ICS 2013 – 22° Seminario Comunista Internazionale

Bruxelles, 31/05 – 02/06/2013
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ics2013 gruppoGli attacchi ai diritti democratici e alle libertà nella crisi capitalista mondiale. Strategie e azioni di risposta.

Conclusioni generali

ICS 2013 | icseminar.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

A. L’importanza della lotta per i diritti democratici e le libertà

1. Marx, Engels e Lenin consideravano la “democrazia” sulla base dei criteri di classe, distinguendo tra una democrazia borghese e una democrazia della classe operaia. Consideravano la lotta per i diritti democratici e le libertà necessaria affinché le contraddizioni degli interessi tra la classe operaia e la borghesia apparissero chiaramente, per creare condizioni più favorevoli al completo sviluppo della lotta politica della classe operaia. I comunisti si pongono alla testa delle lotte per i diritti democratici.

2. Le aspirazioni democratiche dei lavoratori non possono realizzarsi pienamente e in modo durevole sotto il capitalismo, dove solo la borghesia esercita il potere. I progressi democratici strappati alla borghesia sono limitati e insufficienti e possono essere ridotti e revocati in qualsiasi momento, soprattutto nei periodi di crisi del sistema capitalistico.

3. E’ per questa ragione che i comunisti inquadrano la loro azione per i diritti democratici in una più lunga prospettiva di lotta strategica contro il capitalismo e per il socialismo, unica via che conduce ad un’autentica democrazia per le masse popolari, in quanto detentrici del potere. Questo potere rende “… effettiva per le classi lavoratrici, cioè per la stragrande maggioranza della popolazione, la possibilità di esercitare i diritti e le libertà democratiche, possibilità che non è mai esistita, nemmeno approssimativamente, nelle repubbliche borghesi migliori e più democratiche.” (1).

B. Il carattere ed il ruolo dello Stato borghese

4. Lo Stato si trasformò in una necessità ad un certo momento dello sviluppo economico, quando la società si divise in classi, in sfruttatori e sfruttati.

5. Lo Stato non costituisce un organo neutro intorno alla società, bensì un organo del dominio di classe, per l’oppressione di una classe da parte di un’altra. La funzione essenziale dello Stato borghese è di obbligare le classi oppresse a rispettare la proprietà privata e il dominio di classe, di evitare i conflitti di classe acuti e, se necessario, di reprimerli in maniera violenta, per evitare che superino il quadro della sua legalità e possano abbattere lo stato borghese. A questo proposito, lo Stato dispone dei servizi di polizia, ufficiali e segreti, di un apparato giudiziario e delle forze armate. Lo Stato ha anche un suo corpo di alti funzionari che nei gabinetti, nelle amministrazioni, gestiscono la “continuità” dello Stato, indipendentemente dai cambiamenti della maggioranza politica.

6. L’oppressione è una necessità concomitante allo sfruttamento di classe. L’intensificazione della repressione e l’escalation degli attacchi ai diritti democratici e sindacali e alle libertà da parte della classe borghese nell’intero mondo capitalista, è l’altra faccia dell’intensificazione dello sfruttamento, della concentrazione e centralizzazione del capitale. Quindi è nella natura stessa della borghesia al potere attaccare i diritti democratici e le libertà della classe lavoratrice e del popolo pur di preservare il sistema di sfruttamento.

7. Il regime di dominio di classe non utilizza solamente la repressione ma anche l’ideologia: la classe che dispone di mezzi di produzione materiali dispone contemporaneamente dei mezzi di produzione culturali. Le idee dominanti in ogni società ed in ogni epoca sono le idee della classe dominante. I grandi media, l’educazione ed altri mezzi e forme di cultura e di educazione, tanto pubblici che privati, sono strumenti nelle mani della classe dominante per mantenere le sue posizioni a discapito della massa dei lavoratori. La borghesia cerca anche di imporre la sua ideologia attraverso il controllo su certe Ong, sindacati ed altre associazioni.

8. Infine, lo Stato borghese gioca un considerevole ruolo internazionale: conquista per i suoi capitalisti nuovi mercati o difende quelli esistenti, se necessario, con le armi. A questo scopo, utilizza la gestione delle relazioni internazionali, delle ambasciate, dei servizi di esportazione e, soprattutto, di un esercito offensivo, legato ad alleanze internazionali imperialiste (come la Nato).

