Movimento Comunista e Rivoluzionario Internazionale – Questioni di attualità della lotta ideologica

di Albano Nunes, segreteria del Partito Comunista Portoghese
da www.omilitante.pcp.pt | Traduzione di Franco Tomassoni per Marx21.it

may day07Valorizzando la realizzazione del 15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai realizzato a Lisbona nel novembre del 2013, il comunicato delle riunione del Comitato Centrale del PCP del 15 e 16 dicembre afferma: “pienamente cosciente dell’esistenza di posizioni differenti e anche di serie divergenze, il PCP continuerà ad impegnarsi nel rafforzamento, unità e capacità di azione del Movimento Comunista e Rivoluzionario Internazionale, basandosi su un esame schietto e fraterno dei problemi comuni, e alla luce dei principi di uguaglianza rispetto reciproco, non ingerenza nelle questioni interne e rispetto reciproco, rigettando le differenti forme di opportunismo sia nella loro espressione di adattamento al sistema, sia nella loro variante dogmatica e settaria”. È a proposito del denso contenuto politico e ideologico di questo piccolo paragrafo di un documento del CC del PCP che considero utile fare alcune considerazioni.

L’analisi del PCP sulla situazione internazionale e sul movimento comunista e rivoluzionario è contenuta nelle risoluzioni dei suoi congressi, precisamente nella risoluzione del XIX Congresso realizzato nel dicembre del 2012, cosi come nel saluto rivolto dal Compagno Jeronimo de Sousa al 15° IMCWP e nell’intervento del PCP in quella sede. Quanto segue è appena un contributo con l’intento di chiarificare la posizione del PCP su alcune questioni che ultimamente hanno acquisito grande importanza sia in relazione al consacrato principio degli stretti rapporti tra le forze comuniste, sia in relazione alle profonde divergenze sull’analisi della situazione internazionale e sula strategia e la tattica.

1.

La questione della lotta per il socialismo, e con essa tutta la problematica delle tappe e delle strade del processo rivoluzionario e dell’indispensabile analisi concreta della situazione concreta, come delle peculiarità nazionali, nell’elaborazione dei programmi dei partiti comunisti, sono sicuramente le questioni più rilevanti, attorno alle quali non esistono solo naturali differenze di opinione, ma anche semplificazioni schematiche e confusione.

In termini storici viviamo l’epoca del passaggio dal capitalismo al socialismo, inaugurato dalla Rivoluzione d’Ottobre. Tuttavia, nella dimensione temporale di breve e medio termine, attraversiamo tempi di controrivoluzione e arretramenti sociali.

Questa situazione pone la parola fine ad una contraddizione che colloca i partiti comunisti e rivoluzionari di fronte a serie sfide sul piano ideologico e politico e li obbliga a combinare la lotta per obiettivi concreti ed immediati con l’obiettivo del socialismo e del comunismo, tenendo in conto la situazione concreta di ogni Paese.

Combinazione che è dialettica, e quindi non meccanica, che non separa in compartimenti stagni le tappe e i momenti tattici e la lotta rivoluzionaria né confonde i differenti obiettivi, tappe e fasi dello stesso processo di trasformazione sociale.

Combinazione che è contraria tanto ad un ripiegamento in una posizione puramente difensiva che rimanda alle calende greche qualsiasi avanzata rivoluzionario e apre il campo all’opportunismo riformista, come alla sottovalutazione dei compiti immediati in nome dell’obiettivo finale inscritto nell’epoca dell’imperialismo, il socialismo. Le masse popolari, questo insostituibile protagonista di tutte le rivoluzioni degne di questo nome, non si conquistano, e ancor meno si mobilitano, senza una chiara prospettiva trasformatrice e rivoluzionaria. Ma non è ignorando o saltando le tappe, minimizzando gli obiettivi immediati, semplicemente agitando l’obiettivo ultimo, che si conquistano le masse e si avanza sulla strada della rivoluzione proletaria.

Non vi è retorica rivoluzionaria che si possa sostituire al lavoro persistente e quotidiano nella classe operaia e nelle masse, costruendo il partito comunista, costruendo il sindacato di classe e altre forme di organizzazione e aggregazione popolare, incentivando la lotta di massa, promuovendo ampie alleanze sociali e la loro espressione politica, combinando, si sottolinea, la lotta per le rivendicazioni concrete e immediate con la diffusione dell’unica alternativa che in ultima istanza può portare progresso, giustizia sociale e pace: il potere dei lavoratori, l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, il socialismo e il comunismo.

2.

