Come comunicano i leader delle forze di governo?

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draghi s4di Francesco Galofaro e Marco Pondrelli

L’analisi di quest’oggi verte su alcuni leader di forze politiche che sostengono il governo Draghi: Articolo1, Più Europa, Italia Viva, PD, M5S. Mancano Lega e Forza Italia, delle quali ci siamo già occupati. Abbiamo scelto di analizzare il discorso su twitter di Emma Bonino, Matteo Renzi, Enrico Letta, Pier Luigi Bersani e Giuseppe Conte). Abbiamo confrontato i word cloud degli ultimi cento tweet di ciascuno, con un occhio al testo originale per comprendere meglio il contesto in cui alcuni termini sono impiegati.


Per quanto riguarda Emma Bonino (fig.1), gli spazi enunciati sono Italia e naturalmente Europa, dato il nome del suo movimento. Costantemente evocato è il presidente Draghi e il governo – come abbiamo detto, i leader si dividono nettamente tra una maggioranza che non nomina volentieri Draghi, e un’altra che si pone in posizione di supporter rispetto al presidente del consiglio. I temi evocati sono diritti e vaccini. Anche la parola “Stato” è molto presente, nonostante la cultura ultraliberista che Emma Bonino rappresenta (d’altronde, oggi è in maggioranza). La parola “piano” suggerisce un agire politico programmato, improntato a una strategia meditata. Si direbbero assenti bersagli polemici particolari.

Pur se in misura minore rispetto a Bonino, anche Matteo Renzi (fig. 2) si colloca tra i “gregari di Draghi”: il presidente è un attore molto presente nelle rappresentazioni allestite dal leader di Italia Viva. Renzi dà poi molto spazio a Grillo – evidentemente in posizione di bersaglio polemico, e alle “persone”, cui evidentemente si rivolge. Un solo tema emerge tra gli altri, quello dei vaccini. L’Italia è la sola coordinata geografica di riferimento.

La comunicazione di Enrico Letta (fig. 3) è senz’altro la più “ricca” e informativa tra quelle considerate. In primo luogo, a differenza di altri leader, non è monotematico: lavoro, giovani, salute (non vaccini), nextgenerationeu, riaperture. Il partito che rappresenta è evocato non solo attraverso il suo nome, ma anche tramite le sue articolazioni: deputati del PD, assemblea del PD, e la propria carica di segretario, che evidentemente vanno lette in rapporto dialettico. La coordinata geografica è estremamente varia: Italia e Sud, Europa, Terra. Non mancano parole che caricano di connotazioni positive il suo discorso (impegno, grazie, incontro).

Molto problematico è il modo in cui Pierluigi Bersani usa twitter (fig. 4). Molte “word cloud” dei leader politici sono in qualche modo “inquinate” da parole che rinviano alla loro presenza mediatica. Si impiega twitter come promo per dare appuntamento ai propri seguaci a una trasmissione televisiva. Solitamente c’è un equilibrio, ma - nel caso di Bersani – il medium prevale nettamente sul messaggio. In questo, ha il difetto di un’altra leader della sinistra di cui ci siamo già occupati, ovvero Marta Collot di “Potere al popolo”. A parte questo, sono riconoscibili pochi attori (Roberto Speranza, Conte) qualche coordinata geografica (mondo, Italia), pochi temi (condono, vaccini). Quanto ai riferimenti politici, oltre ad articolo 1, si associa la parola “sinistra” – gli altri leader evitano di collocarsi nell’arco parlamentare; stranamente, però, mancano i temi che connotano la suddetta, a partire da quello del lavoro. Abbondano i “mattoncini” che permettono la costruzione dei noti bersanismi: verbi modali (dobbiamo, possiamo, può, possibile) avverbi (qui, dopo, qualche), verbi molto generici (dire, va, fare, vediamo), che in qualche modo servono a Bersani per “diluire”, “disciogliere” i temi politici del suo discorso.

Per finire, Giuseppe Conte (fig. 5): Italia e G20 prevalgono su ogni altro tema. Il profilo è estremamente istituzionale nel lessico: agenda, conferenza stampa, sostenibilità, Palazzo Chigi, sfide). Non mancano gli anglicismi: non tanto per esterofilia, quanto perchè, a differenza di altri leader, Conte twitta spesso in inglese, rivolgendosi a presidenti, organizzazioni internazionali, personalità quali Bill Gates e Greta Thunberg. Accanto a salute, pandemia e vaccini, l’altro tema spesso ricordato da Conte è quello del lavoro.

Ricapitolando quel che si è detto sin qui, una prima opposizione tra i leader delle forze politiche considerate è tra autonomi e gregari. Piccole forze come quella di Renzi ed Emma Bonino rivendicano la nascita del governo Draghi come un proprio risultato, in discontinuità con il Conte bis, e dunque non fanno che riferirsi all’azione del presidente del consiglio; al contrario, i leader di altre forze politiche marcano la propria autonomia evitando di nominarlo. In secondo luogo, normalmente, ogni leader fa riferimento alla propria forza politica. L’eccezione è Giuseppe Conte, che non parla mai dei 5Stelle, e ironicamente in questo è simile a Salvini, che non nomina mai la Lega. Le ragioni sono molto diverse, dato che Salvini cerca di rivolgersi agli Italiani senza mediazioni, mentre Conte preferisce assumere un profilo istituzionale ed internazionale, rivolgendosi per lo più a una élite e dando a chi lo legge l’impressione di entrare in contatto con essa per suo tramite. Dall’altra parte, abbiamo il caso estremo di Letta, che mette in scena la dialettica democratica tra le articolazioni del partito: non sembra strano, dato che ricopre il ruolo di segretario, ma occorre ricordare che altri nella medesima posizione non ritengono utile fare altrettanto. Letta prova a dare l’impressione di essere a capo di una forza politica “reale”, non di una delle tante sigle usa e getta a disposizione del tribuno di turno. Questa interpretazione è confermata dalla terza grande opposizione discorsiva, ovvero tra leader monotematici e politematici. I primi si concentrano su un tema, talvolta meramente di attualità, talaltra caratterizzante rispetto alla concorrenza. Letta è a capo di una grande forza “generalista”, liberale (con poca nostalgia della sinistra), in grado di connettere nel proprio discorso diverse letture del reale, costantemente insediata, tuttavia, da piccoli comitati di scopo raccolti intorno a personalità carismatiche in grado di portargli via frazioni di elettorato. Sono i leader “sponsor” di questioni specifiche o fondamentali per caratterizzare l’identità politica di alcune frange di elettorato. Così è per Tajani (il partito delle imprese) e Bonino (il partito dell’Intelligencija liberale); Matteo Renzi si presenta come un personaggio in cerca d’autore, alla guida di un traghetto per destinazione ignota (un’area affollatissima, quella del centro liberale che guarda a destra). E’ l’unico leader tra quelli al governo ad aver bisogno di un nemico; solitamente chi governa evita le polemiche. Diverso è Conte, che, similmente a Salvini, non tiene affatto ad apparire come dirigente di una fazione politica. Mentre Salvini recita il ruolo della guida carismatica in connessione sentimentale col popolo, Conte appare più come il candidato all’amministrazione di un’azienda sana, ma priva di un management adeguato ai tempi.

Figura 1

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Figura 2

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Figura 3

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Figura 4

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Figura 5

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