9. Rispetto allo Stato feudale, lo Stato borghese costituisce un progresso considerevole. Lo Stato, nel sistema capitalista, può assumere varie forme. Ma finanche nella sua forma più sviluppata, la repubblica democratica, rimane all’interno della stretta cornice dello sfruttamento capitalista. Il vero potere risiede nel dominio dei capitalisti sul lavoro salariato. Molto presto, dopo la caduta degli ancien régime, la borghesia restrinse l’esercizio della democrazia ed escluse le classi inferiori. I diritti dell’immensa maggioranza sono così limitati, monchi, addirittura palesemente assenti. Lo Stato borghese utilizza anche leggi d’eccezione che possono essere adoperate per annullare i diritti democratici in caso di “necessità”.

10. Sotto la repubblica democratica, il potere è esercitato in maniera indiretta dalla borghesia. Lenin scrisse: “Nella repubblica democratica – continua Engels – “la ricchezza esercita il suo potere indirettamente, ma in maniera tanto più sicura”, in primo luogo con la “corruzione diretta dei funzionari”, in secondo luogo con “l’alleanza tra governo e Borsa” […] La repubblica democratica è il migliore involucro politico possibile per il capitalismo;  per questo il capitale, dopo essersi impadronito (…) di questo involucro – che è il migliore – fonda il suo potere in modo talmente saldo, talmente sicuro, che nessun cambiamento, né di persone, né di istituzioni, né di partiti nell’ambito della repubblica democratica borghese può scuoterlo.” (2).
Le decisioni prese dai governi borghesi sono allineate alle priorità delle grandi imprese, banche, fondi speculativi e istituzioni imperialiste come il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, la Banca centrale europea ed altre.

C. Un rapido sguardo storico

11. Nel XIX secolo, il mondo operaio si confrontò con la contraddizione tra la proclamazione dei diritti umani e la loro mancata applicazione pratica. Il movimento operaio riprese per suo conto la lotta per la democrazia, col passaggio dal suffragio censitario a quello universale, con il diritto ad organizzarsi in sindacati ed in partiti operai…

12. L’apparizione del movimento operaio e del suffragio universale spinse la borghesia a spostare il vero potere sull’esecutivo. Il parlamento si muta così sempre di più in una macchina per votare, ratificando le decisioni antipopolari già prese in un altro luogo.

13. Mentre la repubblica democratica è la forma di Stato privilegiata dalla borghesia in ascesa, lo Stato nell’imperialismo tende ad assumere tratti sempre più autoritari. Lenin scrisse: “[…] «il capitale finanziario aspira alla supremazia e non alla libertà». La reazione politica su tutta la linea è propria dell’imperialismo.” (3).
Lo Stato tende a limitare in maniera crescente i diritti dei lavoratori, attaccando i diritti sindacali e i partiti comunisti. Esso aumenta il suo carattere autoritario, repressivo e militare. Diffonde un’ideologia sciovinista, religiosa fondamentalista, razzista e diffonde il corporativismo.

14. I paesi socialisti, dall’Ottobre 1917, fecero nascere o amplificarono i diritti e le libertà democratiche, generalmente in condizioni economiche difficili. Una delle innovazioni imprescindibili del socialismo, basato sui nuovi rapporti di produzione, è di avere esteso il concetto dei diritti fondamentali delle libertà individuali ai diritti sociali fondamentali, come il diritto al lavoro, all’abitazione, alla previdenza sociale, alla gratuità dell’educazione e di avere trasformato i principi della pace e della giustizia sociale in diritti universali dell’uomo. In particolare, le realizzazioni storiche del socialismo sul piano dei diritti della donna non hanno finora trovato uguali.

