Il Partito Comunista dell’India (Marxista) al 14° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

Intervento di Sitaram Yechury, membro dell’Ufficio Politico e responsabile del Dipartimento Internazionale
Beirut 22-25/11/2012 | da http://www.solidnet.org/

14imcwp assembleaTraduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Cari compagni,

Per iniziare permettetemi di ringraziare il Partito Comunista Libanese non solo per aver ospitato il 14° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, ma anche per l’ottima organizzazione. L’importanza di questo incontro, tenuto qui in Libano, non può passare inosservata ad ogni attento osservatore.

Ci incontriamo qui in Asia Occidentale (o Medio Oriente, come è comunemente chiamato dagli osservatori occidentali), in un momento di estrema instabilità regionale. In realtà, non c’è posto migliore al mondo di questo per essere testimoni dell’aggressione imperialista, giacché ci incontriamo e dibattiamo sui pericoli e le minacce dell’imperialismo che i palestinesi di Gaza stanno sperimentando.

Le notizie che si succedono di ora in ora parlano della perdita di molte vite innocenti a causa degli attacchi aerei. Anche i feriti lottano per la vita a causa dell’indisponibilità dei farmaci – grazie al blocco israeliano. Quattro anni fa, in coincidenza con le elezioni negli Stati Uniti, Israele aveva attaccato Gaza provocando più di mille morti e numerosissimi feriti. Barack Obama, il presidente eletto, condannò l’attacco. Oggi, il vincitore del Premio Nobel per la Pace, il presidente Barack Obama, che ha conquistato il diritto alla presidenza degli Stati Uniti per altri quattro anni, si pone fermamente a protezione di Israele e del suo “diritto all’autodifesa”. Questo mostra come Stati Uniti e Israele si arroghino il diritto di mandare a morte chiunque vogliano, in qualsiasi parte del mondo, senza limitazioni, indipendentemente dal numero di civili innocenti uccisi nell’esecuzione di tale procedura.

Non riguarda solo la Palestina. Proprio al confine con il Libano, la Siria è un altro esempio di aggressione imperialista. E’ oramai acclarato che i paesi imperialisti stanno apertamente armando e aiutando i ribelli a destabilizzare il governo siriano. Mentre sono migliaia le persone morte, i paesi imperialisti pianificano apertamente la spartizione delle risorse siriane, una volta rovesciato l’attuale regime e compiuta la presa del potere da parte dei ribelli. Questo è il modo in cui hanno operato in un altro paese vicino, la Libia. Tutto questo dimostra ancora una volta che l’imperialismo è l’aggressore Numero Uno. Tutto questo avviene prima ancora che in Afghanistan e in Iraq si siano asciugate le macchie di sangue. L’Iran è l’obiettivo dichiarato, il paese sul quale pende la spada di Damocle.

Le ragioni di questa scoperta aggressività dell’imperialismo non possono essere comprese se non si considerano le condizioni politiche ed economiche del mondo contemporaneo. L’imperialismo sta usando tutti i mezzi a sua disposizione – militari, economici e politici – per uscire dalla crisi economica mondiale e garantire il mantenimento della propria egemonia sul mondo.

Compagni,

A partire dal 10° IMCWP in Brasile nel 2008, in tutti i nostri incontri annuali avevamo sottolineato che il mondo va dibattendosi nella più grave recessione dalla Grande Depressione degli anni ’30. La crisi economica mondiale non è di natura eccezionale, bensì è una crisi sistemica profondamente radicata nel funzionamento intrinseco del sistema capitalistico. Quattro anni sono passati e nonostante le coraggiose affermazioni fatte dai leader dei paesi sviluppati, il mondo deve ancora uscire da questa crisi sistemica. Quella a cui stiamo assistendo oggi è infatti la quinta fase dell’attuale crisi.

La ragione d’essere del capitalismo è la massimizzazione del profitto. In questa sua ricerca dei massimi profitti e di un’uscita dalla crisi in cui si trova dagli anni ’70, il capitalismo ha avviato politiche economiche neo-liberali. Di conseguenza, la massima per lo Stato è diventata, “gli affari non sono affari del governo”. Con la battuta d’arresto del socialismo in Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa orientale, gli apologeti del capitalismo hanno propagato l’idea che il capitalismo è qui per rimanerci e che non ci sono alternative (TINA, There Is No Alternative). Viene proclamata la fine della storia e sbandierato il neo-liberalismo come filosofia. Il dominio del mercato, guidato dalle grandi imprese private, si è scatenato sul popolo. Questo periodo ha visto l’aumento dello sfruttamento e il crescere della disuguaglianza interna ai paesi e tra i paesi. Come risultato, i redditi reali hanno registrato un crollo vertiginoso del potere d’acquisto dei popoli. Questa, infatti, è la genesi della crisi attuale e può essere definita come sua prima fase.

