I comunisti sudafricani di fronte alla crisi del capitalismo e all’offensiva dell’imperialismo

sacp logo 500pxdi Partito Comunista Sudafricano
da solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

Il contributo del Partito Comunista Sudafricano (SACP) al 18° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IIPCO) tenutosi ad Hanoi.

Il Partito Comunista Sudafricano (SACP) esprime profonda gratitudine al Partito Comunista del Vietnam per avere ospitato il 18° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai e avere creato le condizioni in grado di garantire lo svolgimento dei lavori senza problemi.

L’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai si svolge sul tema: “La crisi capitalista e l’offensiva imperialista – strategia e tattica dei Partiti Comunisti e Operai nella lotta per la pace, i diritti dei lavoratori e dei popoli, il socialismo”. Crediamo che questo tema interpreti correttamente l’essenza delle lotte delle classi lavoratrici e degli strati popolari nell’attuale periodo. Dobbiamo continuare a ricercare risposte adeguate alla crisi e fornire alternative alle masse popolari in sofferenza per le conseguenze degli effetti del capitalismo. I lavoratori e gli strati popolari dipendono da noi nella lotta per una migliore qualità della vita, il superamento finale del capitalismo e la costruzione del socialismo.

Ci incontriamo nel momento in cui la crisi del capitalismo continua a coinvolgere tutto il mondo in gravissime conseguenze negative per la classe operaia. Per gran parte del mondo in via di sviluppo, il calo dei prezzi delle materie prime ha portato a un rallentamento della crescita, che a sua volta ha impattato negativamente sulle condizioni di vita della maggioranza dei più poveri e dei lavoratori. Inoltre, gli accordi commerciali e di altro tipo sono stati ingiustamente utilizzati a beneficio del mondo sviluppato a spese del mondo in via di sviluppo, dal momento che continua il gioco del commercio sleale e delle pressioni. La perpetuazione di un mondo unipolare ingiusto continua a provocare guerre, tragedie, malattie ed altre conseguenze negative, in particolare per i lavoratori, le donne, i bambini, i giovani, soprattutto quelli africani, che sono costretti a migrare (attraverso le acque infide del Mediterraneo) verso il mondo sviluppato in cerca di lavoro, sicurezza e una vita migliore.

Il SACP è consapevole dell’enormità dei compiti che hanno di fronte la classe lavoratrice, le sue formazioni e gli strati popolari nelle lotte per alternative in Sudafrica, nella regione e nel mondo. Ciò, a nostro avviso, richiede una ancora maggiore unità tra le forze progressiste e popolari per rafforzare la mobilitazione, la capacità di promuovere campagne e adottare tattiche adeguate. In realtà abbiamo bisogno di un profondo confronto e della discussione nel movimento comunista internazionale per delineare le prospettive del difficile compito della definizione di una linea di cambiamento – un’alternativa allo sviluppo capitalistico nelle condizioni e nelle circostanze date.

Anche il SACP, che partecipa attivamente all’Alleanza Tripartita guidata dal Congresso Nazionale Africano (ANC), comprende le sfide che stanno di fronte all’alleanza progressista nel paese e ha continuato a lavorare su questo fronte, e nel passato ha ottenuto rilevanti successi. Noi ci assumiamo la responsabilità sia per le vittorie che per le battute di arresto! Enormi progressi sono stati fatti nel superamento dell’eredità del colonialismo dell’apartheid attraverso molte iniziative politiche negli ultimi 20 anni e oltre. Anche se ancora molto si deve fare per garantire le trasformazioni fondamentali che occorrono. E’ per questa ragione che abbiamo sostenuto la seconda fase più radicale di trasformazioni promossa dall’ANC allo scopo di assicurare che il processo non sia reversibile e si rischi in tal modo di alterare le condizioni materiali del nostro popolo, che è rappresentato dalla classe lavoratrice, dalle donne e dalla gioventù.

La strategia dell’imperialismo in conseguenza della crisi del capitalismo è quella di imporre al mondo la guerra ibrida – come può essere testimoniato in certe regioni del mondo. La strategia della guerra ibrida come accade in Brasile (e altrove) comporta una varietà di tattiche, ma rimane la stessa: il cambiamento di regime e l’indebolimento del voto popolare. La strategia della guerra ibrida si propone di raggiungere lo stesso obiettivo, senza il classico uso dello strumento militare ma provocando instabilità, mobilitando larghi settori della popolazione attraverso la narrazione di parte dei media e la messa in secondo piano di ciò che realmente  deve preoccupare le persone.