15. Nei paesi capitalisti, la classe operaia ha rivendicato l’applicazione dei suoi diritti fondamentali collettivi che sono contraddittori rispetto la natura stessa del capitalismo. Obbligati e forzati, sotto l’influenza della Rivoluzione d’Ottobre e della vittoria dell’Unione sovietica nella Seconda guerra mondiale, per paura del “pericolo comunista” e grazie alla persistente lotta della classe operaia, la borghesia dell’Europa occidentale dovette concedere la proclamazione di alcuni diritti sociali ed economici e la loro parziale realizzazione: il sistema della previdenza sociale, il riconoscimento dei diritti sindacali, la riduzione dell’orario di lavoro, le migliori condizioni di lavoro, i giorni di vacanza pagati, una certa democratizzazione dell’educazione e della cultura, ecc.

16. Sotto l’influenza dei paesi socialisti e delle lotte anticoloniali a livello internazionale, i diritti individuali, (civili e politici) e i diritti collettivi (sociali, economici e culturali) sono arricchiti dai diritti dei popoli (all’autodeterminazione, alla sovranità, alla pace, allo sviluppo, alla protezione ambientale, ecc.)

17. Sin dall’inizio, la borghesia ha fatto di tutto per limitare la portata delle concessioni fatte. In periodi di crisi acuta, potenzialmente minacciato dal movimento operaio, lo Stato borghese può rovesciare la repubblica democratica (o la monarchia costituzionale) verso il fascismo, che è la dittatura aperta, la forma di dominazione della frazione più aggressiva e reazionaria del capitale monopolistico. Ma la borghesia usa forme intermediarie di dominio, nelle quali gli aspetti formali della democrazia si accompagnano alle politiche e metodi fascisti.

18. Dal 1973, il capitalismo mondiale è in crisi di sovrapproduzione e di sovraccumulazione di capitale. A livello economico, a partire dagli anni ’80 la borghesia mondiale lancia un’offensiva in tutti i campi, sottomettendo ancora di più i lavoratori ed i popoli alla dittatura dei monopoli, con l’aiuto del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale, dell’Organizzazione mondiale del commercio e di altri strumenti imperialisti come l’Unione europea. L’obiettivo strategico è di aumentare la quota di profitto (con manodopera più a buon mercato, ristrutturazioni, privatizzazioni, ecc.) e contrastare la tendenza alla diminuzione del saggio di profitto medio, adattandosi contemporaneamente alle condizioni attuali di intensificata internazionalizzazione dell’economia capitalista e del mercato del lavoro. A livello politico, quest’offensiva si accompagna a più forti violazioni dei diritti democratici. Sono i lavoratori e i paesi sottosviluppati a soffrire maggiormente di queste condizioni di depressione e oppressione globale.

19. Durante lunghi anni, l’Unione sovietica e l’insieme dei paesi socialisti furono le uniche forze a fare da contrappeso all’onnipotenza del capitalismo e dell’imperialismo. La caduta del socialismo in Unione sovietica e negli altri paesi socialisti dell’Europa orientale, rappresenta un arretramento qualitativo nella correlazione di forze a livello mondiale. Dagli anni ’90, la borghesia mondiale ha campo libero per consolidare la sua politica ed estendere gli attacchi, in casa e all’estero.

20. Lo Stato capitalista si prepara a disdire i diritti economici e sociali acquisiti dai lavoratori. I governi abbandonano innumerevoli regolamentazioni e legislazioni che garantiscono condizioni di lavoro corrette o che proteggono i lavoratori in caso di malattia e licenziamento. I diritti alla previdenza sociale (disoccupazione, pensione, malattia) sono minacciati, limitati o aboliti.

21. La borghesia si prepara costantemente ad affrontare rivolte popolari che potrebbero mettere in questione il suo potere sulla società. Gli apparati legislativi e materiali di repressione si sono considerevolmente estesi. Il combattimento contro il nemico esterno si confonde con la lotta contro quello “interno”, le guerre all’esterno servono ad attaccare i diritti democratici all’interno. Dopo l’11 settembre, questa dinamica si è rafforzata in maniera significativa con la guerra “al terrore”.

22. La “democrazia” borghese mostra il suo vero volto antidemocratico nella politica di dominio mondiale applicata dall’imperialismo statunitense e dalle altre potenze imperialiste con la militarizzazione, gli interventi, le guerre e l’appoggio alle dittature. Stati uniti, Unione europea e Nato, applicano il terrorismo di Stato nel mondo e lanciano guerre di aggressione, anche calpestando quella legalità internazionale che loro stessi invocano, spesso e cinicamente con il pretesto di “proteggere i diritti umani” o “promuovere la democrazia”, come in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria.