La contraddizione tra le possibilità rivoluzionarie dell’epoca storica e la situazione congiunturale che il PCP definisce come fase di resistenza e accumulazione di forze, diventa ancora più nitida in relazione all’acutizzazione delle contraddizioni basiche del sistema capitalistico che oggi si determinano: tra il lavoro e il capitale, tra lo sviluppo delle forze produttive e le relazioni di produzione che oggi lo impediscono, tra la socializzazione della produzione e la sua appropriazione privata, tra le potenzialità create dal progresso scientifico e tecnico per la soluzione dei problemi dell’umanità e l’aggravamento di questi stessi problemi.

Come abbiamo affermato nel XIX Congresso del PCP, sul piano mondiale mai è stata cosi attuale e necessaria l’esigenza del superamento rivoluzionario del capitalismo, l’esigenza della costruzione di una nuova società senza sfruttatori e sfruttati. Tuttavia, se si possono considerare mature le premesse materiali oggettive della rivoluzione socialista, e se è sempre più evidente la diminuzione della base sociale di sostegno dell’imperialismo e la sua incapacità a dar risposta alle esigenze del nostro tempo, è oltremodo evidente l’arretramento del fattore soggettivo, l’arretramento organizzativo e della coscienza rivoluzionaria delle masse lavoratrici, il ritardo del movimento comunista e rivoluzionario, il potere delle istituzioni di produzione e riproduzione dell’ideologia borghese.

Questo non significa che sia chiusa la strada per processi rivoluzionari diversi, incluso la rivoluzione socialista. La storia dell’emancipazione sociale e nazionale dei lavoratori e dei popoli è piena di punti di svolta, salti improvvisi e accadimenti sorprendenti. Oggi si stanno sviluppando originali processi di trasformazione sociale che, nonostante le contraddizioni, i limiti e le incertezze che li caratterizzano, devono essere studiati, valorizzati e difesi dagli attacchi dell’imperialismo e della nazione.

Ma la contraddizione sul piano mondiale tra la maturazione delle condizioni oggettive ed il ritardo delle condizioni soggettive sussiste, fatto che nel contesto di una forte lotta ideologica crea il brodo di cultura per deviazioni opportunistiche di segno opposto. Di destra e di “sinistra”. Di rinuncia socialdemocratizzante e adattamento allo stato di cose (tendenza liquidazionista che dopo l’eurocomunismo si è riaccesa con la fine dell’URSS e le sconfitte del socialismo in Europa), o fughe in avanti che proclamano la rivoluzione socialista come obiettivo immediato dei partiti comunisti indipendentemente dalle condizioni in cui essi operano. Espressioni concrete di queste realtà possiamo incontrarle nel caso della destra dentro il Partito della Sinistra Europea e in alcuni dei partiti che lo compongono, mentre per il deviazionismo di sinistra possiamo prendere ad esempio alcune delle posizioni di alcuni partiti che si sono manifestate prima, durante e dopo il 15 Incontro di Solidnet, marcate dal dogmatismo e dal settarismo, e da una concezione scolastica e cristallizzata del marxismo-leninismo.

3.

Il quadro internazionale in cui operano le forze rivoluzionarie è marcato da due aspetti fondamentali.

Si tratta delle sconfitte del socialismo alla fine del 20° secolo, del profondo cambiamento delle relazioni di forza che queste sconfitte hanno comportato, dell’indebolimento delle forze rivoluzionarie che questo ha significato, del conseguente contrattacco dell’imperialismo per il recupero delle posizioni perse durante il secolo XX, particolarmente dopo la seconda guerra mondiale con la sconfitta del nazi-fascismo, il settore più reazionario e terrorista del capitale.

Si tratta simultaneamente dell’impatto mondiale della crisi del capitalismo nella sua fase attuale con la violenta e sfaccettata offensiva del grande capitale – sempre più finanziario, speculativo, basato sulla rendita, parassitario e inseparabile dalla legge della caduta tendenziale del saggio di profitto – che, nella corsa al conseguimento di più alti tassi di profitto impone ai lavoratori e ai popoli una regressione sociale di portata storica. È con questo obiettivo che è stata generalizzata la repressione brutale delle lotte popolari, la crescita delle forze razziste e di estrema destra e le guerre di aggressione contro popoli e paesi sovrani.

Con la scomparsa del poderoso contrappeso rappresentato dal socialismo, il mondo si è trovato maggiormente esposto alla natura sfruttatrice, oppressiva e aggressiva del capitalismo, alla dinamica delle sue insanabili contraddizioni, alle conseguenze delle crisi di sovrapproduzione e sovraccumulazione di capitale, come nel caso dell’attuale crisi esplosa nel 2008 negli USA con il fallimento di Lehman Brothers.

