Ghennady Zyuganov: “Una nuova Norimberga sarà garantita ai golpisti di Kiev”

zyuganov 323da kprf.ru Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il leader del Partito Comunista della Federazione Russa commenta in un’intervista a “Svobodnaja Pressa” (svpressa.ru) l’incredibile e assurda decisione delle autorità golpiste di Kiev di avviare un procedimento penale nei suoi confronti, in base ad accuse ridicole e lesive del diritto di cittadini di altri paesi alla critica della deriva fascista in atto in Ucraina e alla denuncia della politica di autentico genocidio delle popolazioni delle regioni orientali, attuata con il consenso delle potenze occidentali (compresa l’Italia). Un’iniziativa che, al pari dell’avvio delle procedure di proibizione del Partito Comunista di Ucraina, deve sollevare l’indignazione e la protesta non solo dei comunisti, ma di tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia in Europa.

Come ha comunicato il ministro degli affari esteri dell’Ucraina Arsen Avakov, “un’inchiesta ha stabilito che tra maggio e luglio 2014, il presidente del CC del Partito Comunista della Federazione Russa Zyuganov G.A., e anche il cittadino della Federazione Russa Zhirinovsky V.V. Hanno fornito supporto materiale alle attività illegali dei rappresentanti dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk”.

In precedenza, il Ministero dell’Interno ucraino aveva aperto un procedimento contro il ministro russo della difesa Serghey Shoigu. In tal modo, Kiev ha deciso di dare una risposta all’avvio di un processo penale in Russia contro i promotori della cosiddetta operazione antiterrorista nel Donbass: l’oligarca Igor Kolomoisky e lo stesso Avakov.

“SP” ha contattato il leader del PCFR Ghennady Zyuganov e gli ha chiesto una sua valutazione delle azioni delle autorità di Kiev.

Ghennady Zyuganov –
Tutti capiscono benissimo che in politica, soprattutto in condizioni di crisi, la vita è piuttosto complicata e difficile. Non è la prima volta che vengo sottoposto a un processo nella mia lunga carriera di politico.

Il primo processo politico nei miei confronti fu imbastito quando mi ero ribellato a Gorbaciov e alla sua cricca che stavano distruggendo l’URSS e annientando il PCUS. Allora avevo inviato una lettera aperta all’ “architetto delle rovine”. Avevo dichiarato che Gorbaciov, Yakovlev e Shevarnadze stavano portando il paese alla rovina. Che il paese inevitabilmente si sarebbe disintegrato, se si fosse distrutto il PCUS. Poiché non si trattava solo di un partito, ma di un sistema di amministrazione politico-statale. Un crimine contro i popoli dell’URSS lo stavano commettendo quelli che, per stupidità, scioglievano il PCUS insieme all’ubriacone Eltsin. Poi si svolse il processo politico. Due volte la mia lettera fu discussa dall’Ufficio Politico.

In seguito hanno cercato di sottopormi a giudizio penale perché mi ero rivolto con l’appello “Parola al popolo” e avevo dichiarato che avevamo l’obbligo di salvare l’URSS e che non avevamo il diritto di disinteressarci del fatto che stavano cominciando a fare a pezzi il paese, allo scopo di conquistare il Cremlino. Era già opera di Eltsin e dei suoi compari Burbulis, Chubays, Gaydar. Fui interrogato, mi promisero 10 anni di carcere, fui a lungo deriso, ma alla fine tutto si sgonfiò.

Poi bandirono il partito che avevo creato. Tolsero la Bandiera rossa della Vittoria dal Cremlino, e io mi ribellai. La Corte Costituzionale chiese una condanna di sette mesi nei miei confronti. Ma tuttavia, ottenni il diritto di ripristinare il partito che difende gli interessi dei lavoratori, l’amicizia tra i popoli e la giustizia.