D. Gli attuali attacchi contro i diritti democratici e le libertà.

23. Con la nuova fase della crisi economica del capitalismo mondiale, dal 2008 si intensificano nuovamente gli attacchi ai diritti democratici. Si tratta di un attacco generale contro la classe operaia, con l’obiettivo essenziale di rafforzare la competitività del capitale in ogni paese a spese dei lavoratori. Per ottenere ciò, il capitale monopolistico cerca di ridurre il costo del lavoro ed estrarre maggiore plusvalore dai lavoratori, aumentando il trasferimento della ricchezza dalla classe operaia alla borghesia. Sul posto di lavoro, ogni capitalista impone una vera dittatura, le sue regole e le sue leggi ai lavoratori.

24. Il primo diritto ad essere minacciato, limitato o completamente annullato, è il diritto al lavoro. Il tasso di disoccupazione, che soprattutto tra i giovani ha livelli molto elevati, mette in pericolo il tenore di vita e la dignità di milioni di lavoratori e delle loro famiglie come delle generazioni future.

25. Le conquiste ottenute dalla classe operaia nei rapporti di lavoro vengono smantellate. Il capitale ricorre ai licenziamenti di massa, ai ribassi salariali. In tutto il mondo capitalista, si amplificano gli attacchi al diritto di sciopero e ai sindacati, la liquidazione dei contratti di lavoro collettivi, la degradazione delle condizioni lavorative, la repressione delle lotte operaie e delle manifestazioni, la precettazione dei lavoratori in caso di sciopero, la cacciata delle famiglie dai loro alloggi, ecc. In vari paesi, militanti sindacali, comunisti, difensori dei diritti umani e altri attivisti sono assassinati, rapiti, molestati o minacciati. Per lasciare posto alle multinazionali e ai grandi proprietari terrieri, milioni di contadini sono espulsi violentemente. Le forze della repressione responsabili di queste violazioni e crimini generalmente rimangono nell’impunità.

26. Lo Stato capitalista cerca anche di “disciplinare” e controllare la popolazione, ancora più in tempi di crisi. Azioni di protesta e di solidarietà nell’ambito di diversi temi (per esempio giustizia sociale, democrazia, pace, ecologia, uguaglianza di diritti) sono minacciati, proibiti, criminalizzati, soffocati o soggetti a multe esorbitanti. C’è un controllo generale sulla popolazione. Il controllo generalizzato sulla popolazione è un elemento essenziale, la libertà personale – vita privata e dati personali – non è oramai più rispettata. Si disciplinano i lavoratori tramite l’attivazione dei disoccupati (con misure obbligatorie, forzandoli ad accettare qualunque impiego, sotto la minaccia di sanzioni e di espulsione) e dei pensionati (con misure che obbligano a lavorare più tempo) e con leggi che facilitano il licenziamento. Ma c’è anche una volontà di “condannare” le vittime per la condizione in cui si trovano, di “punire” i poveri, che sono accusati di essere i responsabili e non le vittime. Lo Stato incita i “comportamenti antisociali”, le “inciviltà” per disciplinare la popolazione, i giovani in particolare. L’offensiva del capitale è ideologica in tutti i campi.

27. Lo Stato capitalista diminuisce ancora di più i diritti dei rifugiati e dei sans papiers, già minimi, e intensifica la repressione contro di loro, per mezzo di leggi repressive, la loro esclusione dai servizi sociali e l’espulsione del paese. Sono tuttavia lo sfruttamento crudele delle multinazionali e gli interventi imperialisti di Nato, Stati Uniti e Unione europea all’origine delle ondate di rifugiati in Europa, Medio oriente e Africa. Sono questi stessi Stati imperialisti a massacrare i popoli, a spingerli alla miseria e all’esilio, moltiplicando i campi di concentramento per rifugiati e sans papiers.

