Associazione Politico-Culturale Marx XXI

La guerra umanitaria

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di Andrea Catone

sirte-dopo-la-guerraPubblicato in Umano troppo disumano, n. 11 di Athanor Semiotica, Filosofia, Arte, Letteratura, n. 11, 2007-2008, a cura di Fabio De Leonardis e Augusto Ponzio, Meltemi, Roma, pp. 309-330

1. Un modo umano di fare la guerra

“Il termine guerra umanitaria fu coniato nel 1999 a ridosso dell'aggressione della Nato nei Balcani. […] Da allora altre guerre umanitarie sono scoppiate, mentre i rischi di monopolio dell'informazione e i tentativi di manipolarne i contenuti si stanno moltiplicando”. Vi potrebbe essere anche un celebre e tragico antecedente, che in alcune traduzioni suona come “guerra umanitaria”: è il discorso che Hitler pronuncia, trasmesso via radio in diretta negli USA, per annunciare l’invasione della Polonia il 1° settembre 1939, data che i libri di storia indicano come inizio della seconda guerra mondiale:

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24 Marzo 1999 - Marzo 2013: Noi non dimentichiamo

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a cura del Forum Belgrado Italia
 
kosovo sfollati24/03/2013
 
"…la guerra non è una canzone, che si può dimenticare
la guerra è una favola funesta, che ogni giorno si manifesta…" (Milena N. Kosovo, 12 anni )
 
"…Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d'aria(ndt: bombardamenti aerei…)sulla Repubblica Federale di Jugoslavia…Tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all'intraprendere l'azione militare…".
 
Così, il 23 marzo 1999, l'allora Segretario generale della NATO J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l'inizio della fine della "piccola" Jugoslavia e del popolo serbo in particolare…
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Quella guerra dimenticata. A 14 anni dalla guerra dei Balcani

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di Tamara Bellone, Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia | da www.cobaspisa.it

balcani soldato fugaNell’estate del 2000 ero in Jugoslavia, per la precisione in Serbia a Kraljevo (1), in un campo di profughi serbi provenienti dal Kosovo. Un professore di storia in pensione organizzava corsi per intrattenere i bambini e i ragazzini. Mi disse: “L’aggressione della NATO alla Jugoslavia è stata la più grande sconfitta della classe operaia europea.” Infatti nel 1999, durante i bombardamenti sulla Serbia e il Montenegro (allora ancora erano Jugoslavia) l’opposizione alla guerra fu blanda, se da un lato la CGIL si schierò in modo vergognoso con il governo dalemiano, la sinistra, a parte il sindacato di base e qualche rara eccezione tra gli intellettuali, si fermò al “né con la NATO né con Milošević”. Purtroppo ciò si ripercosse anche sul “dopo bombardamenti”. Gli aiuti agli operai jugoslavi della Zastava di Kragujevac furono frutto della solidarietà di molte fabbriche, ma ebbero per lo più il carattere di aiuto umanitario, non essendoci né vera e propria solidarietà politica. In realtà la Jugoslavia, polmone d’Europa, fu devastata da un immane disastro ecologico, che si ripercuote fino ad ora nella popolazione non solo della Serbia, ma dell’intera regione: basti pensare alle bombe cadute in Adriatico...

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Il Consiglio Diritti Umani ONU fomenta guerre e ingerenze

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di Marinella Correggia | da www.sibialiria.org

aleppo guerraIL CONSIGLIO DIRITTI UMANI ONU FOMENTA GUERRE E INGERENZE

(MALGRADO GLI SFORZI DI VENEZUELA, CUBA E POCHISSIMI ALTRI)

Intervenendo giorni fa alla sessione del Consiglio Onu per i diritti umani (Unhrc) con sede a Ginevra, l’organizzazione internazionale North South XXI ha indirizzato parole dure ai paesi membri del Consiglio, che sono quarantasette, a turno. Parole adatte alla commemorazione del decimo anniversario della guerra all’Iraq ma anche al tentativo in corso da parte delle potenze Nato e dei loro alleati arabi di fomentare la guerra in Siria: “Questo Consiglio non ha intrapreso azioni adeguate rispetto all’uso illegale della forza contro i popoli dell’Afghanistan e dell’Iraq (…) Stiamo commemorando l’anniversario dell’assassinio di un milione e mezzo di iracheni – secondo quanto pubblicato da The Lancet – ma il Consiglio non ha fatto nulla per porre fine all’impunità dei responsabili. 

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Mediterraneo, ponte di guerra

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di Manlio Dinucci | da il Manifesto del 19 marzo 2013

marines tramonto«I molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce»: li ha ricordati a Montecitorio Laura Boldrini riferendosi al dramma dei profughi. Il Mediterraneo, ha detto, «dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni». 

Finora però il Mediterraneo è stato sempre più un ponte di guerra. Partendo dalle basi in Italia, la Nato ha demolito lo stato libico, provocando la disgregazione del paese e l’esodo di milioni di africani che avevano trovato qui un lavoro. Lo stesso sta facendo con la Siria, che cerca di demolire con forze infiltrate e metodi terroristici, provocando altre vittime e ondate di profughi.  Non basta quindi «un parlamento largamente rinnovato». Occorre una nuova politica estera. Quella italiana, indipendentemente dal colore dei governi, segue invece sempre la stessa rotta. Il governo Monti, nei suoi ultimi giorni, sta infatti compiendo importanti atti di politica estera che passeranno nelle mani del futuro governo. 

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