E’ in corso attualmente una guerra ibrida in rapido sviluppo nei confronti dei paesi BRICS e in particolare quei paesi che sono percepiti come l’anello debole del blocco. L’imperialismo è stato capace di raggiungere il suo obiettivo con la destabilizzazione del Brasile e attraverso l’impeachment di Dilma Rousseff. In Sudafrica siamo stati testimoni delle proteste studentesche sulle tasse universitarie – una richiesta legittima, ma che è stata sfruttata da settori dell’ultra-sinistra e da altri nell’ambito delle manovre per il cambiamento di regime. Le richieste degli studenti sono state in larga parte esaudite, ma incendi, distruzioni e manifestazioni di anarchia sono continuati allo scopo di destabilizzare l’ANC al governo, con il pretesto che sarebbe incapace di accogliere le rivendicazioni studentesche.

La richiesta, da parte degli animatori del cambiamento di regime, di una formazione universitaria gratuita è sconnessa dalla richiesta socialista di sottrarre alla mercificazione i bisogni essenziali, come l’assistenza sanitaria, la sicurezza sociale, l’abitazione e altri. E’ importante sottolineare che coloro che avanzano la richiesta di una formazione universitaria gratuita non pongono in primo piano l’istruzione gratuita per i poveri nella società capitalista: il che significa che coloro che possiedono di più e sono in grado di pagare, devono pagare! I ricchi devono pagare e non devono essere sovvenzionati dai poveri!

La tattica dell’imperialismo nello schema più ampio della guerra ibrida, è quella di coltivare e sfruttare le rivendicazioni del popolo e incanalarle nella richiesta politica di cambiamento di regime, particolarmente nei paesi che non sono graditi e di cui si vuole cambiare il corso a favore del superfluo “modo di vita e sogno americano”.

Ci sono poi anche sfide interne che contribuiscono all’instabilità interna. Queste sfide contribuiscono in modo significativo a favorire un ambiente propizio al perseguimento del cambiamento di regime. Queste sfide devono essere affrontate e indirizzate in modo tale da scongiurare i timori di tale cambiamento. L’accusa di corruzione è sollevata sia da forze interne che esterne come la questione più importante, e ha rafforzato i fautori del cambiamento di regime. Il disastro della corruzione incontrollata nel tardo capitalismo, che coinvolge i governi di sinistra, ci avverte che la corruzione rappresenta una questione essenziale che la sinistra deve affrontare. Se noi ignoreremo ciò, creeremo spazi alle forze populiste e demagogiche. Abbiamo perciò aggiunto la nostra voce a quella di chi esprime la sua condanna per questi abusi di potere e abbiamo messo in guardia sui pericoli di strumentalizzazione che essi comportano.

In secondo luogo, il governo sudafricano ha recentemente dichiarato che intende intraprendere il processo di ritiro dalla Corte Penale Internazionale (ICC). Tale decisione fa seguito al processo, attraverso cui le potenze imperialiste insieme ai loro alleati, pretendevano che il governo sudafricano arrestasse il presidente sudanese Al Bashir mentre partecipava al vertice dell’Unione Africana (UA) tenutosi nel nostro paese lo scorso anno. La decisione di abbandonare l’ICC è una decisione enorme e si rifletterà in tutto il continente. Ci sono altri paesi nel continente che hanno manifestato l’intenzione di abbandonare l’ICC. Per gli africani, l’ICC ha dimostrato di essere uno strumento di criminalizzazione. Gli Stati Uniti che non hanno firmato lo statuto di Roma continuano a esercitare il ruolo di polizia del mondo, senza subirne le conseguenze.

Quale dovrebbe essere la risposta della maggioranza della classe lavoratrice nel contesto della strategia attuale dell’imperialismo? Nel continente africano e in particolare nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) tale strategia si sta rivelando nella preparazione delle elezioni generali che si  dovrebbero svolgere nel mese di novembre, ed è parte di una più ampia strategia di guerra ibrida. Gli Stati Uniti, la Francia e il Belgio in particolare non intendono accettare che il presidente in carica Joseph Kabila resti al potere fino al 2018.

