Armi e guerra. Editoriale

di Marco Pondrelli

Se una settimana fa scrivevamo che il mondo stava danzando sull’orlo del baratro oggi non possiamo che prendere atto che l’ala guerrafondaia dello schieramento occidentale è sempre più forte. Due fatti caratterizzano la settimana che ci lasciamo alle spalle.

Innanzitutto il Governo Meloni ha provveduto a trovare i soldi per spedire altri armi all’Ucraina, come gli ultimi giapponesi nella giungla continuiamo a combattere, anche se i nostri padroni d’oltre oceano hanno bloccato gli aiuti. Negli Stati Uniti non è facile, in un anno elettorale, spiegare al proprio elettorato che si continua a finanziare una guerra impopolare quando i problemi interni sono cronici, in Italia invece il Governo Meloni non ha dubbi a dirci che dobbiamo morire per Kiev, con il Ministro Crosetto già pronto ha presentare l’ottavo e il nono rifinanziamento. Non induce all’ottimismo l’astensione del Pd, che ha presentato una propria mozione in cui non si defletteva dal sostegno militare all’Ucraina, l’astensione si riduce a un patetico tentativo di intercettare parte del voto pacifista. Non ci facciamo illusioni su un Partito che sui territori sta in tutti i modi censurando le iniziative non gradite, ovverosia non schiacciate sulla propaganda atlantista. Queste azioni da parte di alcuni amministratori locali del Pd hanno avuto scarsa rilevanza sui media (i pochi che ne hanno parlato hanno dato spazio solo ai deliri ucraini-piddini), noi ci auguriamo che una simile vergogna produca una dura risposta da parte dei sinceri democratici.

L’altra novità della settimana è stato il bombardamento occidentale contro gli Houti che nei fatti è stato un bombardamento contro lo Yemen. Quando nel 1971 Paolini girò il cortometraggio ‘Le mura di Sana’ non avrebbe mai immaginato che 50 anni dopo sarebbe stato l’Occidente a mettere in pericolo questa splendida città. Bloccare lo stretto di Bab el-Mandeb vuole dire bloccare il canale di Suez, se questo avviene non è per un capriccio degli Houti ma per fare pressioni e bloccare il massacro di Gaza, L’Occidente ha però pensato che la strada più comoda fosse un’altra. Stati Uniti e Regno Unito assieme ai soliti ‘volenterosi’ hanno bombardato convinti che questo fosse l’unico modo per salvare il commercio mondiale. È singolare che quando c’è da salvare i civili a Gaza ci si limiti ai comunicati stampa, mentre quando vengono toccati gli interessi economici si fa subito ricorso alle armi. L’unico risultato che produrrà questa azione sarà quello di rendere ancora più infuocata la situazione regionale, il turismo di Blinken a favore dei fotografi non è rivolto a convincere il governo israeliano ma gli elettori democratici che a novembre difficilmente sosterranno Biden (o qualsiasi altro candidato), la realtà è che per risolvere il problema mediorientale occorre risolvere il problema dello Stato Palestinese.

Dopo l’attacco la Russia ha chiesto la convocazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sarebbe l’unica cosa giusta da fare in questo momento, per quanto qualche benpensante potrebbe non essere d’accordo noi ribadiamo che Russia e Cina sono i due argini contro una deflagrazione del conflitto su scala mondiale. Il rischio è che la guerra diventi consustanziale al nuovo (dis)ordine mondiale, consegnando alle prossime generazioni un mondo instabile e sempre meno democratico. La soluzione di questo conflitto non arriverà dagli Stati Uniti o dall’Occidente ma solo dal Sud globale, è essenziale che questa azione sia affiancata da una grande mobilitazione nelle nostre città che dimostri che i nostri governi non ci rappresentano.

Il fatto che il Sudafrica abbia portato Israele davanti alla corte dell’Aja è importante, anche se non ci facciamo illusioni sui risultati finali, perché dimostra ancora una volta che non c’è una sovrapposizione fra l’opinione pubblica mondiale e la stampa italiana, abbiamo visto immagini, prontamente censurate, che non lasciano dubbi che quella che Israele sta combattendo a Gaza non è una guerra ma è un vero e proprio genocidio, onore al Sudafrica e agli Stati che lo sostengono per questa coraggiosa battaglia.

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