Il capitalismo, incapace di vendere ciò che aveva prodotto, ancora una volta, si è trovato in crisi. Per uscire da questa situazione aveva concepito metodi ingegnosi, come quello di fornire alle persone i cosiddetti mutui sub-prime. Per coprire i rischi derivanti dal mancato pagamento di questi prestiti, c’è stata un’evoluzione verso nuove forme di strumenti finanziari. Molti istituti finanziari, che erano visti come “troppo grandi per fallire”, si sono trovati con i libri contabili pieni di tali strumenti finanziari ad alto rischio. Essi, infatti, sedevano su di un vulcano che stava per eruttare. Ed è eruttato, ingoiando tutti quei “grandi” istituti finanziari. Questo fallimento delle imprese è la seconda fase della crisi.

Ora, quando collassano le grandi imprese finanziarie, spingendo verso il basso il mercato azionario – considerato il termometro dei mercati – ciò è destinato a ledere gli interessi del capitalismo. Ci troviamo in una situazione in cui i capitalisti privati, che fino ad allora avevano sbraitato contro le ingerenze dei governi, allo stesso tempo chiedono al governo di intervenire in loro aiuto. Lo Stato capitalista, fedele al suo carattere di classe, è venuto in difesa di queste grandi imprese finanziarie salvandole con enormi aiuti. Gli Stati, che non avevano le risorse per adottare politiche popolari, improvvisamente trovano migliaia di miliardi di dollari per salvare le istituzioni finanziarie. Mentre queste istituzioni finanziarie affondavano, trascinando con loro i sogni di milioni di contribuenti che su di queste avevano investito le loro pensioni e i risparmi duramente guadagnati, la gran parte del denaro di queste persone – le imposte pagate ai governi – è stata utilizzata per salvare questi giganti finanziari e garantirli dalle perdite. Questa è la terza fase della crisi mondiale, che porta rapidamente alla quarta fase.

Per dare il via agli enormi pacchetti di salvataggio senza precedenti, in favore di quelle stesse imprese che per prime avevano causato il crollo finanziario, i paesi sviluppati si sono assunti enormi quantità di debiti superando il loro PIL. Così, il capitalismo mondiale ha cercato di superare la crisi attraverso la conversione dei fallimenti delle grandi imprese in fallimenti sovrani. Questo, a sua volta, oggi ha intensificato la crisi precipitando l’economia mondiale in uno stato di incertezza.

Ora siamo nella quinta fase della crisi, in cui i governi provano a uscire dal pantano in cui si trovano, imponendo quelle che vengono definite come “misure di austerità”. Queste sono in realtà nient’altro che un aperto attacco ai diritti duramente conquistati dai lavoratori. L’età pensionabile si è alzata, le pensioni e gli stipendi congelati, la contrazione è diventata la norma, accentuando la già grave disoccupazione in molti paesi. Quest’attacco ai diritti economici conquistati dalla classe operaia è completato da un attacco ai loro diritti sociali e politici. I diritti ad organizzarsi, scioperare e opporsi alle politiche del governo sono ridotti. I sindacati sono repressi e i partiti politici sono dipinti a tinte fosche. La formazione del governo “tecnocratico” in Italia è un esempio di questa filosofia.

Il capitalismo, per difendere il suo operato, lancia un’intensa campagna ideologica. Le manovre per riscrivere la storia, la calunnia sul comunismo come teoria equivalente al fascismo, il tentativo di negare le conquiste del socialismo fanno parte di tali stratagemmi. Essi mirano, quindi, a sottrarre alla classe operaia la sua eredità storica e a negare l’arma ideologica per combattere il sistema capitalista. Ma, come la storia ha più volte dimostrato e gli eventi recenti ancora una volta testimoniano, la classe operaia non sarà imbrogliata all’infinito con inganni del genere. Le “misure di austerità” introdotte in molti dei paesi sono in effetti un tentativo da parte delle classi dominanti di trasferire il peso della crisi sulle spalle della classe operaia e della gente comune. Poiché l’onere del debito sovrano nel nome della “austerità” viene spostato sulla gente comune, il potere d’acquisto di quest’ultima di conseguenza si riduce e questo, combinato alla crescita della disoccupazione, porta ad una forte contrazione della domanda interna. Inoltre, la crisi ha ridotto drasticamente il commercio globale. Con la contrazione della domanda interna di tutte le grandi potenze economiche, la contrazione del PIL è inevitabile. Questo, a sua volta, porterà a una contrazione delle entrate dei governi, imponendo ulteriore debito. Il suo rimborso porterebbe ad imporre ulteriori oneri sulle popolazioni. Questo è il circolo vizioso che è stato messo in moto.