Essi mirano a una cambiamento della leadership del paese che favorisca le posizioni dell’imperialismo e spiazzi la Cina. La Cina ha enormi investimenti nella RDC e sembra occupare la posizione più vantaggiosa. Ciò è parte di una più ampia strategia che intende assicurare alla Cina, che esercita il controllo sul 60% delle riserve mondiali di coltan, il predominio nel mercato delle componenti per i cellulari e delle auto elettriche, che rappresenta il futuro dell’economia mondiale.

La Cina ha fatto notevoli passi in avanti nel paese e ha acquistato alcune miniere strategiche allo scopo di garantire l’approvvigionamento di minerali che permettono di continuare la crescita economica. Daily Mail e Guardian hanno riferito che “la Cina, il maggiore acquirente mondiale di metalli industriali, è il principale partner commerciale dell’Africa, con flussi bidirezionali che hanno superato i 220 bilioni di dollari nel 2014. Questo paese ha superato il Belgio diventando il primo partner del Congo nel 2008, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Nel 2014, ha realizzato 4,33 bilioni di dollari di scambi commerciali con la RDC, una cifra che rappresenta il 57% in più dell’intera Unione Europea e che è 12 volte superiore a quella degli USA”.

Gli intrighi e le rivalità inter-imperialiste continuano a manifestarsi nella RDC e altrove nel continente. Siamo particolarmente preoccupati per la deriva in corso alla frontiera tra Etiopia ed Eritrea, che potrebbe innescare un’altra guerra civile. L’Eritrea, che ha subito per molti anni sanzioni unilaterali da parte degli Stati Uniti, continua ad essere un paese isolato e ignorato dai progressisti di tutti i paesi. Dobbiamo esprimere solidarietà concreta a questo popolo che resiste, aiutandolo a  non soccombere  all’ingerenza imperialista.

In conclusione, il SACP desidera esprimere la sua profonda solidarietà con tutti i popoli del mondo che stanno lottando per una politica alternativa e un percorso di sviluppo. Siamo fermamente convinti che il socialismo è la risposta alle tragedie, alle malattie e agli altri disastri che continuano a devastare le società. La guerra non è la risposta!

Avanti verso il socialismo! Il socialismo è il futuro!

I comunisti sudafricani di fronte alla crisi del capitalismo e all’offensiva dell’imperialismo

di Partito Comunista Sudafricano

http://www.solidnet.org/south-africa-south-african-communist-party/18-imcwp-contribution-of-south-african-cp-en

 

Traduzione di Marx21.it

 

Il contributo del Partito Comunista Sudafricano (SACP) al 18° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IIPCO) tenutosi ad Hanoi.

 

Il Partito Comunista Sudafricano (SACP) esprime profonda gratitudine al Partito Comunista del Vietnam per avere ospitato il 18° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai e avere creato le condizioni in grado di garantire lo svolgimento dei lavori senza problemi.

 

L’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai si svolge sul tema: “La crisi capitalista e l’offensiva imperialista – strategia e tattica dei Partiti Comunisti e Operai nella lotta per la pace, i diritti dei lavoratori e dei popoli, il socialismo”. Crediamo che questo tema interpreti correttamente l’essenza delle lotte delle classi lavoratrici e degli strati popolari nell’attuale periodo. Dobbiamo continuare a ricercare risposte adeguate alla crisi e fornire alternative alle masse popolari in sofferenza per le conseguenze degli effetti del capitalismo. I lavoratori e gli strati popolari dipendono da noi nella lotta per una migliore qualità della vita, il superamento finale del capitalismo e la costruzione del socialismo.

 

Ci incontriamo nel momento in cui la crisi del capitalismo continua a coinvolgere tutto il mondo in gravissime conseguenze negative per la classe operaia. Per gran parte del mondo in via di sviluppo, il calo dei prezzi delle materie prime ha portato a un rallentamento della crescita, che a sua volta ha impattato negativamente sulle condizioni di vita della maggioranza dei più poveri e dei lavoratori. Inoltre, gli accordi commerciali e di altro tipo sono stati ingiustamente utilizzati a beneficio del mondo sviluppato a spese del mondo in via di sviluppo, dal momento che continua il gioco del commercio sleale e delle pressioni. La perpetuazione di un mondo unipolare ingiusto continua a provocare guerre, tragedie, malattie ed altre conseguenze negative, in particolare per i lavoratori, le donne, i bambini, i giovani, soprattutto quelli africani, che sono costretti a migrare (attraverso le acque infide del Mediterraneo) verso il mondo sviluppato in cerca di lavoro, sicurezza e una vita migliore.

