socialismo prospero di Fabio Massimo Parenti e più in generale anche il mio Crisi, crollo e rinascita del socialismo.

Stefano Vernole ci spiega l’incredibile sviluppo economico del Tibet. Il PIL rispetto a cinquant’anni fa si è moltiplicato di più di 400 volte. La crescita nel 2018 è stata del 9,1%. Da poche decine di imprese si è passati negli ultimi decenni a un incremento straordinario, dell’ordine di decine di migliaia. Per avere un’idea della famosa bolla immobiliare della Cina che dovrebbe portare al crollo dell’economia cinese (da vent’anni!) consiglio il libro del giornalista della RAI Giuliano Marrucci, Cemento rosso.

Religione in Cina e in Tibet

Le sette buddiste, da tempo riconosciute, ricevono sostegni di ogni tipo per praticare i loro culti religiosi. In tutti e due i volumi Andrea Costa ricostruisce la nascita del buddismo tibetano, delle varie sette e delle differenti posizioni teologiche. La setta dei Berretti gialli, cui appartengono i Dalai Lama, è stata fondata nel XIV secolo. La religione è protetta: 46.000 sono i monaci e le monache. 1.787 sono i siti religiosi e 358 sono i Buddha viventi. Sono presenti inoltre quattro moschee e una chiesa cattolica con 700 fedeli.

La procedura di regolazione amministrativa del sistema di reincarnazione lamaista è stata costantemente affinata dai tibetani, in collaborazione col governo centrale, proprio per garantire la massima trasparenza verso i fedeli. Il tutto è spiegato con dovizia di particolari in Chen Qingying: Il sistema della reincarnazione del Dalai Lama.

In alcuni casi le politiche di protezione ambientale coincidono anche con quelle religiose: nel più grande lago della Cina e il secondo al mondo – il Lago Qinghai – il governo locale ha imposto un divieto assoluto di pesca, la cui violazione comporta severe penalizzazioni proprio per garantire il rispetto del culto dei buddisti tibetani. Per questi, infatti, i pesci sono la reincarnazione delle anime degli antenati.

Recentemente il China Tibetology Research Center ha concluso la produzione di 18 volumi di storia del Tibet che sono stati realizzati dopo 14 anni di studi, recuperando e archiviando documenti originali di letteratura e cultura tibetana. Nel museo di Pechino si trovano poi numerosi volumi sulla cultura della regione, che constano di documenti originali, per la cui realizzazione e catalogazione il governo centrale ha stanziato 400 milioni di dollari.

Basandosi sulla parola del Dalai Lama, delle sue memorie trascritte e anche dei suoi discorsi durante i suoi viaggi all'estero, Maxime Vivas evidenzia opportunismo, omissioni, trucchi e menzogne di un uomo, del suo regno e della sua auto-beatificazione. In un appello per la laicità, l'autore solleva la questione di cosa sarebbe un «Tibet libero guidato da un profeta recalcitrante di fronte alla scienza e alla libertà di culto». Vivas nel suo libro, Dietro il sorriso, il lato nascosto del Dalai Lama, confronta il sistema feudale sotto il Dalai Lama e il sistema di istruzione primaria gratuito nel Tibet di oggi che sta riducendo in modo significativo il tasso di analfabetismo. Negli anni cinquanta l’analfabetismo superava il 95% e ora ridotto allo 0,57% nelle nuove generazioni. Più di 600 mila sono gli studenti in ogni ordine di scuola. Nel vecchio Tibet non c’erano scuole in senso moderno, oggi ci sono ben quattro Università. Per l’ammissione nelle Università i tibetani (come le altre minoranze di altre regioni autonome) necessitano di un punteggio inferiore a quello degli han. Sono inoltre favoriti nelle tasse scolastiche.

L’autore ha viaggiato in Tibet e ha scoperto che esiste un Tibet moderno che prospera assieme a libere preghiere nei templi, nei monasteri, persino nelle strade. Ovunque vi sono scritte in tibetano. Questo libro non si basa sulla documentazione degli oppositori del Dalai Lama, né su quella delle autorità cinesi. Le informazioni sono tratte da discorsi, conferenze, interviste e memorie del Dalai Lama, e dei suoi seguaci.