I dati già a disposizione indicano che l’Europa attualmente si trova in una recessione “double dip” [recessione a forma di “W”: crisi, lenta ripresa, nuova crisi. Ndt]. E’ stato ufficialmente ammesso dai funzionari dell’Unione Europea che la zona euro entra ufficialmente di nuovo in recessione, dopo un calo dello 0,1% della produzione nel terzo trimestre. Questo segue un calo dello 0,2% del prodotto interno lordo nel secondo trimestre. Per la prima volta, i rapporti sottolineano inoltre che questo fenomeno non è limitato ai paesi meridionali e alle economie “periferiche”. Il tasso di crescita della Germania è rallentato dall’inizio del 2012. L’economia della Francia sta balbettando, guadagnandosi da The Economist il soprannome di “bomba ad orologeria” tra le economie europee. Ma l’elemento più importante e serio che i dati recenti ci forniscono è che anche l’Olanda, cui è assegnata la “tripla A”, ha visto una forte riduzione trimestrale dell’1,1% di PIL, più di cinque volte le previsioni. Anche l’Austria sta seguendo un percorso simile. Tutti questi paesi, oltre a Portogallo, Spagna, Italia, Grecia e Cipro, che hanno visto le loro economie contrarsi nel terzo trimestre, mostrano che il contagio si diffonde dalla periferia al centro.

Anche dall’altra parte dell’Atlantico la situazione non è rosea. Gli Stati Uniti e, in verità, l’economia mondiale stanno preparandosi ad affrontare le conseguenze di quello che negli USA viene chiamato “fiscal cliff” [precipizio fiscale]. Se i legislatori repubblicani e democratici non giungeranno ad un accordo, come sembra essere, il neo rieletto presidente Obama sarà impotente. Il prelievo di nuove tasse e i tagli alla spesa entreranno automaticamente in vigore dall’inizio del 2013. Questo porterà ad una forte contrazione dell’economia degli Stati Uniti. L’impatto sarebbe devastante e porterebbe, secondo alcuni analisti, fino a un massimo di 4-6% di calo del PIL statunitense. Tale caduta dal “precipizio” non solo spingerebbe gli Stati Uniti in una recessione prolungata, ma porterebbe ad una devastazione economica globale. The Fitch, un’agenzia di rating, dichiara che ciò spingerebbe l’economia mondiale in recessione e “dimezzerebbe il tasso di crescita globale nel 2013”.

In cima a queste due catastrofi in attesa di accadere – recessione “double dip” in UE e “fiscal cliff” negli USA – nel 2014 Grecia, Portogallo e Spagna dovranno rimborsare i loro debiti e non possono farlo. Al fine di rispettare le promesse fatte alle agenzie di finanziamento internazionali come il FMI e la BCE, saranno costretti ad accettare ulteriori condizioni e aumentare gli oneri imposti ai loro popoli. Questo inciderà negativamente sulle condizioni di vita popolari causando ulteriore impoverimento. Il convergere di questi tre elementi rende questa crisi economica mondiale più acuta e tutti gli sforzi che il capitalismo sta compiendo per uscire dalla crisi sono destinati a fallire. E’ in questo contesto che l’imperialismo diventa sempre più aggressivo – per portare sotto il suo controllo tutte le principali risorse naturali, le rotte commerciali e i mercati del mondo. L’aggressione militare in Medio Oriente, i tentativi di mandare in fumo le rivolte popolari, l’aumento della propria presenza militare in Asia-Pacifico, lo stabilire basi militari in tutto il mondo e in particolare nell’America Latina, sono tutti elementi di questo piano di gioco.

Ma come sottolineano gli sviluppi globali, i popoli non accettano passivamente gli attacchi alle loro condizioni e aspirazioni di vita. Reagiscono in grandi numeri costringendo a cambiamenti in tutto il mondo. Le proteste popolari a cui abbiamo assistito in Asia Occidentale/Africa del Nord, gli scioperi, le proteste, le manifestazioni in Europa e in altre parti del mondo, e la recente rielezione di Hugo Chávez in Venezuela, puntano tutte verso un senso di resistenza tra i popoli. E’ questa voglia di resistere e di cambiare in meglio il mondo che noi comunisti dobbiamo sfruttare.

Come ci ha insegnato Marx e successivamente come Lenin ha dimostrato nella pratica, il capitalismo non crollerà da solo. Deve essere rovesciato. Ciò richiede l’azione congiunta di tutte le forze sfruttate, guidate dalla classe operaia. Solo attraverso l’adesione al marxismo-leninismo, l’unica arma teorica che guida la classe operaia nella lotta per il cambiamento di sistema, e l’analisi concreta della situazione concreta, come insegna Lenin, possiamo rafforzare il fattore soggettivo per il rovesciamento del capitalismo. Non c’è momento migliore di adesso per cambiare il mondo.

Il socialismo è il futuro, sosteniamolo ora!

Viva il marxismo-leninismo.