Tuttavia, come afferma il PCP nella risoluzione politica del suo 19° congresso, “la tela di contraddizioni in cui il sistema capitalista di deve districare è talmente densa che, nel quadro dello sviluppo della lotta dei lavoratori e dei popoli, grandi pericoli di regressione di civiltà, e per la stessa esistenza umana, convivono con grande potenzialità di trasformazione progressista e rivoluzionaria. Si tratta di una realtà che i comunisti, coscienti che il capitalismo non cederà mai per di propria spontanea volontà, devono tenere presente nella propria azione quotidiana, legando sempre la lotta contro l’offensiva del grande capitale e per obiettivi concreti ed immediati, alla lotta per profonde trasformazioni di natura anti-monopolista e per una società socialista”.

È evidente che lo sfruttamento delle possibilità di cambiamento in senso progressista e rivoluzionario dipende fondamentalmente dal radicamento dell’avanguardia rivoluzionaria nelle masse, e dall’adeguamento del suo programma e della sua linea politica alla società concreta in cui opera.

La globalizzazione imperialista è un fenomeno che sempre più influenza il contesto dei diversi paesi, che tuttavia non sono uniformi. Al contrario, questi contesti sono profondamente differenti, come differenti sono i compiti e gli obiettivi dei differenti partiti comunisti, anche considerando che nell’epoca dell’imperialismo, qualsiasi processo di trasformazione sociale e qualsiasi processo rivoluzionario, per trionfare nei propri obiettivi, deve avere come orizzonte il socialismo. Questo è stato il caso della rivoluzione nazionale e democratica portoghese, che intraprese il cammino del socialismo, marcatamente presente nella costituzione della repubblica nel 1976, questo è il caso della lotta per la democrazia avanzata inscritta nell’attuale programma del PCP e che consideriamo parte integrante dalla lotta per il socialismo in Portogallo.

Essendo sicura l’esistenza di leggi generali del processo rivoluzionario – precisamente quelle relative al ruolo della classe operaia e delle masse popolari, del partito, del potere, e della proprietà dei mezzi di produzione – la vita conferma ugualmente che le strade della trasformazione sociale e della rivoluzione sono sempre più varie. Non vi è nulla di più negativo per un partito comunista, per una forza politica che si afferma avanguardia rivoluzionaria, che condurre la lotta con formule fuori dal tempo, che si pensano valide in qualsiasi situazione e pretendere di rispondere ai problemi concreti della lotta di classe, con cliches e soluzioni pre-confezionate lontane dalla realtà, copiare ed esportare soluzioni che possono essere valide in un altro contesto ma che non corrispondono ala realtà esistente nel nostro paese, perdere di vista l’idea che la rivoluzione è un processo sociale vivo e creatore, e che l’analisi concreta della situazione concreta è la vera anima del marxismo-leninismo. L’esistenza di leggi generali del processo rivoluzionario non solo non è contraddittoria con l’esistenza di particolarità nazionali, quanto le presuppone dentro una dialettica che un marxista-leninista non può ignorare. Il processo della rivoluzione portoghese nella quale il PCP, in quanto avanguardia della classe operaia e di tutti lavoratori, attuò (e attua) un ruolo insostituibile, indica rispetto a questo validissimi insegnamenti.

Insegnamenti che confermano la necessità di non sottovalutare, e ancora meno negare, l’importanza della questione nazionale nel processo di trasformazione sociale e della sua correlazione con la questione di classe. Nel caso portoghese in cui si verificò la circostanza originale di essere un paese simultaneamente colonizzato e colonizzatore, questa questione ha acquisito grande rilevanza e la rivoluzione antifascista ha anche acquisito un carattere nazionale collocando tra i suoi obiettivi centrali il riconoscimento immediato ai popoli coloniali dell’indipendenza e della libertà dall’imperialismo portoghese. E oggi, di fronte alla gravissima situazione di dipendenza ed ingerenza straniera, di cui la partecipazione al processo di integrazione europeo è una parte fondamentale, il PCP lotta per una alternativa patriottica e di sinistra che, aprendo strade per una democrazia avanzata, difenda e assicuri una indipendenza nazionale e rompa con le pesanti limitazioni alla sovranità nazionale che, come la realtà comprova, hanno un chiaro connotato di classe.