Molto interessante è anche il libro di Albert Ettinger Tibet libero?. Ettinger demitizza il buon vecchio Tibet che è diventato il misterioso, bello e libero Shangri-La delle sceneggiature hollywoodiane. Il Dalai Lama esiliato sarebbe per l’Occidente il difensore della democrazia e dell'indipendenza tibetana. Il declino del cristianesimo occidentale viene evidenziato dalla ricerca di sostituti a basso costo nel supermarket della spiritualità. Il vecchio Tibet lamaista in realtà per Ettinger era una sorta di inferno in terra. Nei codici feudali erano sancite norme come questa: «Se un servitore ferisce il suo padrone, la mano o il piede del servo verranno tagliati».

Il libro di Maria Morigi, La perla del drago, è estremamente interessante anche perché va oltre il buddismo tibetano per estendersi alle altre religioni riconosciute in Cina. Come si sa tra queste c’è anche il cattolicesimo che è stato al centro dell’accordo tra governo cinese e Vaticano. La religione è spesso direttamente connessa con la cultura etnica specifica, soprattutto delle minoranze. La religione non e più considerata un retaggio feudale come durante la Rivoluzione culturale, bensì Patrimonio Culturale Immateriale, condiviso e riconosciuto. Lo Stato ammette cinque religioni (taoismo, buddhismo, protestantesimo, cattolicesimo e islam), gestite attraverso istituzioni centralizzate. La religione tradizionale, anche se non riconosciuta legalmente, gode di ampie libertà e vede confluire tradizioni che fanno capo alle religioni ufficiali del taoismo e del buddhismo, lasciando spazio preminente all'orientamento filosofico del confucianesimo. Allo stesso modo sono accettate nel calendario – feste popolari che fanno riferimento a miti e festività dell'antica religione agraria o della tradizione.

Per Xi Jinping: «La sicurezza nazionale è la pietra angolare della pace e della stabilità del nostro paese, e la sua salvaguardia è nell'interesse fondamentale del popolo cinese e di tutti i gruppi etnici». Nel rispetto dello stato di diritto dice Xi si dovrà «combattere tutti gli atti d’infiltrazione, sovversione e sabotaggio, così come le attività violente e terroristiche, le attività separatiste etniche e le attività religiose estremiste salvaguardando la sicurezza nazionale». Per un’informazione esaustiva sul pensiero di Xi Jinping si veda il recentissmo La Cina della Nuova Era, a cura di Fosco Giannini e Francesco Maringiò.

Geopolitica e Grande Gioco

Il Tibet è storicamente una barriera per la sicurezza nazionale dell’Impero di Mezzo. Il territorio impervio ha da sempre costituito una difesa naturale come la Grande Muraglia a nord. Un altro esempio è lo Xinjiang, a maggioranza islamica, dove il Partito ha implementato una politica di pacificazione etnica e religiosa, ma per la sua vicinanza all’Afganistan è stato spesso oggetto di infiltrazioni che hanno portato a clamorosi attentati tendenti a minare la sicurezza del paese. Lo Xinjiang è stato al centro dell’interesse della stampa mondiale che ha diffuso la notizia “credibilissima” che la metà della popolazione maschile uigura sarebbe richiusa in campi di concentramento. Una balla la cui enormità è destinata fare implodere le abituali fake news dell’Impero [1].

Il Tibet fu anche al centro del Grande Gioco tra Russia e Inghilterra. Un agente russo Carl Mannerheim, futuro presidente della Finlandia, s’incontrò con il Dalai Lama Thubten Gyatso. L'apertura del Tibet verso l'Asia centrale e meridionale diventa fondamentale per la promozione del progetto One Belt, One Road la cui strategia prevede l'apertura completa al mondo esterno e la creazione di un area sicura, una pace duratura e di prosperità comune secondo il punto di vista cinese. Un’ottima introduzione al problema di grande attualità oggi, per via dell’adesione del nostro paese, è il libro di Diego Angelo Bertozzi La Belt and road initiative. Ma se vogliamo capire il ruolo del Tibet all’interno di questa strategia allora ci possiamo riferire al libro curato da Filippo Bovo del blog Opinione Pubblica: Lo Xizang (Tibet) e la nuova via della seta.

