Il movimento comunista internazionale nel 2019-20

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copertina m21Editoriale del n°1/2021 di  MarxVentuno

di Andrea Catone

Questo primo numero del 2021 di MarxVentuno ha il titolo – come è stato già in altre occasioni, quando si era in presenza di un numero non completamente monografico – del primo saggio, sulla situazione del movimento comunista internazionale nel 2019-20, elaborato dal gruppo di ricerca dell’Accademia marxista della CASS. La scelta di porlo come Leitmotiv dell’intero fascicolo non è casuale: proporre una riflessione sullo stato del movimento comunista a livello mondiale appare quanto mai opportuno in un’“epoca di straordinari mutamenti” (come recita il titolo proposto dagli estensori del testo), nella quale i comunisti – a un secolo dalla fondazione della III Internazionale (1919) e di diversi partiti comunisti nati sulla base dei suoi 21 punti (tra cui il PCd’I il 21 gennaio 1921) – hanno di fronte a sé il compito di analizzare correttamente le contraddizioni principali, le tendenze fondamentali del movimento della storia, i processi di lungo periodo nel percorso dell’umanità, ed elaborare le strategie più adeguate, le forme di lotta e organizzative più adatte a che si affermi il socialismo in tutto il mondo. 


Compito grave e di enorme portata, ma il movimento comunista, che, con la rivoluzione d’ottobre e la fondazione del Comintern, rinasce, dopo il Manifesto di Marx ed Engels del 1848, su una base pienamente mondiale – grazie all’analisi leniniana dell’imperialismo e alla conseguente strategia politica che unisce proletari delle società capitalistiche e popoli oppressi delle colonie e semicolonie – non può porsi compiti minori. Il movimento comunista ha nel suo DNA una visione mondiale e una conseguente elaborazione strategica. 

Elaborazione strategica che da parte dei comunisti in Italia e anche in diversi altri paesi di ciò che con nozione non geografica ma politico-economica chiamiamo “Occidente”, si è molto appannata, se non è proprio del tutto scomparsa, negli ultimi decenni, in particolare dopo la fine dell’Unione Sovietica e delle “democrazie popolari”, decenni che potremmo definire – parafrasando un’espressione affermatasi nella storiografia per designare il trentennio del secondo dopoguerra (1945-1975) – i “Trenta ingloriosi” (1991-2021), poiché hanno segnato per i comunisti italiani (e di diversi altri paesi dell’Occidente) un pesantissimo arretramento in tutti i campi: politico, sindacale, organizzativo, culturale, come in nessun periodo della storia del movimento comunista si era mai verificato. 

È una situazione gravissima, che, con l’attuale irrilevanza politica e sociale, l’assenza di radicamento territoriale, la notevole frammentazione delle esigue ed esangui forze che si richiamano oggi al comunismo, rischia di portare all’estinzione stessa dei comunisti in Italia. È una situazione gravissima, per uscire dalla quale e cambiare rotta, avviando una nuova fase ascendente del comunismo italiano, occorrerà mobilitare tutte le energie disponibili, senza altisonanti quanto vacui proclami, senza inconsistenti velleitarismi, ma con la forza del formidabile apparato analitico che i maestri del marxismo ci hanno consegnato, per studiare, studiare, studiare, e, con grande rigore morale e onestà intellettuale e politica, conoscere e riconoscere i grandi errori commessi in questo trentennio, analizzarne e comprenderne le radici, individuare la via per correggerli e avviare un percorso effettivamente costruttivo, facendo prevalere lo spirito di unità sullo spirito di scissione, guidati in questo difficile lavoro ricostruttivo dalla bussola della fondamentale distinzione istituita da Mao Zedong tra contraddizioni tra il nemico e noi e contraddizioni in seno al popolo. 

La rivista MarxVentuno intende contribuire a questo percorso promuovendo momenti di incontro e dialogo tra le riviste marxiste e comuniste, per avviare una riflessione approfondita sulla storia dei comunisti in Italia nel trentennio post-sovietico e gettare le basi di quella fondamentale e necessaria elaborazione strategica che è stata sostanzialmente assente negli ultimi decenni.