La lotta dei lavoratori e dei popoli in difesa della sovranità nazionale è un fronte fondamentale di lotta contro l’imperialismo in cui sono interessati tutte le classi e gli strati anti-monopolisti, e in cui la classe operaia si trova in prima linea. È incomprensibile che esistano partiti che negano questa aspetto e l’importanza di rafforzare, con il rafforzamento del movimento comunista, il fronte mondiale antimperialista.

Nell’identità comunista del PCP patriottismo ed internazionalismo sono indissociabili.

4.

Il capitalismo ha confermato e conferma, dentro il suo quadro di crisi strutturale, capacità di resistenza e recupero che in modo errato si consideravano inefficaci. Questo diventò particolarmente evidente all’inizio degli anni 90 del secolo passato con le amare sconfitte subite dal socialismo. Ma nell’analisi del PCP, fermamente ancorata alla teoria del socialismo scientifico e al materialismo dialettico e storico, questo non ha mai posto in causa le caratteristiche storiche dell’epoca in cui viviamo, in quanto epoca di passaggio dal capitalismo al socialismo. Il XIII congresso del PCP (straordinario) del maggio del 1990 rispetto a questo è esemplare.

Rimanendo certo che in termini globali, mondiali, viviamo ancora tempi di riflusso rivoluzionario, di resistenza e di accumulazione di forze, la realtà è che la lotta di classe, questa creativa scultura della Storia, non si è fermata, né avrebbe potuto. Ha solo acquisito una nuova configurazione, e si è acutizzata violentemente negli ultimi anni.

Da un lato, in forme molto differenti, si sviluppa la resistenza all’aggravamento dello sfruttamento del lavoro salariato, la distruzione revanscista dei diritti conquistati con la lotta dei lavoratori e dei popoli. Grandi lotte, scioperi generali e manifestazioni di massa si sono sviluppate, e continuano a svilupparsi, nei paesi capitalisti più sviluppati e anche nei paesi della periferia del sistema capitalista. I popoli soggetti all’offensiva sfruttatrice e neo-coloniale dell’imperialismo resistono. Paesi, come Cuba, continuano nella volontà della costruzione del socialismo. Nell’America Latina sono in corso speranzosi processi di sovranità e progresso sociale, alcuni dei quali con caratteristiche rivoluzionarie. Nel quadro della legge dello sviluppo diseguale del capitalismo, con il relativo declino economico degli USA e delle altre grandi potenze, e l’emersione di importanti potenze regionali, si verifica un grande processo di riorganizzazione di forze che sta modificando la mappa politica ed economica del mondo, si stanno generando nuovi problemi, contraddizioni e opportunità che interessano l’audacia e la creatività delle forze rivoluzionarie e della loro cooperazione antimperialista.

Di fronte ad una cosi complessa, instabile ed incerta situazione globale, ed i suoi diversificati piani regionali e nazionali, non vi è niente di più naturale che il manifestarsi dentro il movimento comunista e nel campo antimperialista internazionale, differenti posizioni ed analisi, differenze di opinioni e anche divergenze su importanti questioni di strategia e tattica rivoluzionaria, incluso questioni rilevanti sulla storia del movimento comunista e rivoluzionario internazionale. Questo è tanto normale quanto è vero che i partiti comunisti e rivoluzionari hanno percorsi, esperienze e radicamento sociale differente, lottano in condizioni differenti, si trovano in diverse tappe della lotta per il socialismo e affrontano differenti compiti immediati.

Nell’opinione del PCP – e questa è una differenza sostanziale con partiti che ricercano forme di cooperazione strutturate ed omogeneizzate sul piano politico-ideologico – le differenze di opinioni e le divergenze tra i vari partiti comunisti non devono impedire la loro cooperazione nella lotta contro il nemico comune. Anche se la direzione di uno dei partiti ponga in causa questioni che consideriamo fondamentali in un partito comunista, questo non deve impedire l’azione comune o convergente con l’obiettivo dell’emancipazione dei lavoratori e dei popoli.
Il PCP ha le sue proprie posizioni, che esprime con franchezza e che difende con fermezza dai suoi critici e detrattori. Ma allo stesso modo in cui non ha mai accettato e non accetta lezioni e imposizioni da nessuno, non cerca di imporre la sua visione. Al contrario rispetta e cerca di capire le posizioni differenti e tenere in conto, nella sua propria riflessione, le analisi degli altri partiti. Non dimentica il validissimo insegnamento di Alvaro Cunhal secondo cui tra i partiti comunisti non esistono problemi che non possono essere superati attraverso il “dialogo ed il dibattito amichevole e la comune ricerca di soluzioni”, nel rispetto del principio di uguaglianza mutuo rispetto, non ingerenza nelle questioni interne, solidarietà reciproca, principi forgiati dalla pratica del movimento comunista internazionale.

