Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario. Domenico Moro

morodi Marco Pondrelli

Sull’euro e sull’Unione europa si scrive molto, ma purtroppo le categorie ed i ragionamenti impiegati sono spesso un florilegio di pressappochismo e luoghi comuni. Non è il caso di Domenico Moro, il quale ha il merito di chiarire in modo lucido e chiaro le categorie che utilizza.

Un elemento centrale nel libro è quello del cosmopolitismo che ‘si basa sulla affermazione globale degli interessi individuali dell’élite capitalistica al di sopra dello Stato nazionale di provenienza, mantenendone, però, l’utilizzo e ben salda la natura di classe'[pag. 38]. Come nel caso del segretario del Partito Comunista della Federazione Russa Gennadij Zjuganov, il termine ‘cosmopolitismo’ può essere interpretato solo capendone la natura di classe ed imperialistica. Ecco perché esso non va confuso con l’internazionalismo.

Lo strumento principe del cosmopolitismo in Europa è l’euro, del quale Moro denuncia la natura di classe quando afferma che ‘non è una questione inerente alla difesa della nazionalità bensì inerente alla democratizzazione dello Stato e, più precisamente, alla modificazione del rapporto fra Stato e classi subalterne al capitale'[pag. 63]. La natura di classe dell’euro approfondisce ‘le divisioni tra le classi operaie dei singoli paesi'[pag. 91], è quindi qui la causa della xenofobia. Una sinistra che abdica al proprio ruolo di difesa delle classe subalterne, lascia campo alla destra neofascista.

La risposta xenofoba e nazionalista non è l’unica possibile. È proprio sul tema del nazionalismo e dello Stato che Moro scrive pagine molto interessanti, riprendendo e sviluppando le idee di Rousseau, Renan per arrivare a Marx, Lenin e Gramsci. Dentro quest’idea di Stato nazionale non neutro ma attraversato dalla lotta di classe si colloca la battaglia contro l’euro, che non è quindi una battaglia nazionalista, alla base non c’è la “gente” ma la classe.

Ricostruire un blocco sociale non è però semplice. Quando si parla del popolo della sinistra cosa si intende? Dove troviamo oggi il movimento operaio in un sistema sempre più diviso e frammentato? Inoltre gli artigiani, i commercianti colpiti duramente dalla crisi sono un riferimento o un nemico? Occorre ripartire da un lavoro dipendente frammentano ma allo stesso tempo rivolgersi anche a tutte le figure sociali colpite dalla crisi, anche al lavoro autonomo (tale solo di nome), la media e la piccola borghesia deve essere guidata e se a farlo non sarà il movimento operaio il rischio è quello di una deriva reazionaria.

In questo passaggio la battaglia contro l’euro diviene l’anello da tirare, questa è per Moro ‘una condizione non sufficiente ma necessaria, sul piano politico, e non solo sul piano economico, per difendere gli interessi del lavoro salariato e sopratutto per ricostruire una strategia di cambiamento a livello europeo, cioè una strategia internazionalista'[pag. 82] il ‘compito principale di un partito è, in primo luogo, definire e fornire ai settori sociali cui vuole rivolgersi e che aspira a rappresentare un indirizzo, un orientamento generale. Ne consegue che l’abilità di un vero politico consiste nel capire qual è, in una specifica fase storica, l’anello principale della catena dei fatti complessi e multiformi della realtà e tenerlo saldamente in pugno'[pag. 90]. I comunisti devono tornare a ragionare in termini di tattica e strategia, salire un gradino alla volta e prima di fare un nuovo passo consolidare la propria posizione, in questo quadro l’uscita dall’euro è una tappa.

Non si può rispondere all’analisi di Moro ed alla sua proposta di uscita dall’euro prefigurando un polo europeo autonomo e potenzialmente alternativo a quello statunitense. Già Aresu ha chiarito che un capitalismo europeo non esiste e lo stesso Moro afferma che ‘Europa occidentale e Usa sono così integrati, sul piano economico, politico e militare, che risulta difficile parlare di rottura'[pag. 75]. Così come manca una reale volontà di costruire posizione autonome rispetto agli Usa manca anche la volontà di costruire una reale integrazione europea, l’accentramento dei capitali, analizzato da Brancaccio, svela la reale natura della Ue, l’Italia è stata preda di acquisizioni da parte di Francia e Germania e la difesa che i governi tentano di fare per preservare i loro campioni nazionali dimostra come lo Stato – Nazione sia ancora centrale nella politica contemporanea.

I comunisti e la sinistra devono ripartire dalla lotta dentro il proprio paese ma in un’ottica di classe, come afferma in conclusione del suo lavoro Domenico Moro ‘per queste ragioni, non può esistere non solo una politica di crescita dell’occupazione e dei salari, ma neanche una strategia realistica di lotta per la pace e contro l’imperialismo che non inserisca al suo interno, in una posizione centrale, il tema del superamento dell’euro e di Trattati'[pag. 117].