Il 25 aprile giorno della Resistenza, ma da chi e da cosa? Editoriale

di Marco Pondrelli

È tradizione consolidata che le celebrazioni del 25 aprile siano accompagnate da polemiche, critiche e distinguo. Quest’anno però lo scontro sta degenerando in farsa ed è stato introdotto un nuovo dilemma: sì o no alle bandiere della Nato, una discussione che stravolge il buon senso ed a cui andrebbe fatta precedere un a domanda, c’è qualche italiano che ha in casa una bandiera della Nato?

Battute a parte è scattato prontamente il linciaggio dei maggiori organi d’informazione contro l’ANPI colpevole di avere detto no alla presenza di questi simboli durante le celebrazioni. Già il fatto che si parli di un’assurdità simile è una sconfitta per l’antifascismo, non perché la Nato sia stata fondata nel ’49 a Liberazione compiuta ma perché essa è stata un’organizzazione che ha portato morte e distruzione nel mondo, basti pensare alla sciagurata guerra in Jugoslavia fatta in totale spregio del diritto internazionale. Ricordiamo che la Nato nacque non solo, e non tanto, con funzione difensive rispetto al Patto di Varsavia (che infatti è sorto successivamente) ma per necessità di controllo interno, ovverosia per impedire che le organizzazioni comuniste e socialiste andassero al potere. Fu una scelta che limitò la nostra democrazia e la nostra sovranità in totale negazione dei valori della Resistenza.

Il tema delle bandiere atlantiste è però solo un pretesto per attaccare l’ANPI e per continuare l’escalation bellica contro la Russia. Liliana Segre ha affermato che non sarà possibile celebrare la Liberazione senza pensare a Kiev, nonostante il rispetto per la storia e gli orrori vissuti dalla senatrice a vita ci permettiamo di dissentire. La scelta russa di avviare l’Operazione Militare Speciale va vista nel suo contesto storico, se un atto viene giudicato in modo a sé stante senza analizzare quello che c’è stato prima si può arrivare a dei brutti paradossi, ad esempio è giusto fucilare un uomo e poi appenderlo a testa in giù? Un simile atto può essere giustificato con quello che è successo nei 20 anni precedenti? Noi pensiamo di sì, piazzale Loreto appartiene alla nostra storia come i partigiani che lì vennero trucidati nell’agosto del ’44. Allo stesso modo non dimentichiamo i 14 mila morti nel Donbass, così come conosciamo molto bene le denunce di questi crimini fatte dall’OSCE, dall’ONU e finanche da un’organizzazione ambigua come Amnesty International.

Se c’è un nuovo pericolo fascista esso non si trova in Russia e paradossalmente neanche dietro le bande naziste ucraine, perché esse senza il sostegno e la compiacenza dell’Occidente sarebbero già da tempo scomparse dalla storia. Il nuovo fascismo sta nel giustificare il battaglione Azov, sta nel presentarlo come un battaglioni di patrioti, fervidi lettori di Kant e le cui svastiche sono ispirate ad atavici retaggi del passato e non certo all’esempio di Hitler e Stepan Bandera (intanto divenuto padre nobile della patria). Gli squadristi oggi non sono più nelle strade con il manganello e l’olio di ricino ma sono negli studi televisivi o sui grandi giornali, pronti ad aggredire, deridere, offendere e denigrare qualsiasi voce critica. Durante il maccartismo era obbligo iniziare a parlare sentendo la necessità di dire: ‘non sono e non sono mai stato membro del Partito Comunista’, oggi per ottenere il permesso di intervenire occorre dire che Putin è un dittatore e la Russia è l’aggressore, ci chiediamo perché nessuno ha mai sentito il bisogno di rimarcare con la stessa foga i ben più gravi crimini statunitensi?

Domanda retorica a cui però facciamo seguire una considerazione ed un consiglio. Nonostante una incessante propaganda anti-russa e pro-guerra la maggioranza del popolo italiano non si lascia convincere, quindi non solo siamo in presenza di semplice propaganda ma questa non è neanche fatta bene. Il limite che ha questo modo di fare ‘informazione’ è continuare a considerare gli spettatori degli stupidi pronti a bersi qualsiasi stupidaggine, non è più così perché, anche grazie al ruolo di tante voce critiche online, chi ascolta tende a fare ed a farsi delle domande e la propaganda violenta e squadrista non è in grado di dare risposte. Facciamo un esempio: perché si condanna, giustamente, il fenomeno dai bambini-soldato ma si esaltano le foto di bambine ucraine con in mano un’arma? Quando l’Unione Sovietica resisteva all’orda nazi-fascista si diceva che il contributo dei bambini alla difesa della Patria era quello di continuare a studiare, veramente i nostri giornalisti pensano che solo degli stipendiati da Putin si pongano queste domande?

Il sostegno ai nazisti ucraini oramai è ampiamente diffuso anche a sinistra, quella sinistra che con forza continua a parlare di resistenza ed a chiedere l’invio di armi. Viene da ridere ripensando a quando pittoreschi personaggi accusavano Marx21 di rossobrunismo per le sue posizioni sull’Unione europea, ora vediamo tutti dove sta la vera alleanza con il fascismo.

Ad oggi siamo di fronte solo alla propaganda per quanto ininfluente ma parliamo dell’Italia e dell’Occidente, nel resto del mondo il racconto di questa guerra è molto diverso, dobbiamo fare lo sforzo di alzare lo sguardo è cogliere il senso profondo di un mondo che sta cambiando.

Recentemente in un editoriale sul ‘corriere della sera’ anche Federico Rampini sottolineava come la Russia non sia isolata ma sostenuta da molti Stati non allineati al pensiero unico atlantista, quel che mancava nel suo articolo era un approfondimento sul perché, per rispondere a questa domanda occorrerebbe analizzare criticamente gli ultimi 30 anni di politica internazionale, sono stati gli USA ha decretare la morte del diritto internazionale scatenando guerre senza alcuna autorizzazione dell’ONU, anche quando alla Casa Bianca c’erano sinceri ‘democratici’. L’Occidente non riesce a guardarsi allo specchio, chi non accetta la sua visione del mondo è un paria, il limite di questo ragionamento è che mentre un tempo era questo piccolo spicchio di mondo ad esercitare un’egemonia oggi non è più così e nuovi egemoni, a partire dalla Cina, si stanno affacciando (meglio riaffacciando) sulla scena.

Lo stesso atteggiamento che porta a non considerare le posizioni altrui senza indagarne i perché lo si ritrova nella politica interna. Ci si dispera per le vittorie dei cosiddetti ‘populisti’ e ‘sovranisti’ ma non ci si chiede mai perché queste forze vengono votate. Entrambe le questioni, vittoria delle forze anti-sistema e blocco anti-occidentale a livello internazionale, hanno una radice comune nella crisi della nostra democrazia che non è conseguenza delle vittoria delle forze anti-establishment ma ne è causa. L’Italia ha visto in questi anni ridursi i salari e gli stipendi a beneficio di rendite e profitti, sono cresciute le diseguaglianze e conseguentemente si sono ridotti gli spazi democratici.

Il 25 aprile deve avere al centro questi temi e non il sostegno ai nazisti ucraini, gli Stati Uniti ed i suoi alleati devono capire che il mondo sta cambiando, che la loro egemonia è finita e che la guerra non può essere uno strumento per impedire che la storia faccia il suo corso.

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