28. C’è una stretta relazione tra la crisi capitalista e l’aumento della resistenza popolare, da una parte, e l’incremento dell’ideologia e delle forze reazionarie, dall’altra. La borghesia sviluppa, utilizza e promuove le correnti scioviniste, fondamentaliste religiose, comunaliste, etniciste, razziste e fasciste per deviare l’attenzione delle masse dall’origine della crisi, per dividere i lavoratori ed evitare che prendano la via della resistenza e della rivoluzione.

29. Si sviluppano anche i meccanismi di provocazione lanciati dagli apparati di Stato per screditare il movimento operaio e giustificare la repressione. L’ascesa di partiti di estrema destra fa parte di questa operazione. In varie occasioni i loro membri sono utilizzati per spezzare gli scioperi, seminare il terrore tra gli immigrati, ecc. Questa violenza ha anche l’obiettivo di spaventare i lavoratori per fargli abbandonare la lotta.

30. L’anticomunismo è utilizzato per calunniare ogni riferimento alle alternative proposte dal partito comunista e dalla prospettiva socialista. La borghesia internazionale associa e perfino paragona il comunismo, i movimenti rivoluzionari ed i sindacati militanti col terrorismo, al fine di reprimerli. La falsa teoria degli “opposti estremismi” è utilizzata per battere il movimento operaio ed i comunisti. In numerosi paesi dell’Europa orientale, le campagne anticomuniste sono servite e servono per imporre misure antidemocratiche e repressive, per proibire ed escludere i partiti comunisti ed i loro simboli.

31. L’imperialismo diventa sempre più aggressivo per ottenere manodopera a buon mercato, per controllare le risorse naturali, le vie commerciali ed il mercato mondiale. La Nato e particolarmente l’esercito statunitense, hanno come funzione principale il garantire la riproduzione capitalistica nel pianeta. I militari statunitensi sono presenti in 130 paesi. L’imperialismo ha buttato a mare il corpus del diritto internazionale uscito dalla Seconda guerra mondiale. I paesi che si oppongono al dominio imperialista sono oggetto di minacce, di sanzioni e di blocchi economici da parte delle grandi potenze imperialiste. Esse utilizzano tutta la gamma di ingerenze, azioni terroristiche realizzate dai gruppi che loro stesse creano, addestrano, finanziano ed armano, guerre di bassa intensità e per procura, interventi diretti, bombardamenti e guerre aperte. Dove possono, insediano regimi fantoccio, completamente sottomessi ai loro interessi economici e geostrategici. In alcuni paesi spingono il separatismo ad unico interesse dell’imperialismo.

32. Gli stessi diritti e libertà considerate fondamentali nella legge borghese sono soppressi con il pretesto della lotta contro il terrorismo. Negli Stati uniti, l’amministrazione Bush ha legittimato la tortura e il presidente Obama si è arrogato il diritto di ammazzare in giro per il mondo senza alcuna forma di processo, decidendo in gran segreto ogni settimana le esecuzioni extragiudiziali praticate per mezzo di droni in paesi come Afghanistan, Pakistan, Yemen e Somalia.

E. Le azioni e le strategie di risposta

33. Con l’intensificazione della crisi del capitalismo, molte sono nel mondo le manifestazioni, mobilitazioni, scioperi e sollevazioni, tumulti sociali, tumulti politici e altre forme di resistenza con cui i lavoratori e i popoli rifiutano di pagare per la crisi del capitalismo. I comunisti guardano con ottimismo allo sviluppo delle lotte dei lavoratori e dei popoli per i loro diritti. Stanno rendendo le condizioni più favorevoli alla rinascita e rafforzamento del movimento della classe operaia contro il capitalismo e per il socialismo. Analizzando correttamente il programma politico ed il carattere di classe di questi movimenti e lotte, i comunisti intervengono in maniera attiva affinché si allontanino dall’influenza borghese e per volgerli verso una prospettiva di classe e socialista.

34. Il movimento operaio lotta in prima linea per la conquista, l’affermazione o la restaurazione dei diritti e delle libertà democratiche. I lavoratori esigono misure per migliorare le loro necessità immediate d’impiego, di un salario degno, di migliori condizioni di lavoro e di vita e di servizi sociali.