Questa è una questione vitale per il ruolo dei partiti comunisti e dell’ideale comunista nel mondo. Più che le differenze di opinione e le divergenze, è l’infrazione di questi principi, la critica e la polemica pubblica – pratica sfortunatamente già adottata da alcuni partiti come tentativo di creare un “centro dirigente” o di adattare la linea di un qualsiasi partito considerato “guida o di riferimento – a pregiudicare il rafforzamento del movimento comunista, o causare seri danni alla sua unità.

Sono finiti i tempi della centralizzazione e della disciplina necessaria per rompere con l’opportunismo della seconda internazionale e per formare partiti rivoluzionari leninisti, come nel caso dell’internazionale comunista. La cooperazione internazionalista tra partiti comunisti, avendo come nucleo la solidarietà di classe, l’internazionalismo proletario sarà tanto più forte quanto maggiore sarà il radicamento tra le masse e la capacità di ogni partito di definire autonomamente la sua disciplina rivoluzionaria.

5.

La rivoluzione portoghese è stata una rivoluzione non terminata, ma non per questo è meno importante per il popolo portoghese, nel suo cammino per la sua liberazione, e meno valida per il patrimonio di esperienze e insegnamenti per il movimento comunista e rivoluzionario internazionale. Il PCP è orgoglioso del suo contributo teorico e pratico alla liberazione del Portogallo da quasi mezzo secolo di dittatura fascista. È orgoglioso della sua identità comunista, del suo programma antifascista, a cui la realtà ha dato conferma con la liquidazione del capitalismo monopolista di stato e le grandi conquiste raggiunte con le nazionalizzazioni, il controllo operaio, la riforma agraria e il potere locale democratico. È orgoglioso dell’impatto internazionale liberatore della Rivoluzione di Aprile.

Il PCP sa che la rivoluzione portoghese, con i suoi profondi tratti di originalità e creatività rivoluzionaria, conferma tesi centrali del marxismo leninismo, specialmente la questione centrale dello Stato. Ma ovviamente il PCP non solo non pretende che la sua esperienza e quella della rivoluzione portoghese siano eretti a modelli universali, ma avverte – come lo stesso Lenin avvertiva rispetto alla Rivoluzione di Ottobre – sull’errore della riproduzione meccanica delle soluzioni. Non esistono ne possono esistere modelli per le rivoluzioni. La rivoluzione portoghese, come qualsiasi altra genuina rivoluzione, nasce dalla concreta realtà e dalle contraddizioni della società portoghese e dalla concreta composizione delle forze di classe in Portogallo, composizione in cui il ruolo della classe operaia e del suo Partito e la creatività delle masse popolari in movimento plasmarono, nel quadro dell’alleanza decisiva e originale che è stata quella Popolo-MFA. Al punto di, nonostante l’assenza di un potere rivoluzionario, imporre trasformazioni socio-economiche profonde che hanno aperto al Portogallo il cammino del socialismo.

I comunisti portoghesi mai hanno usato o useranno quello che tengono solidamente acquisito, come prezioso patrimonio del proprio Partito, per dare lezioni a chi che sia perché, oltre tutto, nell’esperienza del movimento comunista e rivoluzionario internazionale, sfortunatamente, non mancano esempi negativi drammatici di infrazione al noto principio marxista secondo cui “le rivoluzioni non si esportano né si copiano”, e nemmeno escono dai manuali come archetipi o idea a cui la realtà deve conformarsi. Questo errore in cui frequentemente cadono vari partiti che pensano in questo modo di trovare soluzioni rapide per i problemi che affrontano è esattamente l’opposto del marxismo-leninismo, di cui alcuni si dicono gli interpreti più fedeli.

Partito patriottico ed internazionalista, partendo dalla sua esperienza di 93 anni di lotta e dall’esperienza storica dei comunisti e dei rivoluzionari di tutto il mondo, il PCP continuerà ad impegnarsi nel rafforzamento, nell’unità e nella capacità di azione del movimento comunista e rivoluzionario internazionale, cercando di contribuire al rafforzamento della cooperazione e nella solidarietà al suo interno che rispettando l’indipendenza storica di ogni partito e basandosi sull’unità di azione, valorizzi ciò che unisce ‘insieme delle forze che si oppongono al capitale e all’offensiva dell’imperialismo. È questo che le masse si aspettano dai comunisti.