Il rapporto sul movimento comunista internazionale nel 2019-2020 è stato elaborato dal gruppo di ricerca dell’Accademia marxista della Chinese Academy of Social Sciences (CASS), diretto da Jiang Hui e Pan Jin’e e altri, e coordinato da Li Kaixuan. Con l’Accademia marxista e l’istituto di marxismo, come con altri importanti centri studio e istituti della CASS, quali il World Socialism Research Center (WSRC), MarxVentuno intrattiene da diversi anni fecondi rapporti di collaborazione. Su iniziativa dell’Accademia marxista della CASS, presieduta allora dal compagno Deng Chundong, sono state organizzate delle conferenze – i “forum europei”, promossi in diversi paesi dell’Europa occidentale sul tema della via cinese al socialismo – che i marxisti e i comunisti italiani hanno ospitato per 5 anni consecutivi, dal 2014 al 2018, 4 volte a Roma, una a Bologna. Le edizioni MarxVentuno hanno anche pubblicato un volume degli Atti (La via cinese, 2016). 

Il World Socialism Research Center, insieme con l’Accademia marxista, organizza con periodicità ormai annuale (interrotta solo lo scorso anno a causa della pandemia) delle conferenze internazionali con la partecipazione di studiosi marxisti, comunisti e di orientamento socialista provenienti da numerosi paesi di tutti i continenti, attraverso le quali è possibile sviluppare un proficuo confronto teorico-politico. MarxVentuno è da numerosi anni sempre presente in esse con un proprio contributo di studi. Il Centro di ricerca sul socialismo mondiale da alcuni anni edita World Socialism Studies, una rivista mensile – in cinese con abstract in inglese, di cui pubblichiamo le traduzioni in italiano nel nostro sito. Con questa rivista MarxVentuno ha stretto legami organici di collaborazione.

Il rapporto del gruppo di ricerca dell’Accademia marxista della CASS, senza nessuna pretesa di essere definitivo e risolutivo, ci offre diversi spunti di riflessione sulla situazione del comunismo mondiale e sulle possibili strategie che i comunisti e le forze di ispirazione socialista possono elaborare e mettere in atto.

Alcuni degli altri saggi presenti in questo numero sono indirettamente legati al report della CASS, una parte importante del quale è dedicata alle iniziative comuniste per i 100 anni del Comintern e a quelle per il bicentenario della nascita di Engels. Lo scritto dello storico comunista Salvatore Tinè affronta uno dei nodi fondamentali della vita della III Internazionale: il ruolo di Togliatti nel VII congresso (1935) che vara la politica dei fronti popolari nella lotta contro il fascismo e per contrastare la guerra imperialista. 

A Federico Engels è dedicato il profilo tracciato con grande partecipazione sentimentale da Vladimir Gryzlov, direttore della rivista del Partito Comunista della Federazione Russa Političeskoe Prosveščenie, con la quale da alcuni anni MarxVentuno ha avviato una proficua collaborazione, con la reciproca traduzione e pubblicazione di articoli sulle rispettive riviste. E da Engels – in particolare da quell’“esempio insuperato di letteratura socialista”, come lo definì Antonio Labriola, che è l’Antidühring (1878) – prende le mosse il saggio di Vladimiro Giacché, già pubblicato parzialmente in lingua tedesca sulla rivista del Partito Comunista Tedesco (DKP) Marxistische Blätter, che affronta con grande capacità di sintesi e approccio critico una delle questioni più spinose e dibattute tra i comunisti e i marxisti, in particolare dopo la conquista del potere politico in Russia e l’avvio della costruzione del socialismo: la relazione tra produzione mercantile, rapporti mercantil-monetari (come venivano abitualmente definiti nella pubblicistica sovietica e delle democrazie popolari europee) e socialismo; questione quanto mai attuale e interessante, affrontata in modo costruttivo dal punto di vista teorico e pratico nelle esperienze di paesi come la Cina e il Vietnam, guidati da partiti comunisti, che, grazie alla combinazione dialettica delle diverse forme di proprietà socialista e proprietà privata, di piano e mercato, hanno ottenuto uno straordinario sviluppo delle forze produttive, riuscendo così, in un tempo storicamente molto breve, a sradicare quasi completamente la povertà, a un livello quantitativo e qualitativo sconosciuto ad altri paesi. 