 

Il SACP è consapevole dell’enormità dei compiti che hanno di fronte la classe lavoratrice, le sue formazioni e gli strati popolari nelle lotte per alternative in Sudafrica, nella regione e nel mondo. Ciò, a nostro avviso, richiede una ancora maggiore unità tra le forze progressiste e popolari per rafforzare la mobilitazione, la capacità di promuovere campagne e adottare tattiche adeguate. In realtà abbiamo bisogno di un profondo confronto e della discussione nel movimento comunista internazionale per delineare le prospettive del difficile compito della definizione di una linea di cambiamento – un’alternativa allo sviluppo capitalistico nelle condizioni e nelle circostanze date.

 

Anche il SACP, che partecipa attivamente all’Alleanza Tripartita guidata dal Congresso Nazionale Africano (ANC), comprende le sfide che stanno di fronte all’alleanza progressista nel paese e ha continuato a lavorare su questo fronte, e nel passato ha ottenuto rilevanti successi. Noi ci assumiamo la responsabilità sia per le vittorie che per le battute di arresto! Enormi progressi sono stati fatti nel superamento dell’eredità del colonialismo dell’apartheid attraverso molte iniziative politiche negli ultimi 20 anni e oltre. Anche se ancora molto si deve fare per garantire le trasformazioni fondamentali che occorrono. E’ per questa ragione che abbiamo sostenuto la seconda fase più radicale di trasformazioni promossa dall’ANC allo scopo di assicurare che il processo non sia reversibile e si rischi in tal modo di alterare le condizioni materiali del nostro popolo, che è rappresentato dalla classe lavoratrice, dalle donne e dalla gioventù.

 

La strategia dell’imperialismo in conseguenza della crisi del capitalismo è quella di imporre al mondo la guerra ibrida – come può essere testimoniato in certe regioni del mondo. La strategia della guerra ibrida come accade in Brasile (e altrove) comporta una varietà di tattiche, ma rimane la stessa: il cambiamento di regime e l’indebolimento del voto popolare. La strategia della guerra ibrida si propone di raggiungere lo stesso obiettivo, senza il classico uso dello strumento militare ma provocando instabilità, mobilitando larghi settori della popolazione attraverso la narrazione di parte dei media e la messa in secondo piano di ciò che realmente  deve preoccupare le persone.

 

E’ in corso attualmente una guerra ibrida in rapido sviluppo nei confronti dei paesi BRICS e in particolare quei paesi che sono percepiti come l’anello debole del blocco. L’imperialismo è stato capace di raggiungere il suo obiettivo con la destabilizzazione del Brasile e attraverso l’impeachment di Dilma Rousseff. In Sudafrica siamo stati testimoni delle proteste studentesche sulle tasse universitarie – una richiesta legittima, ma che è stata sfruttata da settori dell’ultra-sinistra e da altri nell’ambito delle manovre per il cambiamento di regime. Le richieste degli studenti sono state in larga parte esaudite, ma incendi, distruzioni e manifestazioni di anarchia sono continuati allo scopo di destabilizzare l’ANC al governo, con il pretesto che sarebbe incapace di accogliere le rivendicazioni studentesche.

 

La richiesta, da parte degli animatori del cambiamento di regime, di una formazione universitaria gratuita è sconnessa dalla richiesta socialista di sottrarre alla mercificazione i bisogni essenziali, come l’assistenza sanitaria, la sicurezza sociale, l’abitazione e altri. E’ importante sottolineare che coloro che avanzano la richiesta di una formazione universitaria gratuita non pongono in primo piano l’istruzione gratuita per i poveri nella società capitalista: il che significa che coloro che possiedono di più e sono in grado di pagare, devono pagare! I ricchi devono pagare e non devono essere sovvenzionati dai poveri!

 

La tattica dell’imperialismo nello schema più ampio della guerra ibrida, è quella di coltivare e sfruttare le rivendicazioni del popolo e incanalarle nella richiesta politica di cambiamento di regime, particolarmente nei paesi che non sono graditi e di cui si vuole cambiare il corso a favore del superfluo “modo di vita e sogno americano”.

