Per i comunisti del Brasile l’unità nella lotta è “la bandiera della speranza”

pcdob pugnichiusiEditoriale di “Vermelho”, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Marx21.it

Nel lontano anno 1966, la 6° Conferenza Nazionale del Partito Comunista del Brasile formulava un giudizio complessivo sulla dittatura militare brasiliana che si era installata due anni prima. In modo approfondito, il documento si soffermava sulle cause del colpo di Stato, attribuendone la responsabilità alle classi dominanti retrograde, all’imperialismo statunitense e ai generali fascisti e vendi-patria. Senza illusioni, avvertiva che il regime era arrivato per durare e rivolgeva un accorato appello alla lotta. Con il suggestivo titolo di “Unione dei brasiliani per salvare il paese dalla crisi, dalla dittatura e dalla minaccia colonialista”, il documento metteva in rilievo la necessità della più ampia unità del popolo brasiliano come strada da percorrere nella lotta democratica e antimperialista.

L’idea ebbe successo. Nelle diverse fasi attraversate, la lotta contro la dittatura riuscì ad ottenere la vittoria, perché il popolo si unì in un vasto schieramento, e il più significativo esempio di ciò fu la mobilitazione per le elezioni del presidente della Repubblica, la famosa campagna “Elezioni dirette ora” (“Diretas Já”).


Nel 1992, solo il rischio di interruzione del ciclo democratico da poco inaugurato, fu nuovamente necessario unire le forze più ampie per rimuovere dal governo un presidente della Repubblica corrotto, autoritario e intrallazzatore. La campagna “Fuori Collor”, portata avanti con la parola d’ordine della “difesa dell’etica nella politica”, raccoglieva una serie di momenti di lotta legati alla preservazione della democrazia e al riguardo per la sovranità nazionale, minacciata dall’attuazione della nascente politica neoliberale.

La minaccia si sarebbe concretizzata più tardi, durante i due mandati (1995-2002) di FHC (Fernando Henrique Cardoso), uno dei governi più nefasti di tutta la storia repubblicana brasiliana, segnato da corruzione, autoritarismo, negligenza amministrativa e intrallazzi. Per contenere la furia neoliberale e conservatrice, di nuovo si erse in Brasile un forte movimento unitario politico e di massa, guidato da leaders della statura di Leonel Brizola, Miguel Arraes, Lula e João Amazonas. L’essenza del movimento era la difesa del Brasile, della democrazia e dei diritti sociali del popolo brasiliano, sottoposto al penoso degrado delle sue condizioni di vita. Questa era la sostanza della campagna “Fuori FHC”, senza la quale non sarebbe avvenuta la storica vittoria di Lula nell’elezione presidenziale del 2002. Ancora una volta vinse l’ampio fronte politico e sociale.

Oggi il Brasile si trova davanti a un nuovo pericoloso passaggio, a esigere ancora la più grande unità delle forze democratiche, popolari, patriottiche, progressiste, di sinistra, l’unione dei brasiliani per affrontare e scongiurare la minaccia della rottura del sistema democratico, la violazione della Costituzione e la liquidazione delle conquiste nazionali e sociali ottenute con gli ultimi tre governi guidati da Lula e successivamente da Dilma.

I settori reazionari della società brasiliana hanno formato un’ampia coalizione di forze antidemocratiche e antinazionali, un potente condominio di cui fanno parte partiti politici, settori della magistratura, dell’amministrazione pubblica, il capitale finanziario, l’apparato mediatico monopolista privato e circoli imperialisti internazionali. Questo campo di forze ha scatenato, fin dalla proclamazione del risultato elettorale, nell’ottobre dello scorso anno, una brutale offensiva che mira a recuperare il potere ad ogni costo e a imporre al paese una politica lesiva degli interessi popolari e nazionali. Affrontare tale offensiva sarà possibile solo con la più ampia unità e la mobilitazione del popolo brasiliano.

Alla vigilia della realizzazione della sua 10° Conferenza Nazionale, il Partito Comunista del Brasile presenta un progetto di risoluzione che propone: “A partire da una realtà in cui la destra neoliberale e il suo consorzio hanno assunto il dominio del flusso della lotta politica, si impone come compito maggiore, basilare, la costruzione, fin da ora, di un fronte ampio con tutte le forze possibili del campo democratico e patriottico, interessate alla difesa della democrazia, dell’economia nazionale e della ripresa della crescita. Solamente un fronte di questa natura che unisca le forze patriottiche, progressiste e democratiche della Nazione sarà capace di affrontare, isolare e sconfiggere il consorzio dell’opposizione che con la sua offensiva trama un ritorno indietro”.

Ancora una volta i comunisti affermano l’unità come bandiera di speranza.