Storia del Caucaso del nord tra presenza russa, islam e terrorismo. Giuliano Bifolchi

di Marco Pondrelli

Ultimamente la Russia è divenuta centrale nel dibattito politico, improvvisati commentatore pretendono di spiegare un Paese grande e complesso con piccole affermazioni apodittiche. Personalmente per iniziare a fare chiarezza su questo splendido Paese mi sento di consigliare il libro di Giuliano Bifolchi, che mette a fuoco il Caucaso del Nord interno alla Federazione russa. Il Caucaso è una regione relativamente poco estesa ma di grande importanza, un passaggio fondamentale per collegare Oriente ed Occidente, molto ricco di risorse naturali e molto variegato nella composizione etnica, basti pensare al Dagestan grande un sesto della Polonia e nel quale si parlano 25 lingue.

Il testo di Bifolchi ricostruisce in modo breve ma preciso la storia di questa regione e dei tre attori principali che ritornano anche ai giorni nostri: Russia, Islam e Turchia. L’Occidente ha conosciuto il Caucaso in seguito alle guerre cecene e al terrorismo che ha insanguinato il suolo russo. Come sottolinea l’Autore nel Caucaso vi è una contrapposizione fra l’Islam locale e tradizionale e quello ‘alieno’ [pag. 92] introdotto tramite influenze esterne o addirittura tramite agenti stranieri. Questo scontro è fra l’Islam Sufi e salafita. Alla base della seconda guerra cecena c’era la paura che la decisione dell’allora Presidente Ichkeria Aslan Maskhadov di introdurre la sharia a livello statale potesse trasformare la Cecenia ‘non solo in un centro di attività criminali ma anche in una potenziale minaccia per la pace e stabilità dell’intera regione’ [pag. 96].

I motivi di malcontento nel Caucaso erano già presenti dai tempi dell’Unione Sovietica ed il terrorismo potè poggiare su questi presupposti, la data spartiacque secondo Bifolchi fu il 1995 quando il terrorismo iniziò ad assumere un carattere di matrice islamica.

La soluzione al conflitto fu possibile grazie alla sua ‘cecenizzazione’ con la scelta di Kadyrov, prima il padre e poi il figlio, come riferimento del Cremlino. Al momento risolto il problema ceceno il rischio maggiore si è spostato in Dagestan.

La politica russa si è concretizzata nella creazione del Distretto Federale russo del Caucaso del Nord (DFCN) e nel lancio della Strategia 2025 che vede da una parte il modello ceceno, dall’altro quello riscontrato in altre regioni in cui la figura politica predominante emerge da un accordo fra i diversi gruppi etnici [pag. 127]. Dentro queste strategia la Russia investe nel tentativo di sviluppare economicamente l’area. Questi progetti in prevalenza nel settore del turismo hanno dei limiti, innanzitutto legati alle disponibilità economiche del Cremlino. A fronte di un a crisi economica complessiva questi investimenti sono destinati a ridursi. Inoltre l’Autore sottolinea come questi progetti non riescano a sviluppare una piccola e media imprenditoria locale.

A questi limiti economici si sommano due tendenze. Da parte russa si sta rafforzando una fobia verso il Caucaso e nel Caucaso è in atto una ‘derussificazione’ con il rischio che ‘la popolazione nord caucasica si senta estromessa non solo dal processo economico che sta investendo la regione […] ma anche dall’imponente ascesa della Chiesa Ortodossa alleata del governo russo che rischia di divenire antagonista della umma musulmana e dei movimenti nazionalisti che dividono la società russa su base etnica’ [pag. 167].

Il Caucaso rimane quindi una regione delicata per la Russia di cui nei prossimi anni si tornerà a parlare.

Unisciti al nostro canale telegram