 

Ci sono poi anche sfide interne che contribuiscono all’instabilità interna. Queste sfide contribuiscono in modo significativo a favorire un ambiente propizio al perseguimento del cambiamento di regime. Queste sfide devono essere affrontate e indirizzate in modo tale da scongiurare i timori di tale cambiamento. L’accusa di corruzione è sollevata sia da forze interne che esterne come la questione più importante, e ha rafforzato i fautori del cambiamento di regime. Il disastro della corruzione incontrollata nel tardo capitalismo, che coinvolge i governi di sinistra, ci avverte che la corruzione rappresenta una questione essenziale che la sinistra deve affrontare. Se noi ignoreremo ciò, creeremo spazi alle forze populiste e demagogiche. Abbiamo perciò aggiunto la nostra voce a quella di chi esprime la sua condanna per questi abusi di potere e abbiamo messo in guardia sui pericoli di strumentalizzazione che essi comportano.

 

In secondo luogo, il governo sudafricano ha recentemente dichiarato che intende intraprendere il processo di ritiro dalla Corte Penale Internazionale (ICC). Tale decisione fa seguito al processo, attraverso cui le potenze imperialiste insieme ai loro alleati, pretendevano che il governo sudafricano arrestasse il presidente sudanese Al Bashir mentre partecipava al vertice dell’Unione Africana (UA) tenutosi nel nostro paese lo scorso anno. La decisione di abbandonare l’ICC è una decisione enorme e si rifletterà in tutto il continente. Ci sono altri paesi nel continente che hanno manifestato l’intenzione di abbandonare l’ICC. Per gli africani, l’ICC ha dimostrato di essere uno strumento di criminalizzazione. Gli Stati Uniti che non hanno firmato lo statuto di Roma continuano a esercitare il ruolo di polizia del mondo, senza subirne le conseguenze.

 

Quale dovrebbe essere la risposta della maggioranza della classe lavoratrice nel contesto della strategia attuale dell’imperialismo? Nel continente africano e in particolare nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) tale strategia si sta rivelando nella preparazione delle elezioni generali che si  dovrebbero svolgere nel mese di novembre, ed è parte di una più ampia strategia di guerra ibrida. Gli Stati Uniti, la Francia e il Belgio in particolare non intendono accettare che il presidente in carica Joseph Kabila resti al potere fino al 2018.

 

Essi mirano a una cambiamento della leadership del paese che favorisca le posizioni dell’imperialismo e spiazzi la Cina. La Cina ha enormi investimenti nella RDC e sembra occupare la posizione più vantaggiosa. Ciò è parte di una più ampia strategia che intende assicurare alla Cina, che esercita il controllo sul 60% delle riserve mondiali di coltan, il predominio nel mercato delle componenti per i cellulari e delle auto elettriche, che rappresenta il futuro dell’economia mondiale.

 

La Cina ha fatto notevoli passi in avanti nel paese e ha acquistato alcune miniere strategiche allo scopo di garantire l’approvvigionamento di minerali che permettono di continuare la crescita economica. Daily Mail e Guardian hanno riferito che “la Cina, il maggiore acquirente mondiale di metalli industriali, è il principale partner commerciale dell’Africa, con flussi bidirezionali che hanno superato i 220 bilioni di dollari nel 2014. Questo paese ha superato il Belgio diventando il primo partner del Congo nel 2008, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Nel 2014, ha realizzato 4,33 bilioni di dollari di scambi commerciali con la RDC, una cifra che rappresenta il 57% in più dell’intera Unione Europea e che è 12 volte superiore a quella degli USA”.

 

Gli intrighi e le rivalità inter-imperialiste continuano a manifestarsi nella RDC e altrove nel continente. Siamo particolarmente preoccupati per la deriva in corso alla frontiera tra Etiopia ed Eritrea, che potrebbe innescare un’altra guerra civile. L’Eritrea, che ha subito per molti anni sanzioni unilaterali da parte degli Stati Uniti, continua ad essere un paese isolato e ignorato dai progressisti di tutti i paesi. Dobbiamo esprimere solidarietà concreta a questo popolo che resiste, aiutandolo a  non soccombere  all’ingerenza imperialista.

 

In conclusione, il SACP desidera esprimere la sua profonda solidarietà con tutti i popoli del mondo che stanno lottando per una politica alternativa e un percorso di sviluppo. Siamo fermamente convinti che il socialismo è la risposta alle tragedie, alle malattie e agli altri disastri che continuano a devastare le società. La guerra non è la risposta!

 

Avanti verso il socialismo! Il socialismo è il futuro!