35. I comunisti appoggiano il movimento operaio nelle sue rivendicazioni immediate per diritti e libertà democratiche, nella cornice necessaria di lotta contro il capitalismo e l’imperialismo, maggiori ostacoli alla loro completa e duratura realizzazione, e nella prospettiva del socialismo, l’unica garanzia per una vera democrazia popolare.

36. Nella misura in cui ha radici profonde nelle grandi masse, il partito comunista è capace di guadagnare l’adesione dei lavoratori e di rafforzarsi, cosa che aumenta la sua capacità di dirigere le lotte popolari per i diritti democratici. Questa grande base di massa costituisce contemporaneamente la prima linea di difesa e la migliore protezione contro ogni attacco anticomunista e contro ogni attentato all’esistenza e al funzionamento del partito comunista.

37. I comunisti stimolano e tentano di dirigere un lavoro di fronte su differenti terreni, inclusivo nell’area dei diritti democratici e delle libertà. Operano per riunire le forze popolari in alleanze che raggruppino i lavoratori e gli altri strati sociali della popolazione toccati dalla crisi sistemica del capitalismo. Agiscono in primo luogo con e dentro i sindacati e le altre organizzazioni popolari di massa. In secondo luogo, possono associarsi a certe organizzazioni e iniziative di altri strati della popolazione che sono sensibili e si mobilitano per i diritti democratici.

38. I comunisti, i lavoratori ed i popoli sviluppano l’internazionalismo e la solidarietà contro ogni tendenza sciovinista, fondamentalista religiosa, etnicista, comunalista, razzista e fascista.

39. Sviluppano la lotta contro gli interventi, le guerre e la militarizzazione imperialista in tutte le sue forme.

40. Nei paesi sotto la dominazione imperialista, dove la questione dell’indipendenza politica, della sovranità nazionale e dei diritti democratici elementari sono ancora all’ordine del giorno, i comunisti si uniscono e dirigono il popolo, legando la sua lotta per la liberazione nazionale e la democrazia alla lotta per il socialismo.

F. I diritti democratici e le libertà sotto il socialismo

41. I diritti democratici e le libertà non possono essere maggiormente e pienamente sviluppati da e per i lavoratori ed i popoli che nel quadro della completa liberazione sociale, nel quadro della società socialista, basata sulla proprietà collettiva dei grandi mezzi di produzione e sulla pianificazione dell’economia.

42. Non c’è continuità tra la democrazia capitalista e la democrazia socialista. La classe operaia deve sviluppare la propria democrazia, il dominio dalla classe operaia, il governo diretto dal popolo. Il compito principale e la cosa importante della democrazia socialista è la costruzione, l’istituzione e lo sviluppo dei nuovi rapporti di produzione. La classe operaia deve creare e dirigere uno Stato che realizzi e difenda fino alla fine i suoi diritti e libertà fondamentali e che impregni la società con i nuovi valori socialisti.

43. La partecipazione delle masse è alimentata dalla fioritura della democrazia, soprattutto attraverso gli organi del potere popolare e in secondo luogo attraverso le organizzazioni di massa come i sindacati, le organizzazioni della gioventù e delle donne. Questo significa che i lavoratori, come padroni dello Stato e della società, decidono delle cose essenziali dell’organizzazione della società a tutti i livelli: posto di lavoro, quartiere, provincia, paese. Partecipano alla pianificazione dell’economia, alla soluzione delle contraddizioni e delle illegalità sociali, al controllo e all’amministrazione delle unità di produzione, ai servizi sociali ed amministrativi, a tutti gli organi di potere, all’organizzazione dell’educazione, del sapere e della tecnica. Discutono sulle grandi questioni della società: la creazione o la modificazione della costituzione, le scelte di bilancio, l’organizzazione della sanità, dell’educazione, della tutela ambientale, le questioni etiche…

44. In una visione socialista, i diritti individuali, collettivi e dei popoli non possono essere visti separatamente: sono indivisibili. Solo il socialismo può gettare le basi per realizzare l’insieme di questi diritti.