La ripresa della Via della Seta è molto importante perché la Cina ha avuto il suo enorme sviluppo dopo il 1978 dalle vie di mare che l’hanno collegata al mondo. Perciò l’area litoranea è stata per anni la titolare principale dello sviluppo economico e degli investimenti in infrastrutture, essendo vicina ai porti che smistano le merci. Con la nuova Via della Seta terrestre le merci passeranno proprio dalle zone più arretrate nonché problematiche della Cina da un punto di vista etnico-religioso, contribuendo alla prosperità e dunque alla stabilità delle sue aree di confine. Il Go West enunciato dalla dirigenza cinese alla fine del secolo scorso prende dunque piede in un contesto più definito.

Il Tibet potrebbe fare da corridoio per altri paesi quali il Nepal, l'India, il Bangladesh e Bhutan. La TAR diventerebbe la bretella di collegamento con Kathmandu nel Nepal tramite la continuazione della ferrovia Qinghai-Tibet. Il Nepal che ha anche un governo a guida comunista, ben disposto nei confronti della Cina, potrebbe beneficiare dell’apertura delle vie commerciali che porterebbero anche molti turisti e scambi commerciali. Occorre dire che il turismo è molto importante. Quando la Cina si aprì al mondo alla fine degli anni Settanta i primi successi furono dovuti al turismo. Oggi la Cina ha numerosi turisti che visitano il Tibet ma anche molti che vanno all’estero e potrebbero sfruttare la ferrovia per arrivare in Nepal.

La tappa successiva potrebbero essere gli stati del nord dell'India come il Bihar, l’Uttarakhand, l’Uttar Pradesh, il Sikkim e il Bengala per poi arrivare al Bengladesh.

Consigli per gli acquisti

Costa Marco, Vernole Stefano, Turi Andrea. Alla scoperta del Tibet. Storia, paesaggi e prospettive. Anteo Edizioni, 2014, pp. 224. € 15.00

Costa Marco.Tibet, crocevia tra passato e futuro. Storia, sviluppo e potenzialità della regione autonoma cinese. Anteo Edizioni, 2015, pp 268. € 15,00

Vivas Maxime. Dietro il sorriso, il lato nascosto del Dalai Lama. Anteo Edizioni, 2015, pp. 164. € 12,00

Bovo Filippo (a cura di). Lo Xizang (Tibet) e la nuova via della seta. Percorsi culturali, geografici e geopolitici. Anteo, 2016, pp. 280. € 15,00

Ettinger Albert. Tibet libero? Rapporti sociali e ideologia nel Paese del Lamaismo reale. Zambon Editore, 2016, pp. 272. € 25,00

Marrucci Giuliano. Cemento rosso. Il secolo cinese, mattone dopo mattone. Mimesis, 2017, pp. 180. € 16,00

Parenti Fabio Massimo. Il socialismo prospero. Saggi sulla Via Cinese. Prefazione di Domenico Losurdo. NovaEuropa Edizioni, 2017, pp. 288. € 18,00

Bertozzi Diego Angelo. La Belt and road initiative. La nuova via della seta e la Cina globale. Imprimatur, 2018, pp. 288. € 18,00

Morigi Maria. La perla del drago. Stato e religioni in Cina. Prefazione M. F. Parenti, Anteo Edizioni, 2018, pp. 312. € 15,00

Chen Qingying. Il sistema della reincarnazione del Dalai Lama. Anteo Edizioni, 2018, pp. 200. € 15,00

Cadoppi Giambattista. Crisi, crollo e rinascita del socialismo: il socialismo dalla "Primavera di Praga" alla caduta nell'Europa orientale, alla rinascita in Asia. Anteo edizioni, 2018, pp. 279. € 22,00

Giannini Fosco e Maringiò Francesco (a cura di). La Cina della Nuova Era. Viaggio nel 19° Congresso del Partito Comunista Cinese. La Città del Sole, 2019, pp. 322. € 18,00

Cadoppi Giambattista. Ancora una primavera. Il mito del massacro di Tienanmen. L’ingloriosa fine della prima rivoluzione colorata alimentata attraverso l’uso sistematico dell’informazione pilotata. La Città del Sole, 2019.

NOTE

[1] La strategia è simile a quella applicata per il tanto strombazzato “Massacro di Piazza Tienanmen”, di cui ricorre il trentesimo anniversario, con le sue decine di migliaia di morti. Proprio al debunking di questo avvenimento è dedicato il mio libro Ancora una primavera. Il mito del massacro di Tienanmen.