Poi sono stato sottoposto a giudizio per diverse altre questioni personali. Ad esempio mi processarono solo per il fatto di avere preso in affitto 40 centesimi di ettaro di un terreno abbandonato e ricoperto di erbacce e averci collocato il mio apiario. 16 sedute processuali! Alla fine, il giudice si alzò e disse: “Occorrerebbe istituire un premio per il fatto che ci sia chi, in questi tempi difficili (si era nel pieno della terribile crisi economica che stava devastando il paese, con Eltsin al potere, ndt), si prenda la briga di mantenere un allevamento di api” (…)

Oggi però per la prima volta hanno deciso di processarmi dei criminali. Quelli che in febbraio si sono impadroniti illegalmente del potere a Kiev, che hanno violentato l’intera Ucraina, che hanno trasformato la Rada in una congrega di ubriaconi, dove in continuazione avvengono scontri e risse. Quelli che hanno ordinato di sparare sui propri concittadini nel Sud Est solo perché vogliono parlare nella loro lingua russa e disporre dei diritti fondamentali garantiti dalle norme internazionali. Che hanno bruciato decine di persone nel centro di Odessa, trasformandola in Khatyn. Che hanno dato in pasto agli oligarchi intere regioni e che cercano di imbavagliare i propri oppositori comunisti, gli unici che si pronunciano per la vera integrità dell’Ucraina, per gli autentici diritti di tutti i cittadini, contro la guerra, la violenza e per un normale dialogo con la società.

Ed ecco che costoro a Kiev hanno deciso di aprire un altro caso. Ciò provoca una sensazione di disgusto e ripugnanza. E chi lo promuove? Il signor Avakov insieme alla sua banda di stupratori. Un uomo che non riesce a parlare bene neppure nel suo idioma ucraino, che non ha mai capito l’anima del popolo ucraino, che considera l’Ucraina una colonia o un suo feudo, dove è possibile comportarsi indecentemente, senza mai rispondere di nulla. Ma si sbaglia di grosso.

Tutti costoro, Poroshenko, Avakov, Jatzeniuk, Turchinov hanno le mani sporche di sangue fino al gomito. Dovranno rispondere al tribunale della storia e al tribunale del popolo. A loro sarà garantita una nuova Norimberga o una nuova Poltava, per qualsiasi cosa abbiano fatto.

SP”: Sostiene ancora la resistenza nel Donbass?

Ghennady Zyuganov – La mia prima responsabilità, in quanto politico e uomo, è quella di difendere la gente comune. Oggi i “punitori” sparano sui nostri parenti e amici nel Sud Est dell’Ucraina. Essi si prendono gioco dei lavoratori di tutta l’Ucraina. Noi alziamo e alzeremo sempre la nostra voce in difesa di coloro che soffrono, subiscono violenza e intimidazione.

Abbiamo fatto così quando il governo russo ha scatenato la guerra in Cecenia. Fummo categoricamente contrari e dicemmo: “No alla violenza militare!”. Siamo intervenuti contro i membri della NATO che hanno bombardato la Jugoslavia, li consideriamo dei criminali. Abbiamo condannato i regimi aggressivi del Baltico, che hanno privato della cittadinanza i nostri connazionali. Ci siamo opposti agli americani, che hanno bombardato l’Iraq e distrutto la Libia. Questa è la nostra posizione di principio civile e programmatica: stare con il popolo e difenderlo.

Abbiamo aiutato e aiuteremo tutti i lavoratori dell’Ucraina, tutti i nostri amici e colleghi. Oggi il destino più complicato e pericoloso lo stanno affrontando i cittadini delle repubbliche di Donetsk e Lugansk. Essi hanno pieno diritto a un referendum per decidere il loro destino, che corrisponda a tutte le norme internazionali. E noi operiamo sulla base del diritto internazionale, in difesa di un’autentica democrazia e di reali diritti dei lavoratori e dell’uomo. Così abbiamo agito e continueremo ad agire.