45. I diritti democratici e le libertà sotto il socialismo, sono, tra gli altri:
– Il diritto alla partecipazione democratica nella gestione dello Stato e dell’economia a tutti i livelli (dal locale al nazionale, dall’impresa alla pianificazione nazionale);
– Il diritto alla vita; la proibizione della schiavitù, della tortura e della minaccia all’integrità fisica;
– I diritti al lavoro, all’educazione, alla casa e alla salute; il diritto al riposo e al tempo libero; il diritto allo sport; il diritto alla cultura;
– I diritti alla libertà d’espressione, di stampa, di riunione e associazione, di pensiero e di coscienza, nel quadro della legalità socialista;
– L’uguaglianza dei diritti civili, politici, sociali, economici e culturali per tutta la popolazione, indipendentemente dalla nazionalità, sesso, colore della pelle, convinzione religiosa o filosofica, ecc.;
– Il diritto alla pace;
– Il diritto a lottare per la transizione al comunismo e costruire una società senza sfruttamento dell’uomo all’uomo, con l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, della contraddizione tra città e campagna, e tra il lavoro manuale e intellettuale.

46. Lo Stato socialista è necessario anche per evitare che la borghesia – la borghesia di casa, in connivenza con la borghesia internazionale – riprenda il potere e smantelli i diritti fondamentali ristabilendo il capitalismo.

47. La democrazia della società socialista è legata alla democrazia all’interno del partito comunista. Il partito deve applicare correttamente il centralismo democratico, conservare e diffondere uno stile di lavoro duro e di vita semplice, al servizio del popolo, avere una linea ed uno spirito rivoluzionario. Deve concentrarsi sullo sviluppo della democrazia socialista, costruendo un sistema di giustizia socialista ed aiutare le organizzazioni di massa a giocare il loro specifico ruolo.

Note:

1) Lenin, Tesi e rapporto sulla democrazia borghese e sulla dittatura del proletariato presentate al primo Congresso dell’Internazionale comunista, 1919, Opere complete, vol. 28, pag 468
2) Lenin, Stato e rivoluzione, capitolo 1.
3) Lenin, L’imperialismo e la scissione del socialismo (1916) – www.resistenze.org/sito/ma/di/cl/mdcl6f09.htm


Lista dei firmatari al 17 giugno 2013

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1. Afghanistan, People’s Party of Afghanistan
2. Algeria, Parti Algérien pour la Démocratie et le Socialisme (PADS)
3. Azerbaijan, Communist Party of Azerbaijan
4. Belarus, Belarussian Communist Workers’ Party
5. Belgium, Workers’ Party of Belgium (PTB)
6. Bénin, Parti Communiste du Bénin
7. Brazil, Communist Party of Brazil (PCdoB)
8. Brazil, Partido Patria Livre (PPL)
9. Bulgaria, Party of Bulgarian Communists
10. Denmark, Communist Party of Denmark
11. France, Union des Révolutionnaires Communistes de France (URCF)
12. France, Pôle de Renaissance Communiste en France (PRCF)
13. Germany, German Communist Party (DKP)
14. Greece, Communist Party of Greece (KKE)
15. Hungary, Hungarian Workers’ Party
16. Iran, Tudeh Party of Iran
17. Ireland, Workers’ Party of Ireland
18. Latvia, Socialist Party of Latvia
19. Lebanon, Lebanese Communist Party
20. Lithuania, Socialist People’s Front
21. Luxembourg, Communist Party of Luxembourg (KPL)
22. Mexico, Partido Popular Socialista de México
23. Palestine, Palestinian Communist Party
24. Philippines, Communist Party of the Philippines
25. Russia, Communist Party of the Russian Federation (CPRF)
26. Russia, Russian Communist Workers’ Party – CPSU
27. Russia, Communist Party of the Soviet Union
28. Serbia, New Communist Party of Yugoslavia
29. South Sudan, Communist Party of South Sudan
30. Spain, Communist Party of Spain (PCE)
31. Spain, Spanish Communist Workers’ Party (PCOE)
32. Sri Lanka, People’s Liberation Front – JVP
33. Switzerland, Parti Suisse du Travail
34. Turkey, Communist Party of Turkey (TKP)
35. Ukraine, Union of Communists
36. United Kingdom, Communist Party of Great-Britain – Marxist-Leninist
37. Venezuela, Communist Party of Venezuela (PCV)
38. Vietnam, Communist Party of Viet Nam