A quest’ultimo tema della lotta alla povertà in Cina, al modo in cui il PCC, con il suo attuale segretario generale nonché presidente della RPC Xi Jinping, ha affrontato il problema, concentrandosi sulla nuova strategia di “irrigazione a goccia” (la metafora per designare la riduzione mirata della povertà) in luogo della precedente “irrigazione a inondazione”, e la mobilitazione attiva e consapevole delle strutture di base del partito comunista cinese nelle campagne e a livello periferico, è dedicato l’ampio e articolato saggio di Lei Ming e Zhou Pei, pubblicato nel numero 4/2020 della rivista marxista cinese Marxism&Reality, con la quale MarxVentuno avvia con questo numero un rapporto di collaborazione che ci auguriamo possa essere sempre più proficuo in futuro. Per agevolare il lavoro della nostra redazione, che non dispone attualmente di validi traduttori dalla lingua cinese di testi di carattere politico-economico e filosofico, la redazione della rivista, grazie all’Executive Editor-in-chief Xiaowu Huang, ci ha messo a disposizione le traduzioni in inglese dei testi che qui pubblichiamo. 

Insieme con il saggio sulla strategia cinese di riduzione della povertà, sono pubblicati qui altri due interessanti e importanti lavori già apparsi in Marxism&Reality: quello di Ai Silin e Qu Weijie, che è una puntuale e attenta critica, sviluppata attraverso le lenti del marxismo, alla dottrina occidentale della superiorità dei diritti umani rispetto alla sovranità nazionale, dottrina che, come scrivono gli autori, è stata sostenuta per legittimare l’avvio di una serie di guerre regionali, in particolare le aggressioni occidentali contro la Serbia e Montenegro con la “guerra del Kosovo” (1999) e contro l’Iraq (2003). 

Il saggio filosofico di Wu Xiaoming sul “materialismo storico quale fondamento della filosofia politica di Marx”, ricostruendo il percorso filosofico-politico di Marx ed Engels, svolge una serrata e argomentata critica all’universalismo astratto e alla “mitologia ideologica”, che assume a base dell’intera teoria le idee o le categorie della modernità (specialmente quelle di “giustizia”, “uguaglianza”, “libertà”), e ci invita a riappropriarci pienamente dell’impostazione storico-materialistica di Marx.

Questi testi – così come quelli in preparazione per il prossimo numero – ci mostrano come lo sviluppo degli studi marxisti in Cina sia in piena fioritura. La Cina è oggi il paese in cui vi è il maggior numero di centri studio, istituti marxisti e scuole di marxismo (che Xi Jinping ha fortemente rilanciato nell’ultimo decennio), con molte riviste specificamente dedicate allo studio del marxismo. Basti pensare a cosa è stato in Cina il bicentenario della nascita di Marx nel 2018 (per il bicentenario di Engels vi è stato il grande ostacolo della pandemia) quando in tutto il paese si sono svolte conferenze e convegni, e l’università di Pechino ha organizzato la II conferenza mondiale del marxismo, con la presenza di oltre 330 relatori da tutto il mondo. Riscontriamo purtroppo che in Occidente sono ancora molto poche le pubblicazioni dedicate al marxismo cinese, anche se la situazione sta lentamente cambiando. I marxisti della CASS hanno dato vita a Marxist Studies in China, una pubblicazione in lingua inglese con periodicità pressoché annuale, costituita da una selezione dei saggi usciti in lingua cinese nella loro rivista mensile di studi sul marxismo. La CASS ha da diversi anni avviato come propria rivista ufficiale International Critical Thought. Grazie all’editore Canut possiamo accedere a traduzioni in lingua inglese di alcuni lavori dei marxisti cinesi. 

Ma è ancora molto poco. In Italia, poi, mentre esiste una discreta pubblicistica di carattere essenzialmente geopolitico sulla Cina, è pressoché ancora inesistente la pubblicazione di testi del marxismo cinese. Le edizioni MarxVentuno si propongono di contribuire a colmare questo vuoto, sia continuando a tradurre e pubblicare – ci auguriamo in misura più ampia di quanto siamo riusciti a fare sinora – articoli e saggi, sia avviando la costituzione di uno specifico Centro studi sullo sviluppo del marxismo in Cina. Stiamo vivendo un’epoca di straordinarie trasformazioni: se guardiamo al percorso compiuto dalla Cina dalla fondazione della RPC 72 anni fa possiamo dire che ci troviamo di fronte alla più grande trasformazione – per la brevità dei tempi in cui è avvenuta e la massa di popolazione coinvolta – che si sia mai compiuta nella storia. Questa straordinaria trasformazione economico-sociale, si accompagna – e ogni grande trasformazione nella storia è stata così – con un grande sviluppo culturale e teorico. Il pensiero marxista cinese accompagna la grande trasformazione in Cina. Conoscerlo e studiarlo può dare un notevole apporto alla rivitalizzazione